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DAL 1899 CON I LIBRI, tra i libri e per i libri


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DAL 1899 CON I LIBRI, tra i libri e per i libri

DAL 1899 CON I LIBRI, tra i libri e per i libri

LUIGI, ALDO E PAOLO LUBRANO

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Riccardo Filangieri di Candida - I “curiales” di Amalfi

30/06/2025 12:10:00

Paolo

Luigi Lubrano, Pubblicazioni, Paolo Lubrano, Blog Personale, Miei testi,

Riccardo Filangieri di Candida - I “curiales” di Amalfi

Siamo dinanzi a un articolo inserito nel secondo volume - quadrimestre “settembre/dicembre” - pubblicato nel 1920 del  “Bollettino del Bibliofilo”, ri

Siamo dinanzi a un articolo inserito nel secondo volume - quadrimestre “settembre/dicembre” - pubblicato nel 1920 del  “Bollettino del Bibliofilo”, rivista affidata da Luigi Lubrano alle cure di Alfonso Miola, vicedirettore della “Biblioteca Nazionale di Napoli dal 1893 che successivamente, dal maggio 1900, assunse la direzione della “Biblioteca Universitaria” di Napoli; incarico che mantenne fino al suo collocamento a riposo, avvenuto nel 1913.

 

Alfonso Miola fu da sempre amico e punto di riferimento principale di Luigi Lubrano che, per l’appunto, gli affidò il suo “Bollettino del Bibliofilo”, una preziosa creatura destinata ad avere una vita breve.

 

Come per altri articoli inseriti in questa pubblicazione, anche questo è un “estratto” pubblicato nel 1921 successivamente come documento a sé stante.

 

In breve ecco di che cosa si tratta.

 

Il documento analizza la Curia amalfitana, confrontandola con quella napoletana e discutendo la sua evoluzione storica e giuridica.

 

1. La Curia amalfitana

  • La Curia amalfitana è stata meno importante rispetto a quella napoletana. ​
  • I curiali di Amalfi apparvero nel X secolo, con documenti risalenti al 998. ​
  • La Curia aveva una gerarchia e consuetudini proprie, ma più semplici rispetto a Napoli.
  • I curiali redigevano atti senza bisogno di giudici, seguendo norme di diritto romano.

 

2. Evoluzione e Funzioni

  • Sotto Giovanni II, i curiali riappaiono nei documenti tra il 1058 e il 1068. ​
  • Marino Pansebaste istituisce il protonotario, evidenziando una maggiore organizzazione.
  • La Curia amalfitana continuò a esistere fino al XIV secolo, nonostante l'abolizione delle scritture curiali da parte di Federico II.

 

3. Scrittura e Lingua

  • La scrittura curialesca amalfitana era una forma corrotta della scrittura corsiva romana.
  • I documenti amalfitani mostrano una crescente differenziazione rispetto a quelli napoletani nel tempo. ​
  • La lingua utilizzata era un miscuglio di forme classiche e volgari, rappresentando un'epoca di grande ignoranza.
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Si tratta di un articolo storico scritto da R. Filangieri di Candida e pubblicato nel 1921.

 

Come s’è scritto più sopra è anche questo come altri un estratto da una più ampia pubblicazione: il “Bollettino del Bibliofilo”, il  secondo volume – anno 1919 dove ricopre le pagine 277 – 287, e che analizza la Curia amalfitana, un'istituzione medievale legata alla produzione di atti legali e documenti ufficiali nella città di Amalfi. ​

 

In questo suo scritto/articolo l'autore confronta la Curia amalfitana con quella napoletana, evidenziando somiglianze e differenze, e ne traccia l'evoluzione storica, le funzioni e l'importanza. ​


LA STORIA DELLA 

CURIA AMALFITANA.

La curia amalfitana ha una storia complessa e affascinante, strettamente legata allo sviluppo politico e sociale di Amalfi. ​

 

Caratteristiche:

 

  • La curia amalfitana era meno sviluppata rispetto a quella napoletana, con una struttura più semplice e un numero limitato di funzionari. ​
  • La lingua e la scrittura utilizzate dai curiali amalfitani erano un misto di latino corrotto, dialettale e barbarismi, con una grafia particolare chiamata curiale amalfitana. ​
  • La scrittura curiale amalfitana era un'evoluzione della corsiva romana, con influenze longobarde. ​ Era caratterizzata da forme particolari e spesso difficili da leggere.
     

Ecco i principali punti della sua evoluzione:

 

1.    Confronto con Napoli:

  • a.    La Curia amalfitana derivava probabilmente da quella napoletana, con cui condivideva molte caratteristiche, ma era meno sviluppata e meno influente.
     

2.    Origine e struttura della Curia amalfitana:

  • a.    La Curia amalfitana nasce probabilmente nel IX secolo, durante il periodo di ascesa politica di Amalfi, come istituzione necessaria per la produzione di documenti legali.
  • b.    Amalfi non fu mai un municipio romano e la sua origine risale al declino dell'Impero Romano o ai primi secoli del Medioevo. ​La curia amalfitana non può quindi essere ricondotta a un'antica curia locale romana. ​
  • c.     La curia amalfitana probabilmente nacque nel IX secolo, durante il periodo di ascesa politica della città, quando Amalfi si emancipò dai Duchi di Napoli e divenne un'entità autonoma. Fu istituita per rispondere alla crescente necessità di redigere atti legali, legata all'attività commerciale e marittima della città.
  • d.    La Curia amalfitana era meno complessa rispetto a quella napoletana, ma condivideva alcune caratteristiche, come l'uso di formule giuridiche e scritture derivate dal diritto romano giustinianeo.
     

3.    Ruoli e gerarchia:

  • a.    I membri della Curia amalfitana erano chiamati "curiales" e includevano scriba e e protonotarii. ​ Nel tempo, si sviluppò una distinzione tra scribae e curiales. ​
  • b.    I curiales avevano il compito di redigere atti legali, autenticarli e garantirne la validità senza bisogno di intervento giudiziario. ​
     

4.    Evoluzione storica:

  • a.    La Curia amalfitana si sviluppò sotto il duca Giovanni II, che riorganizzò la curia dopo il suo ritorno da Costantinopoli, sotto il suo governo riapparvero i curiales nei documenti, e Marino Pansebaste, con una maggiore organizzazione e l'introduzione del protonotario. ​
  • b.    Marino Pansebaste introdusse il protonotario, figura di alto rango nella curia, e stabilì una distinzione tra scriba e curialis, rendendo la curia più strutturata.
  • c.     Durante il periodo normanno e sotto la monarchia, la Curia amalfitana raggiunse il suo apice, con una produzione di documenti più curata e una scrittura più raffinata. ​
     

5.    Secoli X e XI:

  • a.    Nei documenti più antichi, i compilatori degli atti si qualificavano come scribae, mentre il termine curialis era usato solo occasionalmente, soprattutto per identificare i testimoni. ​
  • b.    La curia amalfitana era meno importante rispetto a quella napoletana, con un numero limitato di curiali attivi contemporaneamente (4-5 al massimo). ​
     

6.    Periodo normanno e monarchico (1100-1130):

  • a.    Durante il dominio normanno, la curia amalfitana continuò a essere retta da protonotari e si consolidò ulteriormente. ​ I curiali avevano funzioni importanti, come autenticare atti e ricevere giuramenti. ​
     

7.    Declino e scomparsa:

  • a.    Con l'introduzione dei notai pubblici nel XIII secolo e la diffusione della scrittura gotica, la curia amalfitana iniziò a perdere rilevanza. ​ Nonostante il tentativo di Federico II di abolire le scritture curiali, la tradizione continuò fino al XIV secolo, quando l'istituzione scomparve definitivamente
  • b.    Nel 1313, re Roberto confermò l'antica maniera di redigere gli atti, ma la curia era ormai in declino. ​ Gli ultimi curiali amalfitani scomparvero prima della metà del XIV secolo. ​

 

In sintesi, il documento offre un'analisi approfondita della Curia amalfitana, evidenziandone il ruolo storico, le funzioni e il declino, inserendola nel contesto delle istituzioni giuridiche medievali italiane. ​

 

Eredità:

La curia amalfitana rappresenta un esempio di istituzione giuridica medievale che, pur derivando dalla tradizione romana, si adattò alle esigenze locali. ​ La sua storia riflette il dinamismo di Amalfi come centro commerciale e marittimo, ma anche i limiti di una società più orientata al mare che alle istituzioni civili. ​


LE DIFFERENZE TRA LA 

CURIA DI NAPOLI E QUELLA DI AMALFI.

Le curie di Napoli e Amalfi, pur avendo alcune somiglianze, si differenziano per struttura, importanza e sviluppo. ​ Ecco le principali differenze:

 

1. Origini e importanza storica:

  • Curia di Napoli: Deriva direttamente dall'antica curia romana, mantenendo una continuità con l'ordo decurionum del municipio romano. ​ Era un'istituzione consolidata e di grande rilevanza, con una struttura gerarchica ben definita. ​
     
  • Curia di Amalfi: Non ha origini romane, poiché Amalfi non fu mai un municipio romano. ​ La curia amalfitana nacque nel IX secolo, durante l'ascesa politica della città, ed era meno importante rispetto a quella napoletana. ​
     

2. Struttura e gerarchia:

  • Napoli: La curia napoletana aveva una gerarchia articolata, con figure come primarius, tabularius, scriniarii e scriptores, oltre ai curiales. ​ Era un'istituzione complessa e ben organizzata. ​
     
  • Amalfi: La curia amalfitana aveva una struttura più semplice. ​ Non vi erano tabularii o scriniarii, e il ruolo di primarius era svolto dal protonotarius. ​ I curiales e gli scribae costituivano i principali gradi, con una distinzione più evidente solo dal XII secolo. ​
     

3. Numero di funzionari:

  • Napoli: Nei documenti napoletani del X secolo, i nomi dei curiali sono molto numerosi, indicando una curia ampia e attiva. ​
     
  • Amalfi: Anche nei periodi migliori, la curia amalfitana contava solo 4-5 curiali contemporaneamente, riflettendo una minore estensione e importanza. ​
     

4. Funzioni e riti:

  • Napoli: La curia napoletana seguiva norme giuridiche e riti derivanti direttamente dal diritto romano giustinianeo. ​ Gli atti erano redatti con grande precisione e autorità. ​
     
  • Amalfi: Pur seguendo norme simili, la curia amalfitana era meno sviluppata. ​ Gli atti erano redatti con una lingua e una scrittura meno curate, spesso caratterizzate da barbarismi e dialettalismi.
     

5. Lingua e scrittura:

  • Napoli: La scrittura curialesca napoletana era più raffinata e rappresentava una tradizione consolidata. ​ La lingua, pur corrotta, era meno influenzata da forme dialettali.
     
  • Amalfi: La scrittura curiale amalfitana era più rudimentale e rappresentava una variante locale della tradizione napoletana. La lingua era un miscuglio di latino corrotto, dialettale e barbarismi. 

6. Evoluzione e durata:

  • Napoli: La curia napoletana ebbe una lunga vita, sopravvivendo fino al XIV secolo, grazie alla sua importanza e alla sua capacità di adattarsi. ​
     
  • Amalfi: La curia amalfitana, meno rilevante, iniziò a declinare già nel XIII secolo con l'introduzione dei notai pubblici. Scomparve definitivamente prima della metà del XIV secolo. ​
     

Conclusione:

La curia di Napoli era un'istituzione più complessa, importante e influente, con radici profonde nella tradizione romana. ​ La curia di Amalfi, invece, era una derivazione più semplice e meno sviluppata, riflettendo il carattere marittimo e commerciale della città.


IL RUOLO DEI CURIALES 

NELLA REDAZIONE DEGLI ATTI.

 

I curiales avevano un ruolo centrale nella redazione degli atti legali e ufficiali. ​

 

Le funzioni principali della Curia amalfitana includevano:

 

1. Compilazione e validazione degli atti:

  • I curiales erano responsabili di completare e perfezionare gli atti, anche se questi potevano essere inizialmente redatti da uno scriba o da un discipulus. ​
  • La loro autorità era tale che gli atti redatti da loro non necessitavano dell'intervento di un giudice per essere validi. ​
  • Gli atti potevano essere estesi da uno scriba o da un discipulus, ma spettava sempre al curialis completare e concludere il documento. I curiali erano responsabili della compilazione e validazione di documenti legali, privati e giudiziari.

 

2. Autenticazione:

  • I curiales autenticavano gli atti, garantendone la validità legale. ​ Ad esempio, ricevevano il giuramento delle parti e dei testimoni. Ogni atto doveva essere sottoscritto da tre testimoni e i curiales si occupavano di garantire il rispetto di questa norma.

 

3. Uso di norme giuridiche:

  • Seguivano norme di diritto e formule derivanti dal diritto romano giustinianeo, tramandate attraverso consuetudini antiche che mantennero resistendo alle innovazioni introdotte dai notai pubblici.
  • Gli atti seguivano norme di diritto romano giustinianeo e utilizzavano un linguaggio misto, con forme classiche corrotte, dialettali e barbarismi. Seguivano consuetudini basate sul diritto romano giustinianeo, adattato alle esigenze locali. ​

 

4. Autorità degli atti:

  • Gli atti redatti dai curiali avevano piena autorità legale senza necessità di ulteriori approvazioni.

 

5. Redazione di atti giudiziari:

  • Oltre agli atti privati, i curiales redigevano anche atti giudiziari, spesso in forma analoga a quella degli atti privati. Durante il periodo monarchico, i curiali collaboravano con lo stratigoto e i boni homines nella gestione delle controversie e nella redazione della "charta iudicati".

 

6. Indipendenza dai sigilli e tabellionati:

  • Gli atti curiali non utilizzavano sigilli o tabellionati, ma si basavano esclusivamente sull'autorità del curiale. ​ Gli atti non richiedevano sigilli né intervento del giudice per essere validi. ​Gli atti erano resi validi "per chartulam gesta manibus curialis ab ipsa Curia istius civitatis sicut consuetudo est" (mediante un documento sottoscritto dalle mani della corte curiale di quella città, come è consuetudine.).

 

7. Uso di una scrittura caratteristica:

  • La "curiale amalfitana", una forma di scrittura corsiva ereditata dall'antica curia romana, era utilizzata per la redazione dei documenti e per garantire la legalità e l'autenticità dei documenti.   ​

 

Queste consuetudini e funzioni evidenziano il ruolo centrale della curia nella vita giuridica e amministrativa di Amalfi durante il Medioevo, e riflettevano una tradizione giuridica consolidata, ma con il tempo furono soppiantate da pratiche più moderne.

 

In sintesi, i curiales erano figure fondamentali per la produzione e la validazione degli atti legali, garantendo la loro conformità alle norme giuridiche e la loro efficacia senza necessità di ulteriori interventi giudiziari. ​

 

COME SI DIFFERENZIAVANO 

I CURIALES DA ALTRI NOTAI.

 

I curiales si differenziavano dagli altri notai per diversi aspetti, evidenziati nel documento:

 

1. Origine e tradizione:

  • I curiales rappresentavano una tradizione antica legata alla Curia, derivante dal diritto romano giustinianeo e dalle consuetudini locali. ​ Gli altri notai, invece, appartenevano a una nuova istituzione che si sviluppò successivamente. ​
     

2. Ruolo e autorità:

  • Gli atti redatti dai curiales avevano una validità intrinseca e non necessitavano dell'intervento di un giudice o di sigilli per essere riconosciuti. ​ I notai pubblici, invece, seguivano procedure più moderne e utilizzavano sigilli per autenticare i documenti.
     

3. Scrittura e stile:

  • I curiales utilizzavano la scrittura curialesca, caratterizzata da una grafia intricata e tradizionale, mentre i notai pubblici adottarono progressivamente la scrittura gotica minuscola corsiva, più moderna e leggibile.
     

4. Coesistenza:

  • Per un lungo periodo, i curiales e i notai pubblici operarono contemporaneamente, con pari legalità. ​ Tuttavia, i curiales rappresentavano la vecchia consuetudine, mentre i notai pubblici incarnavano l'innovazione che alla fine li avrebbe soppiantati. ​
     

5. Declino dei curiales:

  • Nonostante l'abolizione ordinata da Federico II e il tentativo di conservare la tradizione con il diploma di re Roberto nel 1313, i curiales persero gradualmente rilevanza e scomparvero entro la metà del XIV secolo, lasciando spazio ai notai pubblici. ​
     

In sintesi, i curiales si distinguevano per la loro connessione con la tradizione giuridica e paleografica antica, mentre i notai pubblici rappresentavano un'evoluzione più moderna e pratica delle istituzioni notarili.​


IN CHE MODO I CURIALES 

REDIGEVANO GLI ATTI.

 

I curiales redigevano gli atti seguendo norme e consuetudini specifiche, che derivavano dal diritto romano giustinianeo e dalle tradizioni locali. ​ Ecco i principali aspetti del loro metodo di redazione:

 

  1. Norme giuridiche e formule:
    • Gli atti erano redatti secondo norme di diritto e formule consolidate, tramandate attraverso una lunga tradizione. ​ Queste garantivano la legalità e la validità del documento. ​
       
  2. Ruolo dello scriba e del curiale:
    • Gli atti potevano essere inizialmente redatti da uno scriba o da un discipulus, ma spettava sempre al curiale il compito di completare e perfezionare il documento. ​
       
  3. Sottoscrizione dei testimoni:
    • Ogni atto doveva essere sottoscritto da almeno tre testimoni, come richiesto dalle consuetudini. ​
  4. Assenza di sigilli e tabellionati:
    • Gli atti curiali non utilizzavano sigilli o tabellionati, ma si basavano esclusivamente sull'autorità del curiale. ​
       
  5. Lingua e scrittura:
    • La lingua utilizzata era un misto di latino classico corrotto, forme volgari, dialettali e barbarismi. ​ La scrittura era la curialesca, caratterizzata da nessi intricati e una grafia particolare, che rappresentava la tradizione della Curia. ​
       
  6. Autenticazione e giuramenti:
    • I curiales autenticavano gli atti e ricevevano i giuramenti delle parti e dei testimoni, garantendo la validità legale del documento. ​
       
  7. Autorità dell'atto:
    • Gli atti redatti dai curiales avevano una validità intrinseca e non necessitavano dell'intervento di un giudice per essere riconosciuti. ​
       

In sintesi, i curiales seguivano un processo rigoroso e tradizionale per la redazione degli atti, basato su norme giuridiche, autenticazione e una scrittura distintiva, che garantiva la loro autorità e validità legale. ​


LE  CARATTERISTICHE DELLA 

SCRITTURA CURIALESCA.

 

Le caratteristiche della scrittura curialesca, secondo il documento, sono le seguenti:

 

  1. Origine:
    • La scrittura curialesca deriva dalla corsiva romana nuova, con influenze della scrittura longobarda beneventana. ​ È una forma evoluta e modificata della scrittura corsiva utilizzata nell'antica curia romana. ​
  2. Aspetto grafico:
    • Presenta nessi particolari tra le lettere, che diventano sempre più complicati e deformati con il passare del tempo. ​
    • È una scrittura singolare, caratterizzata da una corsività crescente e da una grafia intricata, che la rende difficile da leggere.
  3. Lingua utilizzata:
    • La lingua dei documenti curiali è un miscuglio di forme classiche corrotte, volgari, dialettali, gergo curialesco e barbarismi. ​ Questo rappresenta un forte deterioramento rispetto alla lingua latina classica. ​
  4. Funzione:
    • Era una scrittura specifica della Curia, non utilizzata comunemente nella città. ​ Le sottoscrizioni autografe dei testi, ad esempio, erano generalmente in scrittura longobarda, mentre la scrittura curialesca era riservata agli atti ufficiali. ​
  5. Tradizione:
    • La scrittura curialesca rappresentava la tradizione di una scuola specifica, con sede nella Curia, e per questo motivo è definita "curiale amalfitana" piuttosto che semplicemente "amalfitana". ​
  6. Declino:
    • Con il tempo, la scrittura curialesca fu soppiantata dalla scrittura gotica minuscola corsiva, che iniziò a diffondersi nei primi anni del XIII secolo. ​
       

In sintesi, la scrittura curialesca era una forma distintiva e tradizionale, legata alla produzione di documenti ufficiali, ma caratterizzata da una complessità grafica e linguistica che ne decretò il declino con l'evoluzione delle pratiche notarili.


LA FIGURA DEL PROTONOTARIO: 

COME SI È SVILUPPATA.

 

La figura del protonotario si sviluppò gradualmente nella curia amalfitana, assumendo un ruolo sempre più centrale e prestigioso. Ecco le principali tappe del suo sviluppo:

 

1. Origini e istituzione:

  • La figura del protonotario venne istituita sotto il duca Marino Pansebaste (1096-1100), segnando una svolta nella gerarchia della curia amalfitana. ​ Il primo riferimento al protonotario si trova in un diploma del 10 maggio 1098, dove compare Leo prothonotarius et imperialis dissipatus, un titolo che rifletteva la connessione con l'autorità bizantina e la dignità dell'ufficio. ​

2. Ruolo gerarchico:

  • Il protonotario divenne il vertice della curia, sostituendo il primarius presente nella curia napoletana. ​ Sotto di lui si trovavano gli scribae e i curiales, con una chiara distinzione di ruoli e responsabilità. ​

3. Consolidamento nel XII secolo:

  • Durante il secondo periodo ducale normanno (1100-1130) e sotto la monarchia, la figura del protonotario si consolidò ulteriormente. ​ I protonotari continuarono a esercitare il loro ruolo fino al declinare del XII secolo, garantendo la qualità degli atti e la continuità delle consuetudini giuridiche. ​

4. Funzioni e prestigio:

  • I protonotari non solo redigevano e autenticavano gli atti, ma avevano anche un ruolo nella gestione della giustizia, collaborando con lo stratigoto e i boni homines. La loro autorità era tale che gli atti da loro prodotti non necessitavano dell'intervento del giudice. ​

5. Evoluzione e adattamento:

  • Con l'introduzione del publicus notarius nei primi anni del XIII secolo, la figura del protonotario iniziò a evolversi. ​ Alcuni protonotari aggiunsero la qualifica di notaio pubblico, adattandosi alle nuove esigenze giuridiche e sociali.

6. Declino:

  • Nonostante il prestigio e la centralità della figura, il protonotario iniziò a perdere rilevanza con il declino della curia amalfitana nel XIV secolo. ​ La crescente diffusione della scrittura gotica e delle nuove istituzioni notarili contribuì alla sua scomparsa.
     

Conclusione:

La figura del protonotario si sviluppò come elemento chiave della curia amalfitana, garantendo la qualità degli atti e la continuità delle tradizioni giuridiche. ​ Tuttavia, con il mutare delle istituzioni e delle pratiche giuridiche, il suo ruolo si ridimensionò fino a scomparire nel corso del XIV secolo. ​


CHI ERANO I CURIALES E CHI ERANO I PROTONOTARIES

 

I curiales e i protonotaries erano figure chiave della Curia amalfitana:

 

  • Curiales: Erano i membri della Curia, responsabili della redazione e validazione degli atti legali. ​ In origine, gli scribae della Curia venivano chiamati scribae curiales e successivamente solo curiales. ​ Nel XII secolo, sembrano aver costituito due gradi distinti: scribae e curiales. ​ I curiales rappresentavano la tradizione giuridica e amministrativa della città. ​
     
  • Protonotaries: Erano i capi della Curia, con un ruolo gerarchicamente superiore rispetto ai curiales. Il titolo di protonotario indicava una figura di maggiore autorità e responsabilità nella gestione degli atti e delle funzioni della Curia. ​ Il primo protonotario amalfitano menzionato fu Leo, sotto il ducato di Marino Pansebaste nel 1098. ​
     

In sintesi, i curiales erano gli esecutori delle attività della Curia, mentre i protonotaries ne erano i dirigenti e garanti.

 

Quali erano le differenze tra 

curiales e protonotarii.

 

Le principali differenze tra curiales e protonotarii nella Curia amalfitana riguardavano il ruolo e la gerarchia:

 

  • Curiales: Erano membri della Curia con funzioni operative, responsabili della redazione e validazione degli atti legali. ​ In origine, erano scribae curiales, ma nel XII secolo si distinsero in due gradi: scribae e curiales. ​ I curiales rappresentavano la tradizione giuridica e amministrativa, ma non avevano un ruolo di comando. ​
     
  • Protonotarii: Erano i capi della Curia, con un ruolo gerarchicamente superiore. Il protonotario aveva autorità maggiore e funzioni di supervisione, garantendo la validità e l'organizzazione degli atti. ​ Il titolo di protonotario indicava una posizione di prestigio e responsabilità. ​
     

In sintesi, i curiales svolgevano il lavoro operativo, mentre i protonotarii dirigevano e supervisionavano le attività della Curia.


IL RUOLO CHE AVEVANO 

I PROTONOTARI NELLA CURIA.

 

I protonotari nella curia amalfitana ricoprivano un ruolo di vertice e svolgevano funzioni fondamentali per il funzionamento dell'istituzione.

Il loro era un ruolo centrale e di alto rango nella curia, sia a Napoli che ad Amalfi.

 

Ecco le loro principali funzioni e caratteristiche aspetti del loro ruolo:

 

1. Supervisione gerarchica:

  • I protonotari erano al vertice della curia, sovrintendendo agli scribae e ai curiales. Garantivano l'organizzazione e la qualità del lavoro svolto all'interno della curia. ​ A loro spettava il compito di "complere et absolvere" gli atti, garantendo la loro conformità alle norme giuridiche.
     

2. Redazione e autenticazione degli atti:

  • Erano responsabili della compilazione, validazione e autenticazione degli atti legali, sia pubblici che privati. La loro firma conferiva piena legalità ai documenti, senza necessità di intervento giudiziario. Nella curia amalfitana, il protonotario rappresentava il grado più alto, equivalente al primarius della curia napoletana. ​ Era il capo dell'ordine e sovrintendeva agli scribae e ai curiales.
     

3. Gestione della giustizia:

  • Collaboravano con lo stratigoto e durante il periodo monarchico i protonotari collaboravano con i giudici e i boni homines nella risoluzione delle controversie legali. ​ Redigevano la charta iudicati, ovvero gli atti giudiziari, e garantivano la correttezza delle procedure.
     

4. Custodia delle consuetudini giuridiche:

  • I protonotari erano custodi delle tradizioni giuridiche della curia, basate sul diritto romano giustinianeo. ​ Seguivano formule e norme consolidate, come la sottoscrizione degli atti da parte di tre testimoni. ​
     

5. Evoluzione e adattamento:

  • Con il tempo, alcuni protonotari iniziarono a integrare la qualifica di publicus notarius, adattandosi alle nuove esigenze giuridiche e sociali. Tuttavia, mantennero il loro ruolo distintivo rispetto ai notai pubblici. ​
     

6. Prestigio e autorità:

  • Il titolo di protonotario era spesso accompagnato da qualifiche prestigiose, come "imperialis dissipatus", che riflettevano la connessione con l'autorità bizantina e il prestigio dell'ufficio. ​ Questo rifletteva la dignità e l'importanza del loro ufficio.
     

Conclusione:

I protonotari erano figure centrali nella curia amalfitana, con un ruolo che combinava supervisione, redazione di atti, gestione della giustizia e conservazione delle tradizioni giuridiche. ​ La loro autorità garantiva il funzionamento e la legittimità della curia. ​


Evoluzione nella curia amalfitana:

 

  • Il primo protonotario amalfitano documentato fu Leo, menzionato nel 1098 sotto il duca Marino Pansebaste. ​ Da quel momento, il ruolo del protonotario divenne una figura chiave nella curia amalfitana. ​
  • Durante il periodo normanno e monarchico, la figura del protonotario continuò a essere centrale, con una serie ininterrotta di funzionari fino al declino della curia nel XIV secolo.
     

Importanza simbolica:
 

  • Il protonotario rappresentava la continuità e l'autorità della curia, incarnando la tradizione giuridica e la funzione amministrativa della città. ​ La sua presenza garantiva la validità e la legalità degli atti prodotti dalla curia. ​

In sintesi, i protonotari erano figure di grande prestigio e autorità, essenziali per il funzionamento della curia e per la gestione degli atti legali e giudiziari. ​

 

In che modo i protonotari influenzarono la curia amalfitana.

 

I protonotari ebbero un ruolo determinante nell'evoluzione e nell'organizzazione della curia amalfitana, influenzandola sotto diversi aspetti:

 

1. Strutturazione della curia:

  • I protonotari contribuirono a dare una forma più organica alla curia amalfitana, soprattutto a partire dal periodo del duca Marino Pansebaste (1096-1100). ​ Fu sotto di lui che il ruolo del protonotario venne istituzionalizzato, segnando una distinzione chiara tra gli scribae e i curiales. ​
  • La figura del protonotario divenne il vertice della gerarchia della curia, sostituendo il primarius presente nella curia napoletana.
     

2. Miglioramento della qualità degli atti:

  • Con l'introduzione dei protonotari, gli atti della curia amalfitana iniziarono a mostrare progressi significativi nella forma, nella lingua e nella scrittura. ​ La redazione degli atti divenne più curata e, in alcuni casi, perfino elegante, riflettendo una maggiore attenzione alla legalità e alla precisione. ​
     

3. Connessione con l'autorità bizantina:

  • I protonotari amalfitani, come Leo prothonotarius et imperialis dissipatus, portavano titoli che indicavano una connessione con l'autorità bizantina. ​ Questo rafforzava il prestigio della curia e la sua legittimità, soprattutto durante il periodo di influenza bizantina.
     

4. Gestione della giustizia:

  • Durante il periodo monarchico, i protonotari svolsero un ruolo chiave nella gestione della giustizia. ​ Collaboravano con lo stratigoto e i boni homines nella redazione degli atti giudiziari, come la charta iudicati, e garantivano la validità legale delle decisioni prese. ​
     

5. Continuità e tradizione:

  • I protonotari rappresentavano la continuità della curia amalfitana, mantenendo vive le consuetudini giuridiche e i riti derivati dal diritto romano giustinianeo. ​ Anche quando la curia iniziò a declinare, i protonotari continuarono a esercitare il loro ruolo fino al XIII secolo. ​
     

6. Introduzione di innovazioni:

  • Con il passare del tempo, i protonotari amalfitani iniziarono a integrare nuove pratiche, come l'uso della qualifica di publicus notarius accanto a quella di curialis. Questo rifletteva l'adattamento della curia alle nuove esigenze giuridiche e sociali. ​
     

Conclusione:

I protonotari influenzarono profondamente la curia amalfitana, elevandone il prestigio, migliorandone la qualità degli atti e contribuendo alla sua organizzazione. Pur essendo meno rilevante rispetto alla curia napoletana, la curia amalfitana raggiunse il suo apice grazie al ruolo centrale dei protonotari.


I COMPITI PRINCIPALI DEI PROTONOTARI.

 

I protonotari della curia amalfitana svolgevano compiti fondamentali che garantivano il funzionamento e la legalità dell'istituzione. Ecco i loro principali incarichi:

 

1. Redazione e validazione degli atti:

  • I protonotari erano responsabili della compilazione, validazione e autenticazione degli atti legali, sia pubblici che privati. ​ A loro spettava il compito di "complere et absolvere" gli atti, assicurandosi che fossero conformi alle norme giuridiche. ​
     

2. Supervisione della gerarchia della curia:

  • Come figura di vertice, il protonotario sovrintendeva agli scribae e ai curiales, garantendo il corretto funzionamento della curia e la qualità delle scritture prodotte. ​
     

3. Amministrazione della giustizia:

  • Collaboravano con lo stratigoto, i giudici e i boni homines nella gestione delle controversie legali. ​ Redigevano la charta iudicati, ovvero gli atti giudiziari, e garantivano la validità delle decisioni prese. ​
     

4. Conservazione delle consuetudini giuridiche:

  • I protonotari erano custodi delle tradizioni giuridiche della curia, basate sul diritto romano giustinianeo. ​ Seguivano formule e norme consolidate, come la sottoscrizione degli atti da parte di tre testimoni e l'assenza di sigilli o tabellionati. ​
     

5. Connessione con l'autorità bizantina:

  • Alcuni protonotari portavano titoli prestigiosi, come "imperialis dissipatus", che indicavano una relazione con l'autorità bizantina. ​ Questo rafforzava il prestigio della curia e la sua legittimità. ​
     

6. Innovazione e adattamento:

  • Con il tempo, i protonotari iniziarono a integrare nuove pratiche, come l'uso della qualifica di publicus notarius accanto a quella di curialis, adattandosi alle evoluzioni giuridiche e sociali.
     

Conclusione:

I protonotari erano figure centrali nella curia amalfitana, con compiti che spaziavano dalla supervisione degli atti alla gestione della giustizia, fino alla conservazione delle tradizioni giuridiche. ​ La loro autorità e competenza garantivano il funzionamento e il prestigio della curia. ​

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