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DOMENICO CONFUORTO I: “GIORNALI DI NAPOLI” – “IL PROCESSO AGLI ATEISTI”: E I PERSONAGGI PRINCIPALI.

16/12/2025 07:21:00

Paolo

Luigi Lubrano, Pubblicazioni, Paolo Lubrano, Blog Personale, Miei testi,

DOMENICO CONFUORTO I: “GIORNALI DI NAPOLI” – “IL PROCESSO AGLI ATEISTI”: E I PERSONAGGI PRINCIPALI.

I Personaggi principali. Certamente. Domenico Confuorto, nei suoi "Giornali di Napoli dal MDCLXXIX al MDCIC" (1679-1699), documenta uno degli eventi p

Il processo agli ateisti.

 

Domenico Confuorto, nei suoi "Giornali di Napoli dal MDCLXXIX al MDCIC" (1679-1699), documenta uno degli eventi più significativi della storia intellettuale e religiosa del Viceregno spagnolo a Napoli:

il "Processo agli Ateisti" che ebbe luogo tra il 1688 e il 1697.

 

Si trattò di una vasta campagna inquisitoriale, orchestrata dal Sant'Uffizio romano (attraverso la Nunziatura Apostolica a Napoli, dato che il Regno non aveva un'Inquisizione di tipo spagnolo permanente) e dalle autorità religiose locali, che colpì intellettuali, dotti, uomini di scienza e giuristi napoletani.


Il Contesto del Processo (1688-1697)

 

Il processo fu una reazione conservatrice e repressiva a due fenomeni culturali emergenti:

 

1.   Le Nuove Filosofie:

La diffusione delle idee di Cartesio e, più in generale, l'apertura verso la nuova filosofia della natura e le scienze sperimentali
I processati erano spesso accusati di aver applicato i principi del razionalismo cartesiano alla teologia, mettendo in discussione dogmi e miracoli.

 

2.   L'Accusa di "Ateismo": 
Il termine "ateismo" all'epoca era spesso un'etichetta generica (e giuridicamente molto grave) usata per colpire chiunque manifestasse scetticismo religioso, razionalismo, o semplicemente disinteresse per le pratiche devozionali tradizionali. 
In molti casi, l'accusa vera era di libertinismo filosofico o eterodossia più che di ateismo in senso stretto.


Il Ruolo di Domenico Confuorto

 

Le cronache del Confuorto (così come quelle di altri cronisti come Giuseppe Donzelli e Niccolò Brancaccio) sono fondamentali per conoscere i dettagli degli arresti, delle carcerazioni e della pubblica penitenza dei condannati.

 

  • Confuorto offre un resoconto contemporaneo degli eventi, testimoniando l'impatto che il processo ebbe sulla società napoletana e sulla comunità intellettuale.

 

  • Le sue annotazioni riportano i nomi dei principali imputati, le date degli arresti e le solenni abiure pubbliche a cui molti furono costretti.

I Principali Imputati

 

Il processo coinvolse figure di spicco della cultura napoletana del tempo.

Tra gli intellettuali accusati, molti dei quali appartenenti al ceto togato (giuristi) o legati all'Accademia degli Investiganti, si ricordano:

 

  • Giacinto de Cristofaro: Giurista e letterato, la cui deposizione e caso sono particolarmente studiati.
  • Basilio Giannelli: Accademico e studioso.
  • Felice Pisani e Carlo Rosito: Anch'essi intellettuali coinvolti.
  • Giovanni De Magistris: officiale del Banco della Santissima Annunziata

 

Questi individui erano spesso riuniti in cenacoli o accademie dove si discutevano le nuove scoperte scientifiche e le correnti filosofiche europee, rendendoli obiettivi perfetti per la repressione ecclesiastica.

 

L'Esito

Il processo si concluse con diverse condanne (soprattutto a reclusione, sanzioni pecuniarie e pubbliche penitenze) e abiure solenni, in particolare quelle che si tennero nella Chiesa di Santa Chiara o sul sagrato del Duomo di Napoli.

 

L'obiettivo delle autorità non era solo punitivo, ma anche di deterrenza pubblica: dimostrare con severità che non era tollerata alcuna deviazione dall'ortodossia religiosa e che la libertà di pensiero era circoscritta dai limiti imposti dalla Chiesa.

 

Gli studi moderni (come quelli di Luciano Osbat: “L'Inquisizione a Napoli: il processo agli ateisti, 1688-1697”) tendono a sottolineare che, pur nella sua durezza, l'episodio fu anche una strumentalizzazione politica nell'ambito dei conflitti giurisdizionali tra il Regno di Napoli e la Curia romana.

  

Il cronista più celebre a documentare gli avvenimenti di quegli anni a Napoli, inclusi gli arresti e le abiure del Processo agli Ateisti, è Domenico Confuorto nel suo "Giornale di Napoli".

 

Confuorto era un testimone oculare degli eventi e, da un punto di vista storico, le sue cronache sono preziose perché non sono un'analisi a posteriori, ma una registrazione dei fatti così come venivano percepiti dalla popolazione.

Dalla caccia ai Quietisti a quella degli Ateisti

 

Il passaggio dalla caccia ai Quietisti (che cercavano Dio nel silenzio interiore) a quella degli Ateisti (che cercavano la verità nella ragione e negli atomi) rappresenta uno dei momenti più drammatici della storia di Napoli.

 

Tra il 1688 e il 1697, la città divenne il teatro di uno scontro totale tra la vecchia guardia della Chiesa e la nuova cultura scientifica. Ecco come avvenne questa trasformazione.


1. Il clima di sospetto: "Se non sei con noi, sei eretico"

Dopo lo scandalo di Miguel de Molinos nel 1687, l'Inquisizione romana era in stato di allerta massima. Il sospetto era che sotto la maschera della religione si nascondesse la ribellione.

A Napoli, questo sospetto si spostò dai conventi ai salotti intellettuali e alle accademie, come la celebre Accademia degli Investiganti.

L'accusa cambiò nome ma non sostanza:

Quietismo: Eresia del troppo amore (passività spirituale).

Ateismo/Atomismo: Eresia della troppa ragione (negazione della provvidenza).

 

2. L'arrivo del Cardinale Giacomo Cantelmo (1691)

Come abbiamo visto, Giacomo Cantelmo fu inviato a Napoli con una missione precisa: restaurare l'ordine. Egli vedeva nel nascente pensiero moderno (ispirato a Cartesio, Gassendi e all'atomismo di Epicuro) lo stesso veleno del Quietismo: l'indipendenza dall'autorità della Chiesa.

Cantelmo pensava che se i giovani nobili iniziavano a credere che il mondo fosse fatto di "atomi che si muovono a caso" (atomismo), avrebbero smesso di credere all'inferno, al paradiso e, soprattutto, all'autorità del Papa.

3. Il Processo agli "Ateisti" (1688-1697)

L'Inquisizione arrestò diversi intellettuali, tra cui Basilio Giannelli, Giacinto de Cristofaro e Nicola Valletta.

Le accuse erano pesantissime:

  • Negare l'immortalità dell'anima.
  • Sostenere che il mondo è eterno e non creato da Dio.
  • Leggere libri proibiti di filosofi stranieri.

 

Il legame con il Quietismo: Durante gli interrogatori, l'Inquisizione cercava di dimostrare che questi intellettuali, proprio come i Quietisti, cercavano una "verità privata" al di fuori dei dogmi ufficiali. Entrambi i gruppi erano visti come "libertini": i primi nel corpo, i secondi nella mente.

 

4. La reazione della città: Il "Ceto Togato"

Qui accadde qualcosa di unico che distingue Napoli da Roma:

A differenza del caso di Giulia Di Marco, dove la città finì per vergognarsi di lei, nel Processo agli Ateisti la Napoli colta reagì.

Gli avvocati napoletani (il potente ceto togato) e i giuristi come Costantino Grimaldi difesero gli imputati.

 

Non difendevano l'ateismo, ma l'autonomia della cultura napoletana dalle interferenze dell'Inquisizione romana.

5. L'esito: Una vittoria a metà

Il processo si concluse senza roghi (a differenza di quanto accadeva in altre parti d'Europa), ma con condanne al carcere e abiure. Tuttavia, il seme era stato gettato:

  • La Chiesa riuscì a soffocare il Quietismo (perché era un movimento isolato).
  • La Chiesa fallì nel soffocare l'Ateismo/Atomismo, che pochi anni dopo sarebbe esploso nel genio di Giambattista Vico e nell'Illuminismo napoletano.

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