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DOMENICO CONFUORTO “GIORNALI DI NAPOLI”. Qualche annotazione sul contenuto della prefazione di Nicola Nico

08/01/2026 10:53:00

Paolo

Luigi Lubrano, Pubblicazioni, Paolo Lubrano, Blog Personale, Miei testi,

DOMENICO CONFUORTO “GIORNALI DI NAPOLI”. Qualche annotazione sul contenuto della prefazione di Nicola Nicolini.

Riporto, in maniera abbastanza sintetiche, alcune annotazioni rilevate nella “Prefazione di Nicola Nicolini” ai “Giornali di Napoli”. La trascrizione

Riporto, in maniera abbastanza sintetiche, alcune annotazioni rilevate nella “Prefazione di Nicola Nicolini” ai “Giornali di Napoli”.


Le famiglie nobili menzionate nel documento:

  • Famiglia Carafa (rami della Roccella e di Forlì) ​
  • Famiglia Caputo di Massa Lubrense ​
  • Famiglia Ceva-Grimaldi
  • Famiglia Caracciolo (duca di San Teodoro e marchese Caracciolo) ​

 

Gli anni coperti dai protocolli notarili di Confuorto:

  • Dal 1636 al 1674.

 

Periodo coperto dai Giornali di Confuorto:

  • Dal 1679 al 1699. ​

 

I documenti genealogici pubblicati da Confuorto:

  1. Notizie d’alcune famiglie popolari della città e Regno di Napoli divenute per dignità e ricchezze riguardevoli (1695) sotto lo pseudonimo "Fortundio Erodoto Montecco" 
  2. Annotazioni e un Supplemento di altri diciotto discorsi genealogici di famiglie nobili della città e Regno di Napoli nel quarto volume dei Discorsi delle famiglie nobili del Regno di Napoli di Carlo de Lellis (1701). ​
  3. Della famiglia Ceva, descritta in Genova nell’albergo Grimaldi, Discorso genealogico del dottor Domenico di Confuorto (1736). ​

 

Quale è la Controversia genealogica discussa nel documento:

  • La controversia tra due rami della famiglia Carafa (Roccella e Forlì) riguardante il diritto di primogenitura, con ciascun ramo che rivendicava di possederlo "ab antiquo". ​

Biagio Altomari: chi era e quale opera ha scritto

 

  • Biagio Altomari, noto anche come Aldimari, era un regio consigliere ed​ è l’autore dell’Istoria della famiglia Carafa, pubblicata nel 1691 su incarico di don Carlo Maria Carafa, principe di Butera e della Roccella.
    Altomari fu incaricato di sostenere il punto di vista del ramo della famiglia Carafa della Roccella nella disputa genealogico-giudiziaria contro il ramo di Forlì, che rivendicava il diritto di primogenitura.
    L'opera sull'istoria della famiglia Carafa fu oggetto di critica da parte di Roberto Lanza (presumibilmente Domenico di Confuorto) nel 1692. ​ 
  • Inoltre, Altomari fu censore civile nel 1700 per il commento e la continuazione del De Lellis curato da Domenico Confuorto, nonostante la Critica lo avesse accusato di mendacio e incompetenza. ​
  • Questo fatto solleva dubbi sulla possibilità che Confuorto e Lanza siano la stessa persona, poiché sarebbe improbabile che Altomari accettasse di censurare un’opera di un autore che lo aveva pubblicamente attaccato. ​

 

Roberto Lanza: chi era e quale opera ha scritto

 

Secondo il documento, Roberto Lanza è un personaggio legato a una controversia genealogico-giudiziaria tra due rami della famiglia Carafa (quelli della Roccella e di Forlì), che aspiravano al diritto di primogenitura. ​

Nel 1692, fu pubblicata a Napoli una Critica attribuita a Roberto Lanza, che confutava due principali luoghi dell’Istoria della famiglia Carafa composta dal regio consigliere Biagio Aldimari. ​

Tuttavia, il documento suggerisce che Roberto Lanza potrebbe essere uno pseudonimo di Domenico Confuorto, come indicato nel frontespizio di un’Emendazione della Critica pubblicata nello stesso anno da Aldimari che attribuisce la Critica a Domenico Confuorto. ​

Questo solleva dubbi sull'identità di Roberto Lanza, lasciando aperta la possibilità che si tratti di un nome fittizio usato da Confuorto per partecipare alla polemica. ​

In sintesi, Roberto Lanza è una figura controversa, probabilmente uno pseudonimo di Domenico Confuorto, coinvolto in una disputa genealogica tra i rami della famiglia Carafa. ​

Secondo il documento, Roberto Lanza è indicato come autore della Critica pubblicata nel 1692 a Napoli, che confutava due principali luoghi dell’Istoria della famiglia Carafa composta da Biagio Altomari.

 

Quali sono i principali protagonisti delle 

controversie genealogiche.

 

  • Don Carlo Maria Carafa, principe di Butera e della Roccella. ​
  • I fratelli Carlo, Adriano e Antonio Carafa (ramo di Forlì). ​
  • Biagio Altomari (Aldimari), autore dell'opera a favore del ramo della Roccella.
  • Roberto Lanza (presumibilmente Domenico di Confuorto), autore della Critica a favore del ramo di Forlì.

Come si distingue Confuorto dagli 

altri storici del suo tempo:

 

  • Confuorto si caratterizza per la sua curiosità insaziabile e il piacere di documentare dettagliatamente gli avvenimenti, grandi e piccoli, della Napoli del Seicento. Era più un reporter che uno storico, con un approccio diretto e privo di tesi da sostenere. ​ Inoltre, si dedicava alla raccolta di notizie e documenti originali, intercalandoli nei suoi scritti, rendendo i suoi Giornali una ricca collezione di fonti storiche. ​

 

Quali sono le altre opere attribuite a Confuorto.

 

  1. Critica a due principali luoghi dell’Istoria della famiglia Carafa di Biagio Altomari (1692). ​
  2. Notizie d’alcune famiglie popolari della città e Regno di Napoli (1695) sotto lo pseudonimo "Fortundio Erodoto Montecco" ​– “anagramma purissimo, come si diceva allora, di un “dottore Domenico Confuorto” (Vol. I, Prefazione, I, Pagina IX).
  3. Annotazioni e Supplemento di diciotto discorsi genealogici nel quarto volume dei Discorsi delle famiglie nobili del Regno di Napoli di Carlo de Lellis (1701). ​
  4. Della famiglia Ceva, descritta in Genova nell’albergo Grimaldi, Discorso genealogico (1736). ​

 

Le opere genealogiche menzionate 

nel documento sono:

 

  1. Istoria della famiglia Carafa di Biagio Altomari (Aldimari), pubblicata nel 1691. ​
  2. Critica di Roberto Lanza (presumibilmente Domenico di Confuorto), pubblicata nel 1692, che confutava l'opera di Biagio Altomari. ​
  3. Emendazione della Critica di Biagio Altomari, pubblicata anch'essa nel 1692. ​
  4. Notizie d’alcune famiglie popolari della città e Regno di Napoli, scritta nel 1695 da Domenico Confuorto sotto lo pseudonimo "Fortundio Erodoto Montecco". ​
  5. Discorsi delle famiglie nobili del Regno di Napoli di Carlo de Lellis, il cui quarto volume fu curato da Domenico Confuorto nel 1701, con aggiunta di annotazioni e un Supplemento di diciotto discorsi genealogici. ​
  6. Della famiglia Ceva, descritta in Genova nell’albergo Grimaldi, Discorso genealogico di Domenico di Confuorto, pubblicato postumo nel 1736. ​

Le informazioni sulla vita di Domenico Confuorto, basate sul documento, sono limitate e frammentarie. ​ Ecco ciò che si sa:

  1. Professione e attività: Era un avvocato e diarista, con una certa reputazione tra gli avvocati napoletani del suo tempo. ​ Si dedicò alla scrittura dei Giornali delle cose successe in Napoli dal 1679 al 1699. ​
     
  2. Eventi personali:
    • Nel novembre 1687, vide una dama romana mascherata e bizzarramente vestita, considerata amante del connestabile Colonna. ​
    • Il 23 giugno 1688 cadde in una fossa funebre mentre osservava il seppellimento di Francesco di Loffredo, conte di Potenza. ​
    • Nel 1692 perse un cugino, Aniello Conforto, governatore di Polignano, morto di peste. ​
    • Il 23 febbraio 1693 fu incaricato dal seggio di Porto, insieme ad altri avvocati, di studiare le scritture di don Francesco Hernandez de Cordova. ​
    • Il 4 maggio 1697 si trasferì in una casa al vico dei Carboni, dove il 14 maggio morì sua moglie, Olimpia Scalese, di 75 anni. 
       
  3. Famiglia e status sociale:
    • Apparteneva a una famiglia civile. ​
    • La morte della moglie è registrata nei Libri dei defunti della parrocchia del Duomo, ma non vi è traccia della sua morte, suggerendo che potrebbe aver vissuto in un'altra parrocchia prima di morire. ​
       
  4. Caratteristiche personali:
    • Aveva una cultura limitata, principalmente legata alla prassi forense e alla genealogia. ​
    • Era rispettoso delle autorità costituite e profondamente religioso, sebbene critico verso i costumi di preti e frati. ​
    • Era curioso e appassionato di documentare eventi, con un approccio più da reporter che da storico. ​
       
  5. Collezionismo:
    • Era un collezionista di opuscoli popolari, pamphlet, giornali, incisioni e manifesti, che intercalava nei suoi Giornali, rendendoli una preziosa fonte storica. ​

 

In generale, la sua vita è stata caratterizzata da una dedizione alla cronaca e alla genealogia, con un interesse particolare per la vita sociale e politica di Napoli nel Seicento. ​


Trascrizione della notizia della sua caduta in una fossa funebre mentre osservava il seppellimento di Francesco di Loffredo, conte di Potenza.

 

“Giornali di Napoli”, Volume I, Anno MDCLXXXVIII, pag.221-222.

 

A detto dì 23 [Giugno 1688] è morto don Francesco di Loffredo conte di Potenza, ed è stato il suo cadavere sepelito loco depositi a Santa Maria degli Angeli de' padri riformati di san Francesco, vestito del detto abito, in una fossa fatta per detto effetto, grande quanto capiva la cassa col detto cadavere. E successe che, trovandomi casualmente ivi e volendo andare a vedere la funzione che faceva il notaro della consegna del detto cadavere a quei padri, non accorgendomi di essa, vi cascai dentro, senza farmi, per grazia di Dio, alcun male.


Trascrizione della notizia della morte della 

moglie Olimpia Scalese

 

“Giornali di Napoli”, Volume II, Anno MDCXCVII, pag.260-261.

 

A 14 detto [Maggio 1697], martedì, ad ore 15 e mezza in 16, passò da questa vita mortale all'eterna la signora Olimpia Scalese, mia dilettissima moglie, in età di 75 in 76 anni, di mal d'azima, nella casa del signor don Filippo Maiorino al vico de' Carboni, ove, pochi giorni prima, eravamo venuti ad abitare. Spero fermamente che Iddio abbia collocata l’anima sua in luogo di salvazione, essendo buona donna, timorata di Dio e di ottimo governo della casa. E la sera del detto giorno, ad ore 23e mezza, fu portato il suo cadavere a sepelire nell'Arcivescovato, ove a 10 detto, venerdì passato, prendendo il santissimo viatico e l’estrema unzione, aveva fatta I'elezzione di sepoltura.


La psicologia di Domenico Confuorto si caratterizza per:

 

  • Curiosità insaziabile: Aveva un forte desiderio di conoscere e documentare dettagliatamente gli eventi, grandi e piccoli, della sua Napoli e, quando possibile, anche di altre città come Roma, Vienna e Madrid. ​
  • Mentalità tradizionalista: Era contrario al rinnovamento degli studi promosso da intellettuali come Tommaso Cornelio e Lionardo di Capua, mostrando un atteggiamento retrivo e conservatore. ​
  • Scetticismo e ironia: Dimostrava un atteggiamento scettico e canzonatorio verso le novità e le pretese di nobiltà fraudolente. ​
  • Passione per la cronaca: Si dedicava con scrupolo alla narrazione quotidiana degli eventi, senza alterare la verità o commettere errori significativi. ​
  • Attaccamento alla religione e alle tradizioni: Era devoto alla religione cattolica e alle sue forme superstiziose, come il "miracolo di San Gennaro", ma critico verso i comportamenti scandalosi di preti e frati. ​

Eventi importanti registrati nei suoi Giornali:

 

Confuorto ha documentato una vasta gamma di eventi, tra cui:

  1. Cronaca sociale e politica:
    • Matrimoni, processioni, funerali, duelli, risse e scandali nobiliari. ​
    • Tentativo di introdurre a Napoli le novità religiose di Miguel de Molinos e il conflitto tra gesuiti e il preposito generale dei Pii Operari, padre Antonio Torres. ​
    • "Processo degli ateisti" e la cacciata del delegato dell'Inquisizione romana. ​
    • Controversie giurisdizionali tra la città di Napoli e la curia arcivescovile e papale. ​
       
  2. Eventi personali:
    • La morte di sua moglie Olimpia Scalese nel 1697. ​
    • La morte di suo cugino Aniello Conforto nel 1692 a causa della peste. ​La notizia della morte non viene riportata nelle cronache probabilmente perché il cugino è morto a Polignano.

Opinioni sulla nobiltà napoletana.

 

Confuorto aveva un rapporto ambivalente con la nobiltà napoletana:

 

  • Orgoglio per il patriziato napoletano: Ammirava l'antichità e la gloria della nobiltà napoletana e dei suoi "seggi". ​
  • Critica ai singoli nobili: Non amava i patrizi presi singolarmente, specialmente se al loro fasto esteriore non corrispondevano probità e rettitudine. ​
  • Disprezzo per i pseudo-nobili: Disapprovava coloro che si vantavano di una nobiltà immaginaria o fraudolenta, divertendosi a svelare le loro frodi e invenzioni. ​

 

In sintesi, Confuorto era un osservatore attento e critico della società napoletana, con una visione tradizionalista e un forte interesse per la cronaca e la genealogia. ​


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