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DOMENICO CONFUORTO: “Giornali di Napoli” – Il Prequietismo - Giulia Di Marco e Serafina di Dio.

18/12/2025 10:17:00

Paolo

Luigi Lubrano, Pubblicazioni, Paolo Lubrano, Blog Personale, Miei testi,

DOMENICO CONFUORTO: “Giornali di Napoli” – Il Prequietismo - Giulia Di Marco e Serafina di Dio.

COS’È IL PREQUIETISMO? Una giusta e ottima domanda che aiuta a inquadrare il clima di misticismo e repressione a Napoli prima dell'esplosione del “Qui

COS’È IL PREQUIETISMO?

 

Una giusta e ottima domanda che aiuta a inquadrare il clima di misticismo e repressione a Napoli prima dell'esplosione del Quietismo” di Miguel de Molinos.

 

Il Concetto di "Prequietismo"

 

Il termine "Prequietismo" (o Semi-quietismo in certi contesti) non definisce una dottrina unitaria, ma viene utilizzato dagli storici della religione per indicare:

 

1.   Le Tendenze Mistiche Precedenti: Un insieme di movimenti spirituali, esperienze mistiche individuali e scuole di spiritualità che fiorirono nell'Italia (e in particolare a Napoli) e in Spagna prima della pubblicazione della Guida Spirituale di Molinos (1675).

 

2.   Elementi Comuni: Queste esperienze condividevano con il futuro Quietismo un'enfasi estrema sulla passività contemplativa (la quiete dell'anima) e sull'abbandono totale alla volontà divina.

 

3.   Il Contesto Napoletano: A Napoli, in particolare, il "prequietismo" era parte di un clima di forte devozione popolare e al contempo di sospetto inquisitoriale verso qualsiasi forma di spiritualità non mediata e non rigidamente controllata dalle gerarchie ecclesiastiche (la cosiddetta discretio spirituum).

 

Giulia di Marco e Serafina di Dio, sono due esempi di come questo clima spirituale potesse portare sia alla venerazione popolare che alla repressione inquisitoriale.


Giulia di Marco e la "Setta della Carità Carnale"

 

La vicenda di Giulia di Marco (Sepino, 1574/75 – Roma, post 1652) è drammatica e molto dibattuta, e si colloca cronologicamente molto prima del Quietismo (il suo processo si concluse nel 1615).

 

È stata una figura centrale e controversa della Napoli del primo Seicento, protagonista di uno dei più clamorosi scandali religiosi dell'epoca, noto come il caso della "Carità Carnale".

 

A differenza di Serafina di Dio o Orsola Benincasa, la sua vicenda non si concluse con il riconoscimento delle virtù, ma con una condanna per eresia e vita scandalosa.

 

  • Contesto: Originaria del Molise, Giulia giunse a Napoli come domestica. Dopo alcune traversie personali, scelse di vestire l'abito di terziaria francescana.

 

In breve tempo, iniziò a manifestare fenomeni mistici (estasi, visioni, profezie) che le guadagnarono una straordinaria popolarità in tutti gli strati sociali, dai popolani fino alla nobiltà e alla corte del viceré spagnolo

Acquisì rapidamente una grande fama di santità, attirando devoti da ogni ceto sociale.

 

  • L'Accusa di Eresia: Il suo caso divenne famoso come la "Setta della Carità Carnale".

 

Giulia, insieme al suo confessore Padre Aniello Arciero e all'avvocato Giuseppe De Vicariis, diede vita a una congregazione di seguaci che praticava una dottrina ambigua.

 

Fu accusata di aver sviluppato una dottrina eretica secondo la quale l'unione fisica, o l'atto sessuale tra i membri della setta non fosse peccato, ma un atto di "carità", un atto purificatore e religioso che conduceva all'estasi e un mezzo per raggiungere l'unione mistica con Dio, un'interpretazione estrema dell'idea che l'anima non pecca anche se il corpo agisce, tipica delle eresie spiritualistiche.

Secondo le accuse dell'Inquisizione, inoltre:

  • La dottrina si basava sull'idea che il corpo, una volta "purificato" dallo spirito, potesse agire senza commettere colpa (una visione simile a certi aspetti del quietismo o dell'alumbradismo spagnolo).
  • Il gruppo contava adepti influenti, tra cui nobili e lo stesso viceré di Napoli, il conte di Lemos.
     
  • L'arresto: Il tribunale del Sant'Uffizio di Roma la processò e, nel 1615, Giulia di Marco fu costretta a una solenne abiura nella chiesa di Santa Maria sopra Minerva. Fu condannata al carcere a vita e morì prigioniera a Castel Sant'Angelo.

 

  • Il Processo: La crescita del potere di Giulia e la sua rivalità con altre figure religiose protette dalla Chiesa (come la futura venerabile Orsola Benincasa, che pare l'avesse ammonita) attirarono l'attenzione del Sant'Uffizio.

Dopo un primo processo a Napoli finito con un'assoluzione parziale, nel 1614 fu arrestata e condotta a Roma sotto stretta sorveglianza.

 

  • L'abiura (1615): Il 12 luglio 1615, nella chiesa di Santa Maria sopra Minerva a Roma, Giulia Di Marco, Arciero e De Vicariis furono costretti a una pubblica e umiliante abiura, ammettendo di aver simulato la santità e praticato atti osceni.

 

  • Il carcere: Fu condannata al carcere a vita in Castel Sant'Angelo. Le notizie su di lei si diradano col tempo; sappiamo che era ancora viva e prigioniera nel 1652, ma la data esatta della sua morte resta ignota.

Interpretazioni storiche

 

Nella storiografia moderna, la figura di Giulia Di Marco è stata riletta in diversi modi:

  • Simulatrice o vittima? Alcuni la vedono come un'astuta manipolatrice, altri come una donna che cercava una via di spiritualità femminile autonoma dal controllo rigido dei Padri Teatini e dell'Inquisizione.

 

  • Letteratura: La sua storia ha ispirato il romanzo postumo di Sebastiano Vassalli, Io, Partenope, che la ritrae come una donna libera in un mondo dominato da gerarchie maschili soffocanti.

 

  • Il Legame con il Quietismo: Sebbene non direttamente quietista, il suo caso illustra come l'eccessiva enfasi sull'esperienza interiore e la conseguente svalutazione delle opere (portata all'estremo nel suo caso come indifferenza morale) fossero già viste con estrema severità dalla Controriforma.

Serafina di Dio (Prudenza Pisa) e la 

Mistica Contemplativa

 

Prudenza Pisa - Napoli, 1621 – Capri, 1699 -, assunse il nome di Serafina di Dio dedicandosi al culto del Santissimo Salvatore, è stata una delle figure mistiche e religiose più rilevanti del Seicento italiano, profondamente legata all'isola di Capri e alla spiritualità carmelitana. Viene spesso definita come un esempio di "mistica contemplativa" per la sua capacità di unire una profonda vita interiore di preghiera a una straordinaria operosità pratica (la cosiddetta "armonia tra contemplazione e azione"). 

È stata fondatrice di monasteri Carmelitani, anch'essa perseguitata ma riabilitata dalla Chiesa.

 

Ecco i punti chiave della sua storia e del suo pensiero:

1. Cenni Biografici

  • Origini: Nacque a Napoli da genitori capresi. A soli due anni si trasferì a Capri, dove trascorse quasi tutta la vita.
  • Vocazione: Nonostante l'opposizione del padre, che voleva per lei un matrimonio vantaggioso, scelse la vita religiosa. Inizialmente visse come "bizzoca" (una sorta di terziaria laica) e successivamente vestì l'abito carmelitano.
  • Fondazioni: Fu una "grande costruttrice".

 

Fondò ben sette monasteri in Campania, introducendo un nuovo ramo di carmelitane, tra cui quello del Santissimo Salvatore a Capri (su un terreno lasciatole dallo zio) e altri a Fisciano, Vico Equense, Massa Lubrense e Torre del Greco.

 

2. La Mistica Contemplativa

Serafina è considerata una maestra di orazione. Il suo misticismo non era solo estatico, ma profondamente radicato nella dottrina.

La sua spiritualità era incentrata sulla contemplazione, sulla orazione mentale e sull'amore per la Divina Presenza, temi che la avvicinano idealmente, in parte, alle posizioni poi portate all'estremo da Molinos.

  • Opere spirituali: Ha lasciato numerosi scritti, tra cui il Trattato sopra l'orazione di fede, il Trattato sulla santa orazione mentale, che  mostrano una forte interiorità, e migliaia di lettere.

In questi testi esplora l'unione dell'anima con Dio attraverso il silenzio e la "divina presenza".

 

  • L'influenza di Santa Teresa d'Avila: La sua spiritualità si ispira fortemente alla riforma teresiana, enfatizzando la centralità dell'amore di Dio e la povertà evangelica.

3. I Processi e l'Inquisizione

La sua intensa vita mistica e il prestigio di cui godeva attirarono l'attenzione del Sant'Uffizio.

 

  • Le accuse: Nel 1689, in piena ondata repressiva contro il Quietismo, anche Serafina fu perseguitata dal Sant'Uffizio con l'accusa di "affettata santità" e di eresia. Fu accusata di "affettata santità" e sospettata di aderire a dottrine vicine al quietismo (una corrente mistica allora condannata perché ritenuta troppo passiva).
  • Fu incarcerata e costretta a un'abiura de levi (un'abiura meno grave, per errori teologici non intenzionali) e a severe restrizioni
  • La prova: Tra il 1689 e il 1691 subì una dura segregazione nella sua cella a Capri, privata della comunione e dei contatti esterni. Ne uscì riabilitata, sebbene con l'obbligo di alcune ritrattazioni formali, e morì in odore di santità nel 1699.
  • Eredità: Nonostante la condanna, la sua fama di santità popolare non venne meno. Morì in odore di santità e fu dichiarata Venerabile.

Il suo caso dimostra come il confine tra l'ortodossia mistica e l'eresia fosse estremamente labile in quel periodo, soprattutto quando la spiritualità femminile diventava troppo influente e autonoma.

 

  • Capri: L'isola la venera come una delle sue figure storiche più importanti. Il monastero da lei fondato (spesso chiamato erroneamente "di Santa Teresa") rimane un simbolo della sua eredità.

 

Serafina di Dio è stata dichiarata Venerabile nell'anno 1834 da papa Gregorio XVI.


Ecco alcuni dettagli cronologici rilevanti

sulla sua causa di canonizzazione:

 

·       1742: La causa per la sua beatificazione fu introdotta ufficialmente sotto il pontificato di Benedetto XIV.

·       13 luglio 1834: Papa Gregorio XVI ne riconobbe le virtù eroiche, conferendole formalmente il titolo di Venerabile.

·       Eventi successivi: Nonostante la grande fama di santità, il processo di beatificazione ha subito rallentamenti e interruzioni (incluso un differimento nel 1876 sotto Pio IX), e non è mai giunto alla conclusione definitiva della beatificazione formale, sebbene la mistica continui a godere di una profonda venerazione popolare, specialmente a Capri e in Campania.

 

Esiste anche una menzione storica relativa al 3 agosto 1886 (sotto papa Leone XIII), data in cui alcune fonti riportano un interesse della Santa Sede per la conferma del culto o passi successivi della causa, ma il decreto fondamentale di venerabilità rimane quello del 1834.


Serafina di Dio fu una manager straordinaria. Nonostante le restrizioni per le donne dell'epoca, riuscì a fondare ben 7 monasteri, creando una rete spirituale che abbracciava il Golfo di Napoli e Salerno:

 

1.   Santissimo Salvatore (Capri): È il suo capolavoro. Fondato nel 1661 trasformando la casa di uno zio. Qui Serafina impose la clausura e la regola carmelitana. Oggi l'edificio ospita il Comune di Capri e una parte è dedicata alla memoria della mistica.

 

2.   Massa Lubrense (Monastero della SS. Annunziata): Fondato nel 1673. Diventò un centro di spiritualità fondamentale per la penisola sorrentina.

 

3.   Vico Equense (Monastero della SS. Trinità): Ancora oggi esistente, è un punto di riferimento storico per la città.

 

4.   Fisciano (Monastero di San Giuseppe): Si trova nel salernitano. Serafina lo fondò superando enormi difficoltà economiche, spesso chiedendo elemosine e donazioni ai nobili napoletani.

 

5.   Torre del Greco e Scala: Altre fondazioni che dimostrano come la sua influenza si stesse espandendo in tutto il Viceregno.

 

Nota di colore: Serafina non si limitava a "ordinare" la costruzione; seguiva i cantieri, discuteva con gli architetti e si occupava personalmente del benessere delle sue monache, scrivendo loro continuamente lettere di incoraggiamento e istruzione.


In sintesi, entrambe le donne rappresentano, in modi molto diversi, il fervore spirituale di Napoli nel Seicento e l'occhio vigile dell'Inquisizione pronto a colpire ogni forma di misticismo che potesse richiamare l'eccessiva passività o l'indifferenza morale, elementi che sarebbero diventati il cuore del Quietismo vero e proprio pochi decenni dopo.


Perché Serafina "sopravvisse" all'Inquisizione 

e Giulia no

 

Mentre Giulia Di Marco fu "esposta" pubblicamente per servire da monito contro i falsi santi, Serafina fu protetta dal suo silenzio.

Durante il suo processo (1686-1691), lei non cercò la piazza o il popolo; accettò la punizione della cella e la privazione della comunione con un'umiltà che disarmò gli inquisitori.

 

La Chiesa capì che Serafina, con i suoi monasteri, era un pilastro dell'ordine, mentre Giulia, con le sue adunate nei palazzi nobiliari, era una minaccia all'ordine.

 


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