In “Memorie di un Libraio” Luigi Lubrano scrive:
“[…] Nel 1938 decisi di rimettere libreria col nome di mio figlio Aldo e così nacque la Libreria in via Pessina 12.
Io personalmente continuavo a trattare affari per conto di Hoepli, la libreria invece indirizzata con libri moderni, con vari depositi dei più importanti editori, quali Hoepli, Laterza ed altri si andava sviluppando favorevolmente. […]”
Infatti da quell’anno anche i cataloghi e gli scritti non risultano più stampati con la dicitura “Napoli - Luigi Lubrano Editore” ma “Napoli - Aldo Lubrano Editore”: mio papà.
I volumi di Angelo Borzelli, stampati posteriormente a quella data così come anche questo, risultano di fatto pubblicati con la dicitura “Napoli - Aldo Lubrano Editore”.
Questo, terminato dall’autore nel mese di Aprile del 1941 viene finito di stampare il due luglio dello stesso anno.
In sintesi il contenuto dello scritto
Il documento analizza la vita e l'opera di Giovan Bernardino Bonifacio Marchese d'Oria, figura significativa del Cinquecento napoletano.
Vita e Origini
- Giovan Bernardino Bonifacio nacque il 25 aprile 1517 a Napoli.
- Discendeva da una famiglia nobile con radici antiche.
- Educato in umanità, viaggiò in Francia, Spagna e Italia.
Carriera e Attività
- Sposò Beatrice Della Marra, ma non ebbe figli.
- Partecipò a eventi nobiliari e fu mecenate di letterati.
- Fu coinvolto nella presa di possesso del Regno di Napoli da Filippo II.
Ideologia e Credenze
- Si distaccò dalle pratiche religiose tradizionali, criticando superstizioni come il Purgatorio.
- Influenzato da pensatori come Lorenzo Romano e Giovan Maria Bernaudo.
- Visse secondo principi stoici ed epicurei, cercando libertà di pensiero.
Esilio e Ultimi Anni
- Fuggì da Napoli nel 1558 a causa di persecuzioni religiose.
- Visse in diverse città europee, tra cui Basilea (dove stampò, a sue spese nel 1553, il De situ Iapygiae dell'umanista salentino Antonio De Ferrariis - scritto nel 1510-11 ma che circolò a lungo manoscritto - che fu per secoli il più autorevole trattato storico-geografico sul Salento), e Vienna.
- Morì il 24 marzo 1597, lasciando i suoi libri alla città di Danzica.
Del “De situ Iapygiae” dell'umanista salentino Antonio De Ferrariis e dello stesso autore ne predispongo un articolo a parte da inserire tra gli “spunti”.
Giovan Bernardino Bonifacio, Marchese d'Oria (1517-1597), è descritto nel documento come una figura di spicco del Cinquecento napoletano, appartenente a una famiglia di antica nobiltà, con origini che risalgono al Mille.
Era figlio di Roberto Bonifacio e Lucrezia Cicara, anch'essa di famiglia nobile.
Bonifacio fu educato da maestri illustri, tra cui l'umanista Quinto Mario Corrado, e intraprese numerosi viaggi in Francia, Spagna e Italia, che influenzarono profondamente la sua vita e il suo pensiero.
Bonifacio era un uomo colto e dedito agli studi, con un interesse particolare per le dottrine umanistiche e filosofiche e fu profondamente influenzato da diverse correnti culturali e religiose del suo tempo.
Tra le principali influenze si annoverano:
- Umanesimo e filosofia classica: Bonifacio fu educato da Quinto Mario Corrado, un rinomato umanista, e si dedicò agli studi di letteratura latina e greca, filosofia e scienze. La sua inclinazione verso lo stoicismo e l'epicureismo riflette il suo interesse per la razionalità, la sobrietà e la ricerca della libertà intellettuale.
- Dottrine riformiste: Si avvicinò alle idee di riformatori religiosi come Zwingli, Valdés e Ochino, mostrando interesse per una religiosità più libera e meno legata alle convenzioni della Chiesa cattolica e sviluppò un pensiero indipendente, caratterizzato da una visione critica che lo portarono a criticare alcune credenze e pratiche religiose come il Purgatorio.
Nonostante ciò, non fu mai un evangelico dichiarato, ma piuttosto uno stoico con inclinazioni epicuree e un forte senso di libertà intellettuale.
- Letteratura e arte: Bonifacio fu un appassionato di libri e un mecenate di artisti e letterati. La sua biblioteca e il suo interesse per la cultura lo resero un punto di riferimento per molti intellettuali.
Documenti menzionati riguardo Bonifacio:
- Apparatus historicus ad antiquos chronologos illustrandos di P. Caroli Borrelli.
- Notamenti di Colaniello Pacca.
- Notizie di G. B. Bolvito.
- Famiglie nobili di Napoli et sua origina di Elio Marchese.
- Rimatori napoletani del Secolo XV di F. Torraca.
- Scritti religiosi dei Riformatori italiani del 500 di Pierino Chiminelli.
- Opera Ms. IX O. 14 a 17 nella Biblioteca Nazionale di Napoli.
- Rime di Diversi Signori Napoletani di Giolito (1556).
- Rime di Gandolfo Porrino (1551).
Opere di Bonifacio citate nel documento:
- De Situ Japygiae del Galateo, pubblicato a Basilea presso Pietro Perna.
- De Situ elementorum, menzionato in una lettera a Vincenzo Capello.
Bonifacio fu anche un mecenate generoso, sostenendo numerosi letterati e artisti del suo tempo, tra cui Laura Terracina, Lodovico Dolce, Lelio Carano e altri.
Tuttavia, la sua vita fu segnata da persecuzioni religiose e accuse infondate, che lo portarono a lasciare Napoli e a vivere in esilio in diverse città europee. Morì povero e cieco a Danzica nel 1597, lasciando i suoi libri alla città con il divieto di cederli ai Gesuiti.
Circa il “patto di Danzica” e la "clausola anti-gesuita" andare all’articolo riportato tra gli “spunti”:
Influenza di Bonifacio sulla letteratura napoletana e relazioni con i contemporanei.
Bonifacio ebbe un ruolo significativo nella promozione della letteratura napoletana e italiana del Cinquecento e intrattenne rapporti con numerosi intellettuali e artisti del suo tempo, sia in Italia che all'estero:
- Mecenatismo: Fu un punto di riferimento per letterati e artisti, che lo consideravano un mecenate generoso e un uomo di grande cultura, e fu un generoso sostenitore di poeti e scrittori, tra cui Laura Terracina, Lodovico Dolce, Lelio Carano e Gandolfo Porrino.
In particolare ricevette dediche da autori come Laura Terracina, poetessa napoletana, che gli dedicò diverse opere, tra cui le Rime seconde e il Discorso sopra tutti li primi canti d'Orlando Furioso.
Lodovico Dolce che gli dedicò la tragedia Ifigenia, un'edizione del Petrarca e una raccolta di poesie latine, e Paolo Manuzio: tutti gli dedicarono opere e lo elogiarono per la sua cultura e generosità. - Promozione della poesia: Bonifacio fu celebrato come un "signore magnanimo ed adorno di tutte le scienze" e contribuì alla diffusione di opere letterarie, tra cui edizioni del Petrarca e raccolte di poesie latine.
- Influenza culturale: La sua figura e il suo pensiero critico verso le convenzioni religiose e sociali del tempo ispirarono riflessioni e opere letterarie, contribuendo a un clima di fermento intellettuale.
- Relazioni internazionali: Durante i suoi viaggi in Europa, strinse legami con figure di spicco come Bonifacio Amerbach, erede di Erasmo, e altri umanisti e riformatori.
- Conflitti e persecuzioni: La sua visione critica e indipendente lo portò a scontrarsi con l'Inquisizione e con i cattolici più intolleranti, che lo accusarono di eresia e lo perseguitarono.
Nonostante ciò, mantenne rapporti con esuli evangelici e intellettuali riformisti, pur non aderendo completamente alle loro dottrine.
Giovan Bernardino Bonifacio ebbe un rapporto significativo con i poeti napoletani del suo tempo, distinguendosi come un mecenate generoso e un sostenitore delle arti e delle lettere.
Bonifacio era apprezzato per la sua generosità e per il sostegno che offriva agli autori, distinguendosi per il suo mecenatismo in un'epoca in cui molti nobili erano avari e poco inclini a supportare gli artisti.
La sua figura emerge come quella di un uomo colto e amante delle lettere, che intratteneva rapporti con numerosi intellettuali e poeti, contribuendo alla diffusione della cultura e delle opere letterarie.
In sintesi, Bonifacio fu un uomo di grande cultura e pensiero indipendente, che influenzò la letteratura napoletana attraverso il suo mecenatismo e le sue relazioni con i contemporanei, pur affrontando difficoltà e persecuzioni per le sue idee.
Fino a qui ho esemplificato quello che viene riportato da Angelo Borzelli nel suo testo.
Questo testo di Angelo Borzelli mi ha fatto cogliere lo “spunto” per meglio approfondire la figura di “Giovan Bernardino Bonifacio marchese d’Oria“ andando oltre lo scritto di Angelo Borzelli.
In sostanza lui ha potuto utilizzare le fonti disponibili nel 1941 accessibili in sostanza esclusivamente su documenti scritti – e di questo gli va dato ampio merito per questa e per tutte le biografie alle quali ha dedicato il suo tempo e lavoro -, mentre oggi è possibile ampliare le ricerche oltre che su studi più recenti anche raccogliere notizie in internet.















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