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LUIGI, ALDO E PAOLO LUBRANO

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Catalogo N.92 - Anno XV - 10 Maggio 1913. Manoscritti e Libri Rari a prezzi netti.

01/05/2023 09:00:32

Paolo

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Catalogo N.92 - Anno XV - 10 Maggio 1913. Manoscritti e Libri Rari a prezzi netti.

Catalogo N.92 - Anno XV - 10 Maggio 1913Manoscritti e Libri Rari a prezzi nettiBollettino mensile dellaLIBRERIA ANTIQUARIA LUIGI LUBRANOCon 21 tavole

Catalogo N.92 - Anno XV - 10 Maggio 1913

Manoscritti e Libri Rari a prezzi netti

Bollettino mensile della

LIBRERIA ANTIQUARIA LUIGI LUBRANO

Con 21 tavole fuori testo contenenti 34 fac-simili

Il Catalogo N.92 del 10 Maggio 1913 è uno dei periodici “Bollettini mensili”, ovverosia cataloghi, compilati con la solita attenzione e perizia da Luigi Lubrano. 

Siamo ancora tra quelli della “Prima Serie”.

 

La “seconda serie” arriverà dopo un breve periodo di crisi; una “rinascita” successiva a un abbandono forzato.

 

Luigi Lubrano non li definiva semplicemente “cataloghi”, cosa che di fatto erano, ma “Bollettini”: mensili, bimestrali o trimestrali. 

La periodicità è stata più volte modificata: secondo cosa e quanto dovessero contenere e descrivere.

In sostanza erano “Bollettini informativi” perché “informava” il pubblico dei bibliografi e dei bibliofili, di ciò che aveva reperito; quel materiale era elencato e proposto in maniera così dettagliata e accorta che quasi sembra ancora oggi, leggendo le descrizioni fatte all’epoca, di avere tra le mani quel manoscritto, quell’incunabulo, quella monografia, quella legatura.

 

In altra parte mi è piaciuto definire i “cataloghi di Luigi Lubrano” delle vere e proprie Banche dati ante litteram.

 

Il Bollettino del 10 Maggio 1913 contiene: manoscritti, incunabuli, legature, libri a figure…

Tutto minuziosamente censito e descritto. 

Come sempre.

Il materiale di cui veniva in possesso, Luigi Lubrano lo conosceva quasi pagina per pagina.

Ne intuiva i contenuti, ne sentiva l’importanza o meno e capiva subito se e quanto bisognava iniziare a immergersi tra le singole pagine.

Li sfogliava attentamente e anche se forse velocemente li leggeva… non avrebbe potuto produrre dei cataloghi/bollettini così dettagliati altrimenti…  anche se l’impressione che alle volte se ne ricava è che li leggesse non solo tutti ma anche integralmente.

L’attenzione e la cura riposta gli era necessaria per poter stabilire quale era il valore economico da attribuire a ciascun “pezzo” da proporre in acquisto.

 

Per quanto concerne le quotazioni delle opere di antiquariato, aveva acquisito una fama internazionale tant’è che riceveva, spesso e volentieri, incarico dalle case d’asta italiane ed europee di predisporre la valutazione delle opere che sarebbero state messe in vendita; opere provenienti da biblioteche private di importanti personaggi.

 

Alcuni dei cataloghi/bollettini da lui pubblicati e distribuiti fanno riferimento proprio a queste occasioni. 

 

Queste sue attente e accurate analisi alcune volte gli consentivano di mettere in risalto contenuti sorprendenti.

In molti casi ne hanno provocato articoli pubblicati su “Il Bollettino del Bibliofilo” e da questo degli “estratti” successivamente editi.

 

Il Bollettino del 10 maggio 1913 ha una importanza a mio avviso particolare almeno per il manoscritto inserito e descritto alla Posizione 10 della Pagina 3: 

“De Cotrullis (Benedictus) Raguseo. DE NAVIGATIONE. MANOSCRITTO CARTACEO in volgare del 1464, in 4 leg. perg.”

 

Segue ovviamente la descrizione dettagliata del contenuto.

Infine la dichiarazione esplicativa chiarificatrice:

„Notevolissimi sono i passaggi relativi all’America 28 anni avanti la scoperta fatta da Cristoforo Colombo, e notata TERRA INCOGNITA ed INACCESSIBILE.“

 

«Cristoforo Colombo e il “Nuovo Mondo” alias l’America»: un continente descritto nella sua composizione già nel 1464 e a quella data già ben individuato.

 

Colombo voleva raggiungere le Indie e, così come da lui stesso affermato, sbagliando la rotta aveva scoperto un nuovo mondo; ma “quel mondo” era già stato scoperto e addirittura descritto in dettaglio!

 

Mi viene da pensare che Colombo si sia attribuito una scoperta fatta da altri. 

Piuttosto che, come probabilmente fatto da altri, lasciare in pace gli autoctoni che lo avevano accolto, per acquisire potere e prestigio nei confronti della regina Isabella ha contribuito alla loro distruzione. 

 

Popolazioni intelligenti ma ingenui e semplici, sono stati preda della furbizia di un italiano arrivista che riuscì a ingannare la loro generosa accoglienza.

 

Ho dunque anticipato che il “DE NAVIGATIONE” di Benedetto De Cotrullis sminuisce la qualità della scoperta dell’inesperto navigatore genovese.

 

Benedetto De Cotrullis, o De Cotruglio o anche Cotruglio, è di origini sono croate: viene infatti specificato “raguseo”.

Nacque infatti a Ragusa, in croato Dubrovnik, città affacciata sul Mare Adriatico, nella Dalmazia meridionale, e repubblica marinara esistita dal X secolo al 1808. 

 

Personaggio ben accreditato a scrivere sull’argomento da lui trattato in questo manoscritto e inoltre ben conosciuto in quella Venezia che ovviamente conosceva bene, e alla cui biblioteca - la “Marciana”- quasi quattrocentocinquanta anni dopo Luigi Lubrano proponeva in acquisto la sua opera.

 

Lo troviamo, come ho specificato più sopra, nel Catalogo N.92 del 1913, subito, in terza pagina: nella sezione dei „manoscritti“. 

 

L’opera, minuziosamente descritta con inclusa la motivazione che ne specifica l’importanza di acquisirla a quella biblioteca in particolare, viene di fatto presentata alla “Marciana” nello stesso anno 1913.

Non sarà comprata per l’insipienza, o forse la furbizia?... io penso piuttosto quest’ultima visto come sono andate le cose (riporto in altro articolo la mia risposta al bibliotecario Stefano Trovato che in un suo articolo su “Studi Veneziani, N.57 anno 2009” ne attribuiva la responsabilità a Luigi Lubrano!)... dei due personaggi che tra il 1913 e il 1914 si sono succeduti alla sua direzione: il Frati prima e il Coggiola dopo.

In particolare il direttore Coggiola, dopo averne disprezzato il valore e valutato eccessivamente oneroso il valore attribuito da Luigi Lubrano al manoscritto, dell’originale ricevuto, in visione ritardandone i tempo di restituzione, ne ha fatto effettuare una copia fotografica conservata tutt’oggi in biblioteca.

Copia fatta sicuramente all’insaputa di Luigi Lubrano al quale l’originale fu poi restituito non direttamente e dopo molto più tempo del dovuto. 

Quella copia fotografica risultava registrata dalla Marciana nell’OPAC Nazionale senza nessuna indicazione a riguardo, fino a quando, su mia richiesta, è stata effettuata la seguente specificazione:

 

· Riproduzione fotografica in negativo del manoscritto descritto nel catalogo n. 92 del libraio Lubrano di Napoli, ora Beinecke 557, Yale University, visibile online https://brbl-dl.library.yale.edu/vufind/Record/3433876

 

N.B.: Qui il Permalink per accedere alla scheda del “Catalogo OPAC Nazionale”.

 

Sono stato fortunato nel trovarmi di fronte a persone oneste e corrette.

Una mia piccola soddisfazione, visto come sono andate le cose.

Resta valido il dubbio sulla mancata autorizzazione da parte di Luigi Lubrano alla realizzazione della copia fotografica. Sull’esistenza di un documento che ne comprovasse l’esistenza alla Marciana non mi hanno dato risposta. Dunque…

 

L’opera è oggi tra gli scaffali della „YALE UNIVERSITY LIBRARY“ dove vi è giunta nel 1917 come lascito da parte di Henry C. Taylor.

Pur non avendo ricevuto ulteriori specificazioni, ritengo che debba trattarsi di “Henry Charles Taylor” (16 aprile 1873 - 28 aprile 1969), economista agricolo americano.

Come e cosa può essere accaduto perché ne venisse in possesso, sì poi da far sì che andasse a essere custodita alla YUL?

 

Nei primi anni del novecento sono state tante le opere, e intendo sculture, quadri, libri, manoscritti, quattrocentine, cinquecentine, incunabuli, legature e tanti altri oggetti di arte preziosissimi, che sono finiti fuori dallo stato italiano.

 

Dal primo capitolo di «Dalle memorie del Libraio Luigi Lubrano»:

 

“Il secolo che viviamo trovò, dalla fine dell'ottocento ai primi anni del novecento, una indifferenza ed una trascuratezza completa, da parte del governo, per quel che concerne l'antiquariato in genere.      [ … ]

La indifferenza del governo generava una grande facilità di esportazione; cosa, questa, che non soltanto facilitava i compratori, ma creò perfino uno spedizioniere, un certo Guida, che si installò in Via Costantinopoli proprio in considerazione del movimento che si creava tra i compratori ed i commercianti antiquari. Senza dire, poi, del celebre Canessa che, specializzatosi in oggetti e vasi di scavo, ebbe a creare una succursale in America.     [ … ]”
    

Al di là del fatto che, come Luigi Lubrano tiene a precisare, siamo dinanzi a un 

„PORTOLANO PEI NAVIGANTI assolutamente unico e sconosciuto.“ 

è importante sottolineare quanto poi scrive nella conclusione della sua descrizione nel bollettino: 

 

„Notevolissimi sono i passaggi relativi all’America 28 anni avanti la scoperta fatta da Cristoforo Colombo, e notata TERRA INCOGNITA ed INACCESSIBILE.“

 

Occorre dire che Luigi Lubrano aveva il „fiuto“ per individuare tra i manoscritti o i volumi che gli arrivavano tra le mani, quelli che andavano spulciati e/o letti quasi del tutto pagina per pagina.

 

Considerando quanto è stato poi oggetto di una sua successiva pubblicazione del 1927 avente a titolo

La prima indicazione dell'America come nuovo mondo prima del ritorno di Cristoforo Colombo

che prende il via dal suo ritrovamento del seguente opuscolo 

 

"Jason De Mayno. Oratio ad Alexandrum VI pro Mediolanensium Principe, acta Romae Idibus Decembris 1492„

 

credo che sia davvero possibile affermare che Cristoforo Colombo non sia stato colui che ha, come popolarmente si dice, „scoperto l’America“ ma che si sia solo fatto una gran pubblicità su ciò che altri avevano già individuato e del quale avevano scritto.


Bisognerebbe solo scoprire se e in che misura Colombo abbia avuto tra le mani il „De Navigatione“, ovvero abbia conosciuto qualcuno che gli abbia fornito un racconto del suo contenuto. 

 

Volendo prepararsi a un lungo viaggio per mare si sarà servito, tra i portolani disponibili all’epoca, anche del „De Navigatione“ del Cotrugli?

Corrisponderà al vero l’aver sbagliato rotta ed essere giunto piuttosto che nelle Indie dove intendeva arrivare, inaspettatamente in quello che diventerà poi il continente americano?

Non sarà che, in considerazione delle scarne notizie che erano state fino ad allora fornite circa i nuovi territori descritti dal Cotrugli, si sia impossessato di quelle informazioni per farne una sua scoperta?

Certo è che per ottenere una sovvenzione come quella poi avuta dalla regina di Castiglia, Isabella, per il suo viaggio doveva far riferimento a un qualcosa di cui già si aveva ampia notizia: le Indie, per l’appunto. Chi gli avrebbe mai dato credito altrimenti?

 

Sta di fatto che quelle terre da lui raggiunte, che non erano quelle dell’India, seppure ben note e individuate erano abitate dalle popolazioni indigene che le occupavano di diritto e che sono poi state sterminate dagli occidentali che iniziarono a sfruttare le risorse del territorio occupandolo con la forza, la violenza e l’inganno.

Tra queste poche righe di chiusure si nota un po’ di polemica da parte mia.

Il fatto è che io non smetterò mai di essere sempre e comunque “dalla parte degli indiani”.

Sarà forse perché anche io, in quanto meridionale, sono stato conquistato e colonizzato con l’inganno, la violenza e la forza.

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