L'opera "De situ Iapygiae" (scritto intorno al 1510-1511 e pubblicato postumo nel 1558) è il capolavoro di Antonio de Ferraris, detto il Galateo (1444–1517), medico e umanista salentino di origini greche.
È un testo fondamentale per la cultura pugliese e meridionale, poiché rappresenta uno dei primi e più raffinati esempi di corografia umanistica (descrizione di una regione).
Redatto tra il 1510 e il 1511, il quest’opera si configura come la più antica guida geografica del Salento.
La sua prima pubblicazione avvenne a Basilea nel 1553 a cura del marchese Giovanni Bernardino Bonifacio, seguita da una ristampa nel 1558.
Il trattato mantiene tuttora un ruolo centrale nella ricostruzione storica e geografica della regione salentina del XVI secolo.
Contenuto dell'opera
Il libro è strutturato come un viaggio ideale lungo le coste e l'entroterra della Puglia meridionale (l'antica Iapygia o Salento). Tuttavia, non è una semplice guida geografica, ma un'opera densa di riflessioni:
- Descrizione Geografica e Archeologica: Galateo descrive città, porti, fiumi e monumenti antichi, cercando di ricostruire la topografia classica attraverso le fonti (Plinio, Strabone, Tolomeo) e l'osservazione diretta.
- Difesa dell'Identità Greca: Essendo egli stesso di famiglia greca (di Galatone), difende con orgoglio le radici elleniche del Salento, lamentando la perdita della lingua e delle tradizioni greche a favore della "latinizzazione".
- Critica Sociale e Politica: Galateo usa la descrizione dei luoghi per scagliarsi contro i mali del suo tempo: la corruzione dei costumi, l'ignoranza del clero, la prepotenza dei baroni e la minaccia turca (ancora vivissima dopo l'eccidio di Otranto del 1480, che egli rievoca con dolore).
- Elogio della Natura: Descrive con precisione medica e naturalistica la flora, la fauna e il clima della regione, lodandone la salubrità e la bellezza.
Il percorso delineato nel De situ Iapygiae segue i modelli geografici classici, iniziando da Taranto e concludendosi a Nardò, dopo aver attraversato le principali località costiere e successivamente quelle dell'entroterra.
L’autore non si limita a una descrizione topografica, ma include anche le vicende storiche di maggiore rilievo, quali le resistenze di Gallipoli contro Carlo I d'Angiò e i Veneziani e, come già scritto, il drammatico eccidio di Otranto.
L’itinerario interno si sviluppa fra numerose città, fra cui Oria, Manduria, Rudiae, Lecce, Soleto, Galatina, Muro Leccese, Vaste, Ugento, Galatone e infine Nardò.
Questi centri vengono valorizzati sia dal punto di vista geografico che storico, offrendo una visione articolata e completa della regione.
Collegamento con Giovanni Bernardino Bonifacio
Bonifacio possedeva e ammirava le opere del Galateo.
- Entrambi erano nobili intellettuali pugliesi.
- Entrambi condividevano l'ideale dell'umanesimo civile e una profonda inquietudine per la situazione politica e religiosa del Regno di Napoli.
- Il De situ Iapygiae era per Bonifacio un legame fisico e intellettuale con la sua terra d'origine (il Marchesato d'Oria si trova proprio nel cuore della Iapygia descritta da Galateo).
Inserire il Galateo nel contesto della ricerca svolta su Bernardino Bonifacio, mi permette di mostrare le radici culturali profonde di Bonifacio: prima di diventare un "cittadino del mondo" e un esule della fede, egli era un figlio dell'umanesimo salentino, nutrito dal patriottismo critico e colto di Antonio de Ferraris.
Fonti delle notizie
Le notizie su Antonio de Ferraris e sul contenuto del "De situ Iapygiae" sono tratte da:
- Edizioni critiche del testo: In particolare quella curata da Vittorio Zacchino o quella di Nicola De Donno, che includono saggi introduttivi sulla vita dell'autore.
- Dizionario Biografico degli Italiani (Treccani): La voce "DE FERRARIS, Antonio, detto il Galateo" (curata da Angelo Romano) ricostruisce la sua carriera di medico alla corte aragonese e la genesi dello scritto.
- Studi di Ernesto Trapp: Per quanto riguarda le origini greche e il contesto bizantino-umanista del Salento.
- Catalogo della Biblioteca di Danzica: Il fatto che Bonifacio possedesse quest'opera è documentato nei cataloghi storici della Bibliotheca Senatus (come quello di Otto Günther citato nella tua bibliografia), dove il volume è registrato tra i testi di area italiana e geografica.
- Nota sul percorso e l’itinerario da Wikipedia.














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