https://www.iubenda.com/api/privacy-policy/29130648/cookie-policy/no-markup
ex libris del nonno 1

DAL 1899 CON I LIBRI, tra i libri e per i libri


facebook
whatsapp
phone

Tel: +39 333 35 27 579   |   Mail: paolo.lubrano@gmail.com

ex libris del nonno 1

DAL 1899 CON I LIBRI, tra i libri e per i libri

DAL 1899 CON I LIBRI, tra i libri e per i libri

LUIGI, ALDO E PAOLO LUBRANO

MENU:


phone
facebook

phone
facebook

Tel: +39 333 35 27 579   |   Mail: paolo.lubrano@gmail.com

CONTATTI:

Tel: +39 333 35 27 579   |   Mail: paolo.lubrano@gmail.com

CONTATTI:

LUIGI, ALDO E PAOLO LUBRANO

LUIGI, ALDO E PAOLO LUBRANO

Tutte le immagini e i testi presenti nel sito riguardanti cataloghi e parte di essi, od opere prodotte e/o pubblicate da Luigi Lubrano, Aldo Lubrano, Lubrano e Ferrara
sono di proprietà di Paolo Lubrano unico erede in discendenza diretta dell'autore/editore.

ex libris del nonno 1

PRIVACY POLICY   |  COOKIE POLICY

www.paololubrano.com © All Right Reserved 2023 | Sito web realizzato da Falzio Experirence

LEGGI L'ARTICOLO

DOMENICO CONFUORTO “GIORNALI DI NAPOLI”. La "vendetta" intellettuale dei discepoli degli Investiganti. Pie

10/01/2026 12:18:00

Paolo

Luigi Lubrano, Pubblicazioni, Paolo Lubrano, Blog Personale, Miei testi,

DOMENICO CONFUORTO “GIORNALI DI NAPOLI”. La "vendetta" intellettuale dei discepoli degli Investiganti. Pietro Giannone, Francesco D’Andrea e Bernardo Tanucci – I “Novatori”.

La "vendetta" intellettuale dei discepoli degli Investiganti non avvenne attraverso le armi, ma attraverso i libri e le leggi. Quello che il Cardinale

La "vendetta" intellettuale dei discepoli 

degli Investiganti non avvenne attraverso le armi, 

ma attraverso i libri e le leggi.

 

Quello che il Cardinale Cantelmo pensava di aver sepolto con le abiure del 1694, in realtà divenne il seme della più grande stagione culturale di Napoli: l'Illuminismo.

 

Ecco come i "eredi" degli Investiganti ribaltarono la situazione nel Settecento:

 

1. Pietro Giannone e l'attacco frontale

Il colpo più duro arrivò da Pietro Giannone, un giurista che si formò proprio nel solco tracciato da Francesco D'Andrea.

 

  • L'opera: Nel 1723 pubblicò l'"Istoria civile del Regno di Napoli".
  • La vendetta: In questo libro, Giannone non usò la scienza di Cartesio, ma la storia del diritto.
    Dimostrò che il potere della Chiesa a Napoli era un'usurpazione storica. Fu la risposta intellettuale definitiva alla "prepotenza" di Cantelmo: Giannone mise per iscritto ciò che i giuristi dell'Accademia avevano sempre pensato, ovvero che lo Stato deve essere sovrano e la Chiesa non deve interferire nelle leggi civili.

2. Dalla "Scienza Nascosta" alla Scienza Pubblica

Mentre nel Seicento Tommaso Cornelio doveva riunirsi in segreto, nel Settecento le idee degli Investiganti divennero cattedre universitarie.

 

  • Antonio Genovesi: Fu il primo a insegnare Economia in Europa (a Napoli). Il suo metodo era basato sull'osservazione dei fatti e sulla ragione, esattamente come predicava l'Accademia degli Investiganti.
  • L'eredità medica: La medicina sperimentale di Cornelio divenne la base per la riforma degli ospedali e degli studi anatomici napoletani, che divennero tra i più avanzati d'Europa.

 

3. La sconfitta dell'Inquisizione

La vera vittoria postuma avvenne sul piano istituzionale. Il risentimento accumulato durante il Processo agli Ateisti portò il governo napoletano (sotto i Borbone, specialmente con il ministro Bernardo Tanucci) a una politica di ferro contro la Curia:

 

  • Furono limitati i poteri dei tribunali ecclesiastici.
  • Fu impedita definitivamente l'introduzione dell'Inquisizione romana.
  • Molti ordini religiosi (tra cui i Gesuiti, spesso visti come i "delatori" degli Investiganti) furono espulsi dal Regno nel 1767.

4. Il legame con la Massoneria e i circoli colti

Molti dei temi cari ai "Giovani Novatori" (libertà di pensiero, atomismo, critica ai dogmi) trovarono rifugio nelle logge massoniche che si diffusero a Napoli a metà Settecento.

 

Qui, la memoria degli "Eroi del 1688" (come De Cristofaro) veniva onorata come quella di pionieri che avevano pagato con il carcere la strada verso il progresso.

 

In conclusione: chi ha vinto davvero?

 

Sebbene Cantelmo sia morto da trionfatore e Giannelli e De Cristofaro abbiano finito i loro giorni nell'ombra o sotto controllo, la storia ha dato ragione a questi ultimi.

Napoli nel XVIII secolo divenne una delle capitali mondiali del pensiero laico e scientifico proprio grazie alla resistenza culturale iniziata in quelle piccole stanze dell'Accademia degli Investiganti.


Francesco D’Andrea, Pietro Giannone 

e Bernardo Tanucci.

 

Certamente. Il legame tra Francesco D'Andrea e Pietro Giannone rappresenta il passaggio di testimone fondamentale per la storia del pensiero laico europeo.

Se D'Andrea fu il "padre spirituale" e la mente politica, Giannone fu il "martire" che trasformò quelle idee in un sistema storico e giuridico esplosivo.



francesco-dandrea-03.jpeg

Francesco D'Andrea (1625–1698): 

L'Architetto della Resistenza

 

D'Andrea non fu solo un avvocato; fu il più grande intellettuale civile della Napoli del Seicento.

 

  • Il Metodo Giuridico: Egli applicò alla legge lo stesso rigore che Tommaso Cornelio applicava alla medicina. Non si fidava dei dogmi: voleva vedere i documenti, le prove, la storia.
  • Il Ruolo Politico: Come capo del ceto dei togati, difese strenuamente l'autonomia del Regno di Napoli dalle pretese del Papa. Fu lui a creare lo scudo legale che impedì al Cardinale Cantelmo di istituire un'Inquisizione "piena" a Napoli.
  • L'Eredità: Nelle sue "Avvertimenti ai nipoti", D'Andrea tracciò la via per un nuovo intellettuale: un uomo di legge che è anche filosofo e scienziato.
    Nonostante le pressioni del Processo agli Ateisti, non rinnegò mai i suoi giovani discepoli, proteggendoli fin dove il suo potere glielo permise.

Francesco D'Andrea nacque a Ravello nel 1625, figlio di Diego D'Andrea, avvocato napoletano che nacque a Napoli il 10 settembre 1600 e apparteneva a una famiglia di avvocati e giuristi, ed era fratello del poeta Onofrio D'Andrea (Napoli, 9 giugno 1607-post 1647).

La madre, Lucrezia Coppola, era di famiglia nobile iscritta al Sedile di Montagna.

 

Tra i fratelli di Francesco troviamo Gennaro (1637-1710), giurista e magistrato del viceregno di Napoli.

 

Studiò legge a Napoli, dove si laureò nel 1641 sotto la guida di Giovanni Andrea Di Paolo, il quale era un giurista e docente di diritto, noto per la sua attività accademica e per aver formato diversi studenti nel campo giuridico.

 

Sul finire del 1646 venne inviato dal viceré, il duca d'Arcos, a Chieti e a Lanciano nell'Abruzzo citeriore in qualità di avvocato fiscale, con l'incarico di mediare le istanze municipaliste e antifeudali delle città alla vigilia della rivoluzione napoletana del 1647-1648.

 

Inoltre, fu avvocato primario del Regno di Napoli, partecipando attivamente alla vita intellettuale e agli studi scientifici in vari ambienti culturali italiani. ​

 

Frequentò l'Accademia di Camillo Colonna, dedicandosi alla filosofia atomista e al rinnovamento culturale e scientifico dove si illustravano i fondamenti della filosofia atomista e si dava avvio al rinnovamento della cultura e della scienza napoletana.

 

Fu membro e fondatore dell'Accademia degli Investiganti e difese strenuamente il sapere dei moderni nel testo, rimasto manoscritto, Apologia in difesa degli atomisti e nella Risposta a favore del Sig. Lionardo di Capoa (1694).

Avvocato primario del Regno di Napoli, D'Andrea viaggiò e partecipò alla vita intellettuale e agli studi scientifici in molti ambienti culturali italiani. Morì l'11 settembre 1698 nel palazzo Doria a Candela.


Francesco D'Andrea ha scritto diverse opere, tra cui:

  1. Apologia in difesa degli atomisti - Un testo rimasto manoscritto, in cui difendeva strenuamente il sapere dei moderni e le teorie atomiste. ​
  2. Risposta a favore del Sig. Lionardo di Capoa (1694) - Un'opera in cui sosteneva le idee moderne e difendeva il pensiero scientifico e filosofico del suo tempo. ​

 

Questi scritti riflettono il suo impegno nel promuovere il rinnovamento culturale e scientifico nel Regno di Napoli. ​

 

L'Accademia degli Investiganti, di cui Francesco D'Andrea fu membro e fondatore, rappresentava un'importante istituzione culturale e scientifica nel Regno di Napoli. ​

Era un circolo intellettuale che promuoveva il rinnovamento della cultura e della scienza, sostenendo il sapere dei moderni e i principi della filosofia atomista. ​ L'accademia si opponeva alle visioni tradizionali e scolastiche, favorendo un approccio più innovativo e sperimentale alla conoscenza. ​

La filosofia atomista è uno dei fondamenti illustrati nell'Accademia di Camillo Colonna, 

frequentata da Francesco D'Andrea.

 

Si tratta di una corrente filosofica che sostiene che la realtà sia composta da particelle indivisibili e fondamentali chiamate atomi, che si muovono nel vuoto.

 

Questa teoria, originata nell'antica Grecia con filosofi come Democrito e Leucippo, fu ripresa e sviluppata durante il Rinascimento e il periodo moderno, influenzando il pensiero scientifico e filosofico.

 

L'Accademia degli Investiganti fondata da intellettuali come Francesco D'Andrea ha avuto un ruolo significativo nel rinnovamento della cultura e della scienza napoletana.

 

Si opponeva alle tradizioni scolastiche e promuoveva il sapere moderno, inclusi i principi della filosofia atomista. ​

 

Ha contribuito a diffondere idee innovative e a stimolare il dibattito intellettuale, favorendo un approccio più critico e sperimentale alla conoscenza. ​

 

Questo ha avuto un impatto importante sulla trasformazione culturale e scientifica del Regno di Napoli nel XVII secolo. ​



pietro-giannone-copia.jpeg

Pietro Giannone (1676–1748): 

Il Vendicatore di Carta

 

Nato nel Gargano ma formatosi a Napoli sotto l'influenza diretta della scuola di D'Andrea, Giannone portò le idee degli Investiganti alle loro estreme conseguenze.

 

Rappresenta il culmine intellettuale e il compimento politico delle battaglie iniziate dai "Novatori" e dall'Accademia degli Investiganti che abbiamo discusso.

Se Francesco D'Andrea fu il mentore della classe togata napoletana, Giannone ne fu il martire e il più grande teorico.

Giannone si formò a Napoli proprio nel clima creato da Francesco D'Andrea (che egli considerava il suo maestro spirituale).

Egli portò a termine il progetto dei Novatori: utilizzare la storia e il diritto per dimostrare che lo Stato deve essere indipendente dalla Chiesa.


L'opera: "Istoria civile del Regno di Napoli" (1723)

 

Questa è una delle opere più influenti dell'intera storiografia europea. A differenza delle storie dell'epoca, che parlavano di battaglie e re, Giannone scrisse una storia delle leggi e delle istituzioni.

  • L'obiettivo: Dimostrare come, nel corso dei secoli, la Chiesa avesse progressivamente usurpato poteri, tribunali e proprietà che appartenevano legittimamente allo Stato (il Re).
  • Il metodo: Usò un rigore documentario estremo, applicando quel metodo critico e razionale che gli Investiganti avevano promosso nella scienza.

 

Giannone impiegò vent'anni per scrivere questo capolavoro. Non era una semplice cronaca di re e battaglie, ma un'analisi di come la Chiesa avesse gradualmente sottratto poteri e terre allo Stato attraverso falsi documenti e privilegi abusivi.

 

Il Giusnaturalismo e la Lotta al Potere Ecclesiastico

Giannone è il principale esponente del Giurisdizionalismo napoletano. Sosteneva che:

  • Il sovrano ha piena giurisdizione sul territorio, inclusi i beni e gli uomini della Chiesa.
  • I privilegi del clero (esenzione dalle tasse, tribunali speciali) erano abusi storici che andavano eliminati.
  • La religione deve riguardare la coscienza, non il potere temporale o la politica.

 

Una Vita di Persecuzione

Il successo del suo libro fu la sua rovina. 

La reazione della Chiesa fu violentissima:

  • Scomunica e Fuga: L'opera fu messa all'Indice nel 1723. Giannone dovette fuggire da Napoli per evitare l'arresto, rifugiandosi prima a Vienna e poi a Ginevra.
  • Il tradimento e il carcere: Attratto con l'inganno in Piemonte da emissari del Re di Sardegna (Carlo Emanuele III), fu arrestato nel 1736 per compiacere il Papa.
  • La morte: Passò gli ultimi 12 anni della sua vita in prigione, nella cittadella di Torino, dove morì nel 1748 senza mai aver ritrattato le sue idee.

Perché fu la "Vendetta" degli Investiganti.

  1. Smascheramento della Curia: Giannone diede una base storica scientifica ai sospetti degli Investiganti.
    Dimostrò che il potere temporale dei papi non era divino, ma un prodotto storico (e spesso fraudolento).
  2. La Ragione contro la Superstizione: Riprese il razionalismo di Cartesio e lo usò come un'arma politica contro il fanatismo religioso che aveva alimentato il Processo del 1688.
  3. Internazionalizzazione: Il libro di Giannone divenne un best-seller in tutta Europa, tradotto in inglese e francese. Le sofferenze degli Investiganti napoletani divennero, grazie a lui, un caso internazionale che ispirò filosofi come Montesquieu e Voltaire.

Il tragico destino

 

La Chiesa non gli perdonò mai questo attacco.

  • L'Esilio: Giannone dovette fuggire da Napoli subito dopo la pubblicazione. Girovagò per l'Europa (Vienna, Venezia, Ginevra), inseguito dalle scomuniche.
  • Il Rapimento e la Prigione: Mentre si trovava a Ginevra (territorio protestante), fu attirato con l'inganno in Savoia, rapito dagli agenti del Re di Sardegna (alleato del Papa) e rinchiuso nelle carceri di Torino e della cittadella di Miolans.
  • La Morte: Passò gli ultimi 12 anni della sua vita in prigione, morendo nel 1748 senza mai aver rivisto la libertà.

 

 

Conclusione: Un ponte tra due secoli

 

Francesco D'Andrea e Pietro Giannone formano un arco perfetto:

  • D'Andrea visse la fase della "resistenza" e dell'investigazione segreta, subendo l'urto della prepotenza di Cantelmo.
  • Giannone trasformò quella resistenza in un attacco frontale che cambiò per sempre il rapporto tra Stato e Chiesa in Italia.

Sebbene entrambi abbiano sofferto (D'Andrea vide i suoi amici processati, Giannone morì in cella), il loro pensiero è ciò che ha reso Napoli, nel Settecento, la "Capitale delle Luci".

Ti piacerebbe conoscere un dettaglio specifico su come Giannone descrisse il "Processo agli Ateisti" nella sua opera, o magari approfondire il ruolo di Bernardo Tanucci, il ministro che mise in pratica le loro idee?

In sintesi:

 

  1. Dagli Investiganti a Giannone: Se Tommaso Cornelio aveva liberato la scienza dall'autorità dei classici, Giannone liberò la storia e la politica dall'autorità dei dogmi ecclesiastici.
  2. La fine dei Novatori: Mentre i processi del 1688 (De Cristofaro, Giannelli, ecc.) cercavano di colpire le singole persone, la condanna di Giannone fu il tentativo di colpire la "mente" del nuovo Stato laico che stava nascendo.
  3. L'eredità: Giannone è considerato il ponte tra il Seicento degli Investiganti e il Settecento dell'Illuminismo. Senza di lui, non avremmo avuto figure come Gaetano

 

L'intreccio tra il pensiero di Giannone e l'azione politica di Tanucci rappresenta il trionfo postumo degli Investiganti.


Vediamo come la "storia" si trasformò in "legge".

 

Pietro Giannone e la memoria del Processo agli Ateisti

 

Pietro Giannone, nella sua "Istoria civile del Regno di Napoli", non si limitò a narrare i fatti del passato, ma descrisse il Processo agli Ateisti (1688-1697) come un evento spartiacque, denunciando l'oscurantismo della Curia.

 

  • La critica a Cantelmo: Giannone dipinse il Cardinale Giacomo Cantelmo non come un pastore di anime, ma come un politico spietato che usava l'accusa di "ateismo" per intimidire il ceto dei giuristi.
  • La difesa dei Novatori: Giannone fu il primo a dare dignità intellettuale ai processati (come De Cristofaro e Giannelli).
    Spiegò che non erano "atei", ma menti illuminate che cercavano di liberare la filosofia napoletana dal giogo dell'aristotelismo medievale.
  • Il valore del dubbio: Attraverso la descrizione del processo, Giannone lanciò un messaggio chiaro: il dubbio metodico di Cartesio e l'atomismo di Gassendi erano strumenti di progresso, mentre la repressione inquisitoriale era un crimine contro la ragione umana.

La "ferocia" intellettuale di Pietro Giannone non nasceva da un odio astratto verso la religione, 

ma da una profonda analisi giuridica e storica.

 

Per lui, il potere temporale della Chiesa era un "cancro" che impediva al Regno di Napoli di diventare uno Stato moderno.

 

Ecco, in sintesi, i motivi principali della sua battaglia:

 

1. La Chiesa come "Stato nello Stato"

Giannone vedeva Napoli paralizzata da quella che chiamava usurpazione. La Chiesa non si limitava a curare le anime, ma gestiva:

  • Tribunali propri: Se un prete commetteva un crimine, non veniva giudicato dallo Stato ma dalla Chiesa (foro ecclesiastico).
  • Esenzioni fiscali: Immense proprietà terriere (la "manomorta") non pagavano tasse, impoverendo le casse del Re.
  • Asilo politico: Bastava rifugiarsi in una chiesa per sfuggire alla giustizia statale.
     

Per Giannone, uno Stato non è libero se non ha il controllo totale sul suo territorio e sui suoi abitanti.

 

2. La Storia come "Smontaggio" di un Inganno

Giannone usò la storia come un'arma.

Nell' Istoria civile, egli dimostrò che il potere del Papa non era "divino" dall'origine, ma era stato costruito pezzo dopo pezzo attraverso falsificazioni medievali e debolezze dei sovrani.

  • L'obiettivo: Togliere l'aura di sacralità alle pretese della Chiesa, mostrandole come semplici fatti politici modificabili.

 

3. La lezione del "Processo agli Ateisti"

Come abbiamo visto, Giannone era il pupillo di Francesco D'Andrea. Egli assistette da giovane alla persecuzione dei suoi maestri (i Novatori) da parte del cardinale Cantelmo Stuart.

  • Vide come l'Inquisizione venisse usata non per difendere la fede, ma per eliminare l'opposizione politica e intellettuale.
  • Capì che finché la Chiesa avesse avuto il potere di arrestare e processare i sudditi, nessuna libertà di pensiero sarebbe stata possibile.

 

4. Il Giusnaturalismo (Il diritto naturale)

Influenzato dalle nuove filosofie europee, Giannone credeva che il potere del Re derivasse dalla necessità di ordine civile, non da una concessione del Papa.

  • Lo Stato deve occuparsi del benessere terreno.
  • La Chiesa deve occuparsi della salvezza spirituale.
  • Se la Chiesa entra nel campo del benessere terreno (soldi, leggi, carceri), sta violando la sua missione originale.

In sintesi: Perché fu "feroce"?

 

Fu feroce perché capì che il compromesso non era possibile.

Finché la Chiesa avesse posseduto tribunali e terre, lo Stato sarebbe rimasto un fantoccio. La sua non era una lotta contro Dio, ma una lotta per la sovranità: il diritto di un popolo di essere governato dalle proprie leggi e non da quelle di un sovrano straniero (il Papa).

Il prezzo della sua ferocia fu altissimo: morì in carcere, solo e perseguitato, diventando il simbolo del libero pensiero contro il dogma.



bernardo-tanucci01a.jpeg

Bernardo Tanucci (1698–1783): 

Dalla teoria alla riforma

Nato a Stia, Casentino, nel 1698 e morto vicino Napoli nel 1783. ​ 
Fu una figura di spicco presso la corte borbonica napoletana, sostenendo riforme politiche opponendosi agli abusi e ai privilegi presenti nel regno unificando le forze innovatrici contro l'assolutismo e opponendovisi. ​

 

Fu uno dei principali promotori della soppressione dei gesuiti nel 1773. ​

 

Insegnò diritto all'università di Pisa e scrisse vari opuscoli tra il 1728 e il 1731. ​

 

Le sue memorie politico-giuridiche lo fecero notare da Carlo di Borbone, che lo portò a Napoli come consigliere. ​

Ricoprì ruoli importanti, tra cui ministro di Giustizia (1752), ministro degli Esteri e della Casa reale (1754). ​

 

Dopo che Carlo divenne re di Spagna nel 1759, l'uomo politico acquisì una posizione dominante nel governo napoletano, contribuendo a sopprimere abusi e privilegi. ​

 

Fu responsabile del trattato austro-napoletano (1759) e della mancata adesione al patto di famiglia del 1761. ​

 

Tuttavia, la regina Maria Carolina era contraria alla sua influenza e non tollerando il predominio di Tanucci nel governo, riuscì a influenzare il suo potere e a farlo cadere nel 1776 ponendo fine alla sua posizione predominante nel governo napoletano. 

Principali ruoli ricoperti.

  • Professore di diritto all'università di Pisa. ​
  • Consigliere del Collaterale presso la corte borbonica napoletana. ​
  • Ministro di Giustizia (1752). ​
  • Ministro degli Esteri e della Casa reale (1754). ​
  • Figura predominante nel governo napoletano durante la reggenza e i primi anni del regno di Ferdinando IV. ​
     

Importanza del trattato austro-napoletano del 1759

Il trattato austro-napoletano del 1759 fu significativo perché stabilì un accordo tra Napoli e l'Austria, rafforzando le relazioni diplomatiche e politiche tra le due potenze. ​ Inoltre, il politico evitò la partecipazione della corte borbonica di Napoli al patto di famiglia del 1761, preservando l'indipendenza politica del regno. ​

Conseguenze della soppressione dei gesuiti nel 1773

 

La soppressione dei gesuiti, promossa dal politico e concordata da tutte le corti borboniche, segnò un importante passo nella lotta contro l'influenza della Chiesa e l'assolutismo pontificio. ​ Questo evento contribuì a ridurre il potere dei gesuiti e a rafforzare il controllo statale sulle istituzioni religiose. ​

Ebbe un impatto significativo sulla società europea.

 

I gesuiti erano influenti nell'educazione, nella cultura e nella politica, e la loro eliminazione portò a una redistribuzione del controllo delle istituzioni educative e religiose. Questo evento favorì l'ascesa di idee illuministiche e il rafforzamento del potere statale rispetto a quello ecclesiastico, contribuendo a una maggiore laicizzazione della società. ​

 

Le principali conseguenze furono:

  • Redistribuzione del potere educativo e religioso: Le scuole e le proprietà dei gesuiti furono trasferite ad altre istituzioni, spesso sotto il controllo statale o di altri ordini religiosi. ​
  • Indebolimento dell'influenza papale: La soppressione fu un colpo al potere del papato, rafforzando il controllo statale sulle questioni religiose. ​
  • Diffusione delle idee illuministiche: Con la riduzione dell'influenza gesuita, si aprì spazio per una maggiore diffusione delle idee razionaliste e laiche. ​
  • Impatto sociale e culturale: La società subì un cambiamento, con una maggiore separazione tra Stato e Chiesa e una trasformazione delle strutture educative.

Questi effetti contribuirono a plasmare il panorama politico e culturale dell'Europa del XVIII secolo.


Se Giannone fu la "voce" della vendetta degli Investiganti, Bernardo Tanucci ne fu il "braccio". 

Ministro di Carlo di Borbone e poi reggente per Ferdinando IV, Tanucci mise in pratica tutto ciò che Francesco D'Andrea aveva sognato e Pietro Giannone aveva teorizzato.

 

  • L'abolizione dell'Inquisizione: Nel 1746, Tanucci impedì definitivamente il ritorno del Sant'Uffizio a Napoli. Ricordando le "prepotenze" subite dagli Investiganti e il martirio di Giannone, stabilì che la giustizia religiosa doveva essere sottomessa a quella dello Stato.
  • La cacciata dei Gesuiti (1767): Considerati i grandi accusatori e i "nemici della ragione" nel secolo precedente, i Gesuiti furono espulsi dal Regno. Fu un atto di forza simbolico e pratico: i loro beni furono confiscati e le loro scuole trasformate in istituzioni pubbliche e laiche.
  • Il giurisdizionalismo estremo: Tanucci ridusse drasticamente il numero dei monaci e dei preti, limitò l'immunità dei beni ecclesiastici (la "mano morta") e rivendicò la sovranità dello Stato su ogni aspetto della vita civile.

Il cerchio si chiude: D'Andrea, Giannone, Tanucci

 

Il percorso è netto e affascinante:

  1. Francesco D'Andrea creò la cultura del diritto civile e protesse i giovani scienziati dell'Accademia degli Investiganti.
  2. Pietro Giannone trasformò quel diritto in una storia di liberazione nazionale, pagando con la vita la sua audacia.
  3. Bernardo Tanucci usò quella storia per scrivere le leggi di uno Stato moderno, riducendo la Chiesa a una funzione puramente spirituale.

 

Questa catena di uomini ha reso Napoli il laboratorio dell'Illuminismo europeo. Mentre il Cardinale Cantelmo pensava di aver vinto con le fiamme e le abiure, in realtà aveva solo acceso un incendio intellettuale che, attraverso Giannone e Tanucci, avrebbe distrutto il vecchio mondo della Controriforma.

 

La vicenda della cattura di Pietro Giannone è uno dei capitoli più cupi e romanzeschi della storia intellettuale europea, un vero "intrigo internazionale" orchestrato dalla Curia romana e realizzato grazie al tradimento di un sovrano.


Ecco come si svolsero i fatti del 1736:

 

1. Il rifugio a Ginevra

Dopo la pubblicazione dell'"Istoria civile" (1723), Giannone era diventato l'uomo più ricercato dalla Chiesa. Dopo anni di esilio a Vienna e Venezia, nel 1735 cercò rifugio a Ginevra, la città di Calvino.

Per un intellettuale perseguitato dal Papa, Ginevra era il luogo ideale: una città protestante, fuori dalla giurisdizione dell'Inquisizione, dove Giannone poteva scrivere liberamente il suo nuovo capolavoro, il "Triregno".
 

2. La trappola del "Vile Tradimento"

La Chiesa non poteva arrestarlo in territorio ginevrino senza scatenare un incidente diplomatico. Fu quindi ideata una trappola basata sull'inganno e sulla violazione del diritto d'asilo.

  • L'esca: Carlo Emanuele III, Re di Sardegna e Duca di Savoia, agì d'accordo con la Santa Sede. Fu inviato un agente provocatore (o un falso amico) che convinse Giannone a varcare il confine per festeggiare la Pasqua in una villa in territorio sabaudo, a Vésenaz, appena fuori Ginevra.
  • L'arresto (Notte tra il 24 e il 25 marzo 1736): Convinto di essere al sicuro e protetto dall'ospitalità, Giannone fu sorpreso nel sonno dai soldati sabaudi. Fu un rapimento in piena regola: il filosofo fu caricato su una carrozza e portato via in catene.
     

3. La prigionia perpetua

Giannone non tornò mai più in libertà. Il Re di Sardegna, per compiacere il Papa e ottenere vantaggi politici, lo trasformò in un prigioniero di Stato.

  • Fu rinchiuso prima nel castello di Miolaus, poi nel forte di Bard e infine nella cittadella di Torino.
  • In carcere, Giannone subì enormi pressioni psicologiche e fisiche affinché abiurasse le sue idee.
    Sotto tortura morale e in stato di isolamento, fu costretto a firmare una ritrattazione dei suoi scritti nel 1738, ma questo non gli valse la libertà.
     

4. La morte nel dimenticatoio

Mentre in tutta Europa i filosofi dell'Illuminismo (come Voltaire) gridavano allo scandalo per la sua detenzione, Giannone deperiva in cella. Morì il 7 marzo 1748, dopo 12 anni di prigionia, solo e malato. La sua morte fu tenuta quasi nascosta per evitare che diventasse un martire ancora più potente.


Perché questo tradimento è importante.

Il rapimento di Giannone dimostrò a tutta l'Europa colta che la lotta degli Investiganti e dei loro eredi non era solo una disputa accademica, ma una battaglia mortale.

 

Il "metodo Giannone" (colpire l'intellettuale attraverso il potere politico) divenne il simbolo di ciò che l'Illuminismo doveva abbattere.

 

Fu proprio l'indignazione per la fine di Giannone a spingere il ministro Bernardo Tanucci a Napoli a essere così implacabile contro la Chiesa negli anni successivi: per Tanucci, ogni riforma anticuriale era anche un atto di giustizia per la memoria di Pietro Giannone.



I NOVATORI

 

I novatori (o innovatori) erano un gruppo di intellettuali, giuristi, medici e scienziati napoletani della seconda metà del XVII secolo che si fecero promotori di un profondo rinnovamento culturale, filosofico e scientifico nel Regno di Napoli.

 

Il termine, spesso usato in senso dispregiativo dai difensori della tradizione per indicare chi "portava novità" pericolose, divenne il simbolo di una generazione che voleva spezzare il monopolio del pensiero medievale.

 

Ecco i punti chiave per capire chi erano e cosa rappresentavano:

 

1. La Sfida all'Aristotelismo

Prima dei novatori, la cultura ufficiale era dominata dalla Scolastica, un sistema di pensiero basato sull'autorità indiscussa di Aristotele e della Chiesa.

  • Cosa rifiutavano: Il principio di autorità (ipse dixit). Non accettavano una verità solo perché scritta nei libri antichi.
  • Cosa proponevano: L'uso della ragione e dell'osservazione diretta della natura. Si ispiravano al metodo sperimentale di Galileo Galilei.

 

2. Il "Ceto Togato" e Civile

I novatori non erano solo filosofi isolati; appartenevano in gran parte al cosiddetto ceto civile o togato (avvocati, magistrati, funzionari statali).

  • Vedevano nel rinnovamento della cultura uno strumento per modernizzare lo Stato e limitare i privilegi eccessivi del clero e della nobiltà feudale.
  • Figure come Francesco D'Andrea incarnavano perfettamente questo legame tra diritto, politica e nuova scienza.

 

3. Le Influenze Europee: Cartesio e Gassendi

I novatori aprirono le porte di Napoli alle più avanzate teorie europee dell'epoca:

  • Cartesianesimo: Da Cartesio presero il dubbio metodico e l'idea che la realtà potesse essere spiegata attraverso leggi matematiche e razionali.
  • Atomismo (Gassendi): Ripresero l'idea che la materia fosse composta di atomi. Questa visione era considerata pericolosissima dalla Chiesa perché sembrava negare la presenza diretta di Dio in ogni fenomeno fisico.

 

4. L'Accademia degli Investiganti

Il loro "quartiere generale" fu l'Accademia degli Investiganti, fondata da Tommaso Cornelio. Qui si discuteva di tutto: fisica, medicina, diritto e filosofia. Fu il primo vero laboratorio di pensiero moderno nel Sud Italia.

 

5. Il Conflitto con l'Inquisizione

Proprio perché le loro idee minavano il controllo ideologico della Chiesa, i novatori finirono nel mirino del Sant'Uffizio.

  • Vennero accusati di ateismo, materialismo e libertinismo.
  • Il celebre "Processo agli Ateisti" (1688-1697) fu il tentativo della Chiesa di schiacciare questo movimento. Molti novatori (come Giacinto de Cristofaro e Basilio Giannelli) furono costretti all'abiura, ma il seme del dubbio era ormai piantato.

 

In sintesi

I novatori furono i precursori dell'Illuminismo napoletano. Senza di loro, le grandi opere di Giambattista Vico o Pietro Giannone nel secolo successivo non sarebbero state possibili. Furono coloro che traghettarono Napoli dal dogmatismo del Seicento verso la luce della ragione moderna.

Archivio Lubrano

Cataloghi

blog-detail

Antonio Filangieri di Candida: La Chiesa e il Monastero di San Giovanni a Carbonara
Luigi Lubrano, Pubblicazioni, Paolo Lubrano, Blog Personale, Miei testi,

Antonio Filangieri di Candida: La Chiesa e il Monastero di San Giovanni a Carbonara

Paolo

18/02/2026 09:19:00

Il volume "La Chiesa e il Monastero di San Giovanni a Carbonara" di Antonio Filangieri di Candida, curato da Riccardo Filangieri di Candida, è un'oper

Antonio e Riccardo Filangieri di Candida.
Luigi Lubrano, Pubblicazioni, Paolo Lubrano, Blog Personale, Miei testi,

Antonio e Riccardo Filangieri di Candida.

Paolo

17/02/2026 11:29:00

Antonio Filangieri di Candida fu uno stimato storico dell'arte ed erudito, Riccardo Filangieri di Candida fu una figura centrale della cultura archivistica ital

L’omaggio a Emmanuele Rocco e il breve cenno autobiografico dell'autore, Lorenzo Rocco
Luigi Lubrano, Pubblicazioni, Paolo Lubrano, Blog Personale, Miei testi,

L’omaggio a Emmanuele Rocco e il breve cenno autobiografico dell'autore, Lorenzo Rocco

Paolo

12/02/2026 12:52:00

Alla fine della sua trattazione pubblicata “a puntate” in più numeri del “Bollettino del Bibliofilo” l’autore racconta in primis del padre “Emmanuele Rocco".

Lorenzo Rocco. La stampa periodica napoletana delle rivoluzioni - 1799-1820-1848-1860
Luigi Lubrano, Pubblicazioni, Paolo Lubrano, Blog Personale, Miei testi,

Lorenzo Rocco. La stampa periodica napoletana delle rivoluzioni - 1799-1820-1848-1860

Paolo

10/02/2026 09:41:00

Il documento tratta della stampa periodica napoletana durante le rivoluzioni del 1799, 1820, 1848 e 1860. Si tratta di uno studio storico-bibliografico sulla st

Indice degli “Spunti” suggeriti dal “Bollettino del Bibliofilo” Un percorso di approfondimento tra estratti e nuovi contributi
Luigi Lubrano, Pubblicazioni, Paolo Lubrano, Blog Personale, Miei testi,

Indice degli “Spunti” suggeriti dal “Bollettino del Bibliofilo” Un percorso di approfondimento tra est

Paolo

07/02/2026 12:26:00

l’ “Indice degli Spunti dal Bollettino del Bibliofilo”: uno strumento pensato per raccogliere e organizzare questi contributi e approfondimenti, offrendo così a

Giacinto de' Sivo:
Luigi Lubrano, Pubblicazioni, Paolo Lubrano, Blog Personale, Miei testi,

Giacinto de' Sivo: "Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861".

Paolo

07/02/2026 12:08:00

La "Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861" di Giacinto de' Sivo è considerata l'opera più importante della storiografia legittimista e borbonica.

PIETRO COLLETTA
Luigi Lubrano, Pubblicazioni, Paolo Lubrano, Blog Personale, Miei testi,

PIETRO COLLETTA "Storia del Reame di Napoli dal 1734 sino al 1825"

Paolo

05/02/2026 11:51:00

La "Storia del Reame di Napoli dal 1734 sino al 1825" non è solo un libro di storia; è il resoconto appassionato, tormentato e talvolta feroce di un u

Nino Cortese: “AGGIUNTE AL SAGGIO DI BIBLIOGRAFIA COLLETTIANA”
Luigi Lubrano, Pubblicazioni, Paolo Lubrano, Blog Personale, Miei testi,

Nino Cortese: “AGGIUNTE AL SAGGIO DI BIBLIOGRAFIA COLLETTIANA”

Paolo

02/02/2026 12:30:00

Nel 1921 Luigi Lubrano pubblica, quale estratto dal “BOLLETTINO DEL BIBLIOFILO – ANNO III – NUMERI 1 – 4”, un opuscolo di Nino Cortese dal titolo AGGI

INDICE DEGLI ESTRATTI “Bollettino del bibliofilo” – Volume Primo e Volume Secondo
Luigi Lubrano, Pubblicazioni, Paolo Lubrano, Blog Personale, Miei testi,

INDICE DEGLI ESTRATTI “Bollettino del bibliofilo” – Volume Primo e Volume Secondo

Paolo

02/02/2026 11:41:00

Questa pagina presenta l’indice degli estratti selezionati dai due volumi del “Bollettino del bibliofilo”. Gli estratti qui raccolti affrontano sia temi di cara

Antonio Bellucci: “La cronaca delle infestazioni sataniche nella Casa dei Girolamini di Napoli”
Luigi Lubrano, Pubblicazioni, Paolo Lubrano, Blog Personale, Miei testi,

Antonio Bellucci: “La cronaca delle infestazioni sataniche nella Casa dei Girolamini di Napoli”

Paolo

31/01/2026 12:19:00

“Bollettino del Bibliofilo”: Lo scritto descrive una cronaca del XVIII secolo riguardante presunte infestazioni sataniche avvenute nella Casa dei Girolamini di

La “biblioteca Oratoriana dei Gerolomini” e lo scultore Giuseppe Sammartino – Sanmartino.
Luigi Lubrano, Pubblicazioni, Paolo Lubrano, Blog Personale, Miei testi,

La “biblioteca Oratoriana dei Gerolomini” e lo scultore Giuseppe Sammartino – Sanmartino.

Paolo

29/01/2026 10:45:00

Giuseppe Sanmartino (o Sammartino; Napoli, 1720 – Napoli, 12 dicembre 1793) è stato il più grande interprete della scultura del Settecento napoletano,

LA “BIBLIOTECA ORATORIANA DEI GIROLAMINI”
Luigi Lubrano, Pubblicazioni, Paolo Lubrano, Blog Personale, Miei testi,

LA “BIBLIOTECA ORATORIANA DEI GIROLAMINI”

Paolo

28/01/2026 09:58:00

La "Casa dei Girolamini" (o più correttamente il Complesso Monumentale dei Girolamini) non è solo un edificio, ma uno dei poli culturali più densi e a

Il Bollettino del bibliofilo – La bibliografia e i cataloghi librari - Volume Secondo
Luigi Lubrano, Pubblicazioni, Paolo Lubrano, Blog Personale, Miei testi,

Il Bollettino del bibliofilo – La bibliografia e i cataloghi librari - Volume Secondo

Paolo

27/01/2026 11:17:00

Il primo volume ci ha presentato la “Biblioteca Brancacciana”, questo secondo volume volume ci introduce alla “Biblioteca statale Oratoriana dei Girol

ALFONSO MIOLA I BENI DELLA CHIESA VESCOVILE DI TROPEA e di altre Chiese di quella Diocesi nel 1494
Luigi Lubrano, Pubblicazioni, Paolo Lubrano, Blog Personale, Miei testi,

ALFONSO MIOLA I BENI DELLA CHIESA VESCOVILE DI TROPEA e di altre Chiese di quella Diocesi nel 1494

Paolo

19/01/2026 09:59:00

È, quello seguente, un ulteriore articolo che viene pubblicato all’interno del secondo volume del  “Bollettino del Bibliofilo” - quadrimestre “settemb

Da “BOLLETTINO DEL BIBLIOFILO” – VOLUME PRIMO. LA BIBLIOTECA BRANCACCIANA
Luigi Lubrano, Pubblicazioni, Paolo Lubrano, Blog Personale, Miei testi,

Da “BOLLETTINO DEL BIBLIOFILO” – VOLUME PRIMO. LA BIBLIOTECA BRANCACCIANA

Paolo

17/01/2026 12:38:00

La Biblioteca Brancacciana fu fondata nel XVII secolo, precisamente nel 1673, grazie alla donazione della collezione personale di libri e manoscritti del cardin

DOMENICO CONFUORTO: “GIORNALI DI NAPOLI” INDICE DEGLI ARTICOLI DEGLI ARGOMENTI CHE SONO COLLEGATI.
Luigi Lubrano, Pubblicazioni, Paolo Lubrano, Blog Personale, Miei testi,

DOMENICO CONFUORTO: “GIORNALI DI NAPOLI” INDICE DEGLI ARTICOLI DEGLI ARGOMENTI CHE SONO COLLEGATI.

Paolo

15/01/2026 12:53:00

Perché predisporre un indice riferito a “Domenico Confuorto – Giornali di Napoli” in cui viene riportato un elenco di 22 articoli, parte dei quali non contengon

Pietro Giannone e
Luigi Lubrano, Pubblicazioni, Paolo Lubrano, Blog Personale, Miei testi,

Pietro Giannone e "La storia civile del regno di Napoli". La scomunica del cardinale Francesco Pignatelli. “

Paolo

15/01/2026 11:56:00

L'Istoria civile del Regno di Napoli (1723) di Pietro Giannone è un'opera monumentale che ha rivoluzionato il modo di scrivere la storia, passando dalla narrazi

DOMENICO CONFUORTO: “GIORNALI DI NAPOLI”. LA FIGURA DEL “CARDINALE NUNZIO” NELL’AMBITO DEL PROCESSO AGLI ATEISTI.
Luigi Lubrano, Pubblicazioni, Paolo Lubrano, Blog Personale, Miei testi,

DOMENICO CONFUORTO: “GIORNALI DI NAPOLI”. LA FIGURA DEL “CARDINALE NUNZIO” NELL’AMBITO DEL PROCESSO

Paolo

14/01/2026 10:29:00

La domanda: Chi è stato effettivamente il “Cardinale Nunzio” che emise e gestì le sentenze nei confronti di Giacinto De Cristofaro il 21 Dicembre del

DOMENICO CONFUORTO: “GIORNALI DI NAPOLI. LA DESCRIZIONE DELL'ABIURA DEI PRINCIPALI CONDANNATI
Luigi Lubrano, Pubblicazioni, Paolo Lubrano, Blog Personale, Miei testi,

DOMENICO CONFUORTO: “GIORNALI DI NAPOLI. LA DESCRIZIONE DELL'ABIURA DEI PRINCIPALI CONDANNATI

Paolo

14/01/2026 10:07:00

La Pubblica Abiura di Giacinto de Cristofaro L'abiura più famosa e drammatica fu quella dei principali imputati, in particolare Giacinto de Cristofaro

DOMENICO CONFUORTO: “GIORNALI DI NAPOLI”. Giambattista Vico, la “Scienza nuova” e le accuse che colpirono gli ateisti. Tommaso Cornelio e “Progymnasmata physica”.
Luigi Lubrano, Pubblicazioni, Paolo Lubrano, Blog Personale, Miei testi,

DOMENICO CONFUORTO: “GIORNALI DI NAPOLI”. Giambattista Vico, la “Scienza nuova” e le accuse che colpi

Paolo

13/01/2026 10:22:00

Giambattista Vico, non inserito nelle cronache narrate da Domenico Confuorto per gli anni dal 1679-1699, è di fatto collegato, ideologicamente, alle v

Narrativa

Pubblicazioni

Paolo Lubrano - Note, suggerimenti e testi vari.

https://www.iubenda.com/api/privacy-policy/29130648/cookie-policy/no-markup