Si tratta di un pezzo molto interessante della storia editoriale italiana, risalente a un’epoca in cui il personaggio di Sherlock Holmes stava iniziando a consolidare la sua leggenda nel nostro Paese.
Nel presentare il volume N.33 della collana “Un romanzo per tutti” - “Le memorie del poliziotto Lecoq. La tragedia di Orcival” -, volume che insieme al N.34 è la trasposizione in italiano del volume di Gaboriau “Le Crime d’Orcival”, pubblicato nel 1867 s’è scritto:
[…]
"2. La Nascita di un Genere. La svolta avvenne nel 1866 con la pubblicazione de "L'Affaire Lerouge" (Il delitto della vedova Lerouge). Inizialmente pubblicato a puntate su un quotidiano minore, il romanzo esplose quando fu ripubblicato sul celebre giornale Le Soleil.
Gaboriau aveva creato qualcosa di nuovo: non più solo un racconto di avventura, ma una storia dove il centro era il metodo logico usato per risolvere un mistero. […]
3. Monsieur Lecoq: L'Antenato di Sherlock Holmes:
[…]
L'influenza: Sir Arthur Conan Doyle ammise il debito verso Gaboriau, anche se nel primo romanzo di Sherlock Holmes, Uno studio in rosso, fece dire al suo protagonista (con un pizzico di arroganza britannica) che Lecoq era solo "un misero dilettante". […]
Il primo volume in cui esordisce Sherlock Holmes è "Uno studio in rosso" (A Study in Scarlet) - anno di pubblicazione: 1887.
Dunque ventuno anni dopo la nascita dell’ispettore Lecoq!
L’influenza di Gaboriau sulla nascita di Sherlock Holmes sembra quindi confermata! cosa alla quale, come s’è scritto poco sopra, anche Conan Doyle dà buon credito seppure con una “punta di discredito”.

Ecco i dettagli principali relativi
a questa specifica edizione:
L'opera e l'Editore
Il volume fa parte della collana "Un romanzo per tutti", pubblicata dalla casa editrice Lubrano e Ferrara (attiva a Napoli all'inizio del XX secolo).
- Titolo: Sherlock Holmes, il poliziotto dilettante. Il tesoro di Agra.
- Contenuto: Si tratta della traduzione italiana di The Sign of Four (Il segno dei quattro), il secondo romanzo scritto da Arthur Conan Doyle con protagonista il celebre investigatore.
- Periodo di pubblicazione: Queste edizioni risalgono generalmente al periodo 1908-1914.
Curiosità Storiche
Questa edizione è particolarmente ricercata dai collezionisti per un paio di motivi legati al costume editoriale dell'epoca:
- La denominazione: Il sottotitolo "Il poliziotto dilettante" era molto comune nelle prime traduzioni italiane. All'epoca, il termine "investigatore privato" non era ancora entrato nel linguaggio comune come oggi, e si tendeva a sottolineare la natura non ufficiale dell'attività di Holmes.
- L'estetica: La collana si presentava con copertine illustrate, spesso con uno stile grafico "popolare" tipico dei romanzi d'appendice, pensate per attirare un pubblico vasto a un prezzo accessibile (da qui il nome della collana).
- Rarità: Lubrano e Ferrara non ebbero la stessa longevità di editori come Treves o Sonzogno; pertanto, i volumi superstiti in buone condizioni sono considerati pezzi di nicchia piuttosto rari nel mercato del modernariato librario.
Valutazione per Collezionisti
Se si possiede questo volume o si sta pensando di acquistarlo, occorre tenere a mente che il valore dipende drasticamente dallo stato della copertina originale.
Essendo edizioni economiche ("popolari"), la carta utilizzata era spesso di qualità modesta e soggetta a ingiallimento o fragilità.
Nota: Molti confondono queste edizioni con i successivi "Gialli Mondadori", ma le pubblicazioni di Lubrano e Ferrara precedono di circa vent'anni la nascita della celebre collana mondadoriana (1929).
Il tesoro di Agra (titolo originale: The Sign of Four, 1890) è il secondo romanzo di Arthur Conan Doyle con protagonista Sherlock Holmes.
Si tratta di un’opera fondamentale perché introduce il personaggio di Mary Morstan (futura moglie del Dr. Watson) e approfondisce il lato più oscuro e analitico di Holmes.
Qualche cenno su “AGRA”.
Agra è una delle città più famose e ricche di storia di tutta l'India, situata nello stato dell'Uttar Pradesh, sulle rive del fiume Yamuna.
Nel contesto del romanzo di Conan Doyle che stiamo analizzando, Agra non è solo un nome esotico, ma il cuore del mistero. Ecco alcune informazioni chiave per inquadrare questa città, sia storicamente che nel legame con Sherlock Holmes:
1. La Capitale dell'Impero Moghul
Sebbene oggi sia conosciuta soprattutto per il turismo, tra il XVI e il XVII secolo Agra fu la capitale dell'Impero Moghul.
Fu in questo periodo che vennero costruiti i monumenti che la rendono unica al mondo. La città rappresentava il massimo dello splendore, della ricchezza e del potere imperiale, il che spiega perché Doyle l'abbia scelta come origine di un "tesoro favoloso".
2. Il Taj Mahal
È il monumento simbolo di Agra e di tutta l'India. Fu costruito dall'imperatore Shah Jahan in memoria della sua sposa defunta, Mumtaz Mahal.
- Il legame con il libro: Nel romanzo, il tesoro di cui si parla è descritto come degno dei grandi imperatori che costruirono meraviglie come il Taj Mahal. L'idea di un bottino composto da pietre preziose "da rajah" si sposa perfettamente con l'immaginario di opulenza legato a questa città.
3. Il Forte di Agra (Agra Fort)
Questa è forse la location più importante per chi legge Il segno dei quattro.
Si tratta di una maestosa fortezza in arenaria rossa che fungeva da residenza imperiale.
- Nel romanzo: Jonathan Small racconta che il delitto originale e il furto del tesoro avvennero proprio ad Agra durante la Rivolta dei Sepoy del 1857. Small descrive le mura del forte, i passaggi segreti e l'atmosfera tesa di quei giorni di guerra. È tra queste mura che nasce il patto dei "Quattro".
4. La Rivolta del 1857
Agra fu un punto nevralgico durante i moti indiani del 1857 (la prima guerra d'indipendenza indiana). La popolazione europea e i soldati britannici si rifugiarono all'interno del Forte di Agra per sfuggire agli insorti.
Conan Doyle usa questo evento storico reale per dare verosimiglianza al racconto: Jonathan Small è un soldato britannico che, nel caos della rivolta, si lascia corrompere dall'avidità.
5. Agra oggi
Oggi Agra fa parte del cosiddetto "Triangolo d'Oro" del turismo indiano (insieme a Delhi e Jaipur). È una città che vive di contrasti, dove i resti del passato imperiale convivono con una realtà urbana frenetica.
Perché è fondamentale per il libro
Scegliendo Agra, Doyle attingeva a un immaginario molto potente per il lettore vittoriano (e per quello italiano di Lubrano).
Agra era il simbolo di un'India antica, misteriosa e piena di ricchezze nascoste, ma anche il luogo dove il potere britannico era stato messo duramente alla prova.
Il "Tesoro di Agra" non è quindi solo un forziere di gioielli, ma un pezzo di storia coloniale che "torna a galla" nella nebbiosa Londra per chiedere il conto.
Ecco un riassunto della trama
L'inizio: Il mistero delle perle
La vicenda inizia a Baker Street, dove la giovane Mary Morstan chiede aiuto a Holmes. Suo padre, un ufficiale dell'esercito indiano, è scomparso misteriosamente dieci anni prima, poco dopo il suo ritorno a Londra.
Da sei anni a quella parte, Mary riceve ogni anno, lo stesso giorno, una perla rarissima e di grande valore da un anonimo mittente.
Infine, riceve una lettera che le fissa un appuntamento per quella sera stessa: il misterioso benefattore sostiene che le sia stata fatta un'ingiustizia e vuole rimediare.
L'incontro con Thaddeus Sholto
Holmes e Watson accompagnano Mary all'appuntamento. Incontrano Thaddeus Sholto, figlio del maggiore Sholto, un vecchio commilitone del padre di Mary.
Thaddeus rivela che il maggiore Sholto e il capitano Morstan avevano trovato in India un tesoro immenso (il Tesoro di Agra).
Dopo una lite sulla divisione del tesoro, Morstan morì di infarto e Sholto ne occultò il corpo.
Prima di morire a sua volta, il maggiore Sholto confessò ai figli l'esistenza del tesoro. Thaddeus, tormentato dal senso di colpa, ha inviato le perle a Mary per anni.
Il delitto di Pondicherry Lodge
Il gruppo si reca alla villa del fratello di Thaddeus, Bartholomew Sholto, che ha finalmente trovato il baule del tesoro in soffitta. Tuttavia, lo trovano morto in una stanza chiusa dall'interno, ucciso da una spina avvelenata conficcata nel collo. Il tesoro è sparito.
Holmes esamina la scena e trova delle impronte strane: quelle di un uomo con una gamba di legno e quelle minuscole di un individuo dai piedi nudi.
L'inseguimento sul Tamigi
Le indagini portano Holmes a identificare i colpevoli: Jonathan Small, un ex detenuto con una gamba di legno, e il suo complice Tonga, un indigeno delle isole Andamane. I due fuggono a bordo di un motoscafo veloce chiamato Aurora.
Segue un'emozionante caccia lungo il Tamigi. Alla fine, Tonga viene ucciso mentre tenta di colpire Holmes con una spina avvelenata, e Small viene catturato.
Tuttavia, prima di essere preso, Small getta il tesoro nel fiume, dichiarando che nessuno potrà averlo, poiché quel tesoro aveva portato solo sfortuna e sangue.
La conclusione
Jonathan Small confessa la verità: anni prima, in India, lui e tre complici sikh (i "Quattro" del titolo originale) avevano ucciso un messaggero per rubare il tesoro.
Erano stati però catturati e condannati ai lavori forzati.
Small aveva stretto un patto con il maggiore Sholto e il capitano Morstan per farsi aiutare a evadere in cambio di una parte del tesoro, ma Sholto li aveva traditi scappando con l'intero bottino.
Small aveva dedicato il resto della sua vita alla vendetta.
Il romanzo si chiude con il Dr. Watson che dichiara il suo amore a Mary Morstan (ora che lei è di nuovo povera, Watson non teme di sembrare un cacciatore di dote) e con Holmes che, annoiato dal ritorno alla normalità, si rifugia nuovamente nelle sue abitudini analitiche.
Il Tesoro di Agra è l'elemento centrale (il cosiddetto "motore della trama") del romanzo Il segno dei quattro.
Non è solo un ammasso di ricchezze, ma rappresenta un simbolo di sfortuna, tradimento e avidità che lega l'India coloniale alla Londra vittoriana.
Ecco i dettagli fondamentali
per capire cos'è e cosa rappresenta:
1. La sua origine: Il furto e il patto
Secondo la confessione di Jonathan Small, il tesoro apparteneva originariamente a un ricco rajah indiano.
Durante i moti rivoluzionari del 1857 (la rivolta dei Sepoy), il tesoro fu affidato a un emissario per essere messo al sicuro.
Jonathan Small, all'epoca una guardia britannica, insieme a tre complici sikh (Mahomet Singh, Abdullah Khan e Dost Akbar), intercettò l'emissario e lo uccise per impossessarsi delle gemme.
I quattro giurarono fedeltà reciproca, firmando un documento con il nome di "I Quattro".
2. Di cosa era composto?
Il tesoro era contenuto in un baule di ferro ed era composto esclusivamente da pietre preziose, il che lo rendeva immensamente prezioso ma facile da trasportare.
Nel libro viene descritto come un luccichio accecante di:
- Diamanti di purissima acqua.
- Rubini, zaffiri e smeraldi di dimensioni eccezionali.
- La famosa collana di perle da cui provengono quelle inviate annualmente a Mary Morstan.
Il valore stimato nel romanzo era di circa mezzo milione di sterline dell'epoca (una cifra astronomica che oggi corrisponderebbe a decine di milioni di euro).
3. La "maledizione" del tesoro
Il tema ricorrente del libro è che il tesoro porti sventura a chiunque lo possieda:
- I Quattro: Finiscono ai lavori forzati nelle isole Andamane.
- Il Capitano Morstan: Muore d'infarto durante una lite per la spartizione.
- Il Maggiore Sholto: Vive nel terrore di essere scoperto e muore consumato dalla paura e dal senso di colpa.
- Bartholomew Sholto: Viene ucciso con una spina avvelenata non appena riesce a trovarlo.
- Jonathan Small: Passa anni in prigione e finisce nuovamente catturato dopo aver perso tutto.
4. La fine del tesoro
In un gesto di sfida finale, durante l'inseguimento sul Tamigi, Jonathan Small decide che se lui non può avere il tesoro, non l'avrà nessuno.
Mentre la sua barca viene braccata dalla polizia, getta i gioielli uno ad uno nelle acque del fiume, disperdendoli nel fango del Tamigi.
Curiosità:
Per Mary Morstan e il Dr. Watson la perdita del tesoro è quasi una fortuna.
Watson, infatti, temeva che se Mary fosse diventata una ricca ereditiera, la sua proposta di matrimonio sarebbe sembrata interessata.
Con il tesoro perduto, i due possono sposarsi per puro amore.
I due aspetti più avvincenti della parte finale del romanzo: il colpo di genio di Holmes per scovare la barca e la storia drammatica di Jonathan Small.
1. Come Holmes trova la "Aurora" (Il Segugio e i "Randagi")
Dopo l'omicidio di Bartholomew Sholto, Holmes sa che i colpevoli sono fuggiti su un motoscafo a vapore chiamato Aurora.
Tuttavia, a Londra ci sono centinaia di imbarcazioni simili.
Ecco come risolve il problema:
- Il fiuto di Toby: Holmes non si affida solo alla logica, ma usa Toby, un cane meticcio (incrocio tra un bracchetto e un mastino) dal fiuto infallibile. Gli fa seguire l'odore di creosoto (usato dai fuggitivi) fino a un molo sul Tamigi, dove scopre che hanno noleggiato la barca di un certo Mordecai Smith.
- Gli "Irregolari di Baker Street": Quando perde le tracce della barca, Holmes attiva la sua rete di informatori: un gruppo di ragazzini di strada guidati dal giovane Wiggins. Li paga per perlustrare ogni centimetro della riva del fiume.
- Il travestimento: Poiché i ragazzini non trovano nulla, Holmes si traveste da vecchio marinaio e va lui stesso a indagare nei cantieri navali, scoprendo che la barca è nascosta in un cantiere per riparazioni, pronta a salpare non appena calerà il buio.
2. Chi è Jonathan Small e il patto dei "Quattro"
Jonathan Small è un personaggio tragico, quasi un "cattivo" per necessità. La sua storia spiega il titolo originale del libro (The Sign of Four):
- Il tradimento: Small era una guardia in India durante la rivolta del 1857. Insieme a tre soldati sikh, rubò il tesoro di un rajah e lo nascose.
Furono catturati e mandati nella colonia penale delle Isole Andamane.
- L'accordo con gli ufficiali: Per fuggire, Small promise una parte del tesoro a due ufficiali della prigione: il Maggiore Sholto e il Capitano Morstan (il padre di Mary). Sholto, però, tradì tutti: prese il tesoro, tornò in Inghilterra e lasciò Small in prigione e Morstan senza nulla.
- L'amicizia con Tonga: In prigione, Small salvò la vita a Tonga, un indigeno delle Andamane.
Per gratitudine, Tonga divenne il suo fedele compagno e lo aiutò a evadere e a dare la caccia a Sholto per riprendersi ciò che gli spettava. - Il "Segno dei Quattro": Small lasciava sempre un biglietto con quattro croci (il segno dei quattro soci originali) per terrorizzare Sholto, rivendicando il tesoro in nome del patto tradito.
Curiosità sulla cattura
L'inseguimento sul Tamigi è una delle scene d'azione più famose di Conan Doyle.
Holmes e Watson sono a bordo di un potente scafo della polizia che corre a tutta velocità contro l'Aurora. Quando Small viene finalmente catturato e interrogato, non mostra pentimento per il furto, ma solo rabbia per essere stato derubato da Sholto.
Una piccola curiosità sull'edizione Lubrano e Ferrara
In quella versione italiana dell'epoca, l'enfasi era posta molto sulla "vendetta esotica" e sul mistero dell'India, temi che affascinavano moltissimo il pubblico italiano dei primi del '900!
Il punto cruciale del dramma
personale di Jonathan Small.
La sua scelta di gettare il tesoro nel Tamigi è l'atto finale di un uomo che ha consumato la vita per un'ossessione e che, vedendosela sfuggire per l'ultima volta, decide di compiere un gesto di estremo e rabbioso orgoglio.
Ecco come si arriva a quel momento e perché Small agisce così, nonostante fosse stato Sholto a rubargli tutto inizialmente:
1. Il lungo inseguimento (20 anni di vendetta)
Dopo essere stato tradito dal Maggiore Sholto nelle Isole Andamane, Small passa anni terribili ai lavori forzati. Quando finalmente riesce a evadere insieme all'indigeno Tonga, il suo unico scopo è tornare in Inghilterra per riprendersi ciò che considera suo di diritto (per il patto dei "Quattro").
Riesce a rintracciare Sholto proprio poco prima che questi muoia, e poi continua a dare la caccia ai figli di Sholto per trovare il nascondiglio del baule.
2. Il momento della cattura
Quando Holmes e Watson lo inseguono sul Tamigi, Small capisce che la sua fuga è finita. La polizia è alle sue spalle, il suo complice Tonga è stato ucciso e lui non ha più scampo. In quel momento, scatta in lui un ragionamento feroce:
- Per lui il tesoro è "maledetto": Ha passato metà della vita in prigione a causa di quelle pietre.
- Il rifiuto di darla vinta alla legge: Se il tesoro venisse sequestrato dalla polizia, finirebbe probabilmente nelle mani degli eredi di Sholto o di Mary Morstan (che lui vede come la figlia dell'uomo che, seppur meno colpevole, era parte del complotto degli ufficiali).
3. La logica del "Né io, né altri"
Small confessa a Holmes dopo la cattura:
"Non è per odio verso la signorina Morstan... ma quel tesoro appartiene a me e ai miei tre compagni sikh. Abbiamo ucciso per averlo, abbiamo sofferto per anni. Non permetterò che vada ad arricchire persone che non hanno mosso un dito o che ci hanno tradito."
Gettando i gioielli nel fiume uno a uno, Small vuole annullare l'oggetto del desiderio. Nella sua mente, se i "Quattro" (i legittimi proprietari secondo il patto di sangue) non possono averlo, allora il tesoro deve smettere di esistere per chiunque altro. È un atto di "giustizia poetica" distorta: il tesoro nato nel sangue e nel fango dell'ammutinamento indiano finisce nel fango del Tamigi.
4. Il valore narrativo
Per l'autore, Conan Doyle, questa è la soluzione perfetta per due motivi:
- Morale: Il tesoro era macchiato dal sangue e non poteva portare felicità. La sua sparizione "pulisce" la coscienza della storia.
- Sentimentale: Come accennavo prima, permette a Watson di dichiararsi a Mary Morstan.
Se Mary fosse diventata una delle donne più ricche d'Inghilterra grazie al tesoro, Watson (che era un semplice medico povero) si sarebbe sentito un "cacciatore di dote" e non l'avrebbe mai sposata.
In sintesi, Small non getta il tesoro perché non lo vuole, ma perché preferisce vederlo perduto per sempre piuttosto che vederlo goduto da chi non ha "pagato il prezzo" che ha pagato lui.
È un finale molto potente!
È proprio questo senso di "giustizia tragica" che rendeva questi romanzi così popolari nelle collane come quella di Lubrano e Ferrara.
Da "Il segno dei quattro" a "Sherlock Holmes, il Poliziotto dilettante. Il Tesoro di Agra"
A differenza di tutte le varie edizioni che sono state pubblicate in Italia da altri editori che con il titolo “Il segno dei quattro”, semplice e pura traduzione di quello in inglese, l’edizione di Lubrano e Ferrara propone un titolo che sembra nulla abbia a che vedere con il racconto originario.
La scelta di Lubrano e Ferrara di stravolgere il titolo originale (The Sign of Four) non era un caso isolato, ma una strategia commerciale molto precisa tipica dell'editoria popolare italiana di inizio Novecento.
Ecco le ragioni principali dietro questa operazione di "marketing" ante litteram:
1. La necessità di presentare il personaggio
All'epoca, Sherlock Holmes non era ancora l'icona universale che è oggi.
Per un lettore italiano del 1908, il nome "Sherlock Holmes" poteva dire poco o nulla.
- L'aggiunta di "Il poliziotto dilettante" serviva a spiegare immediatamente al pubblico di cosa trattasse il libro: un genere poliziesco dove il protagonista non era un agente ufficiale (come quelli della Questura o dei Carabinieri), ma un privato cittadino che usava l'ingegno.
- Il termine "poliziotto" era usato in senso lato per indicare chi risolveva crimini, poiché la parola "detective" non era ancora entrata nell'uso comune in Italia.
2. Rendere il titolo più "appetibile" e concreto
Il titolo originale Il segno dei quattro è affascinante ma astratto: non dice nulla sulla natura del mistero.
- "Il Tesoro di Agra" evocava immediatamente scenari esotici, ricchezze favolose e avventura coloniale.
- Nell'Italia di inizio secolo, il pubblico era ghiotto di romanzi d'appendice ambientati in terre lontane (si pensi al successo di Emilio Salgari).
Puntare sul "tesoro" e su una città indiana famosa come "Agra" garantiva molte più vendite rispetto a un misterioso "segno" numerico.
3. La struttura delle collane "economiche"
La collana "Un romanzo per tutti" si rivolgeva a un pubblico popolare, spesso con un livello di istruzione medio-basso.
- Gli editori tendevano a "normalizzare" i titoli stranieri per renderli immediatamente comprensibili.
- Spesso le traduzioni non venivano fatte dall'originale inglese, ma da versioni intermedie francesi (che avevano già modificato i titoli) o erano adattamenti molto liberi che cercavano il colpo a effetto in copertina.
Un confronto tra i titoli

La curiosità del "Dilettante"
È interessante notare che definire Holmes "dilettante" oggi suona quasi offensivo, data la sua incredibile competenza.
Tuttavia, nell'ottica dell'epoca, serviva a sottolineare la sua superiorità intellettuale rispetto alla polizia ufficiale (Scotland Yard): lui non lavorava per stipendio o per dovere burocratico, ma per pura sfida intellettuale.
In quegli anni anche altri editori italiani cambiavano spesso i titoli di Conan Doyle.
Ad esempio “Uno studio in rosso” veniva spesso pubblicato come “Le due lune” o “Il mistero della villa abbandonata”.
Le differenze tra questa vecchia edizione
e quelle moderne.
Analizzare le differenze tra un'edizione "popolare" del 1910 come quella di Lubrano e Ferrara e una traduzione moderna (come quelle stimate di Mondadori o Adelphi) è come fare un viaggio nell'evoluzione della lingua e del gusto italiano.
Ecco le discrepanze più curiose e significative che si possono riscontrare leggendo quel volume d'epoca:
1. La "polizia" contro il "detective"
Nelle edizioni dei primi del Novecento, il termine "Detective" veniva quasi sempre evitato o spiegato.
- Edizione Lubrano: Holmes viene definito "il poliziotto dilettante" o "l'agente segreto privato".
- Edizione Moderna: Si usa "consulente investigativo", che è la traduzione letterale del termine usato da Doyle (Consulting Detective).
All'epoca, l'idea di un privato che faceva il lavoro della polizia era vista come una stravaganza quasi magica, da qui l'uso di termini più vicini alle guardie cittadine.
2. La questione della "Soluzione al Sette per Cento"
L'inizio del romanzo è famosissimo perché Holmes si inietta una soluzione di cocaina per scacciare la noia.
- Edizione Lubrano: Spesso queste scene venivano censurate o fortemente edulcorate. L'Italia dell'epoca era molto moralista e vedere un eroe che faceva uso di droghe era considerato diseducativo per il "popolo" a cui la collana era destinata. Poteva capitare che la siringa diventasse una "medicina per i nervi" o venisse omessa del tutto.
- Edizione Moderna: La scena è riportata integralmente, poiché fondamentale per capire il carattere malinconico e autodistruttivo di Holmes.
3. I nomi dei personaggi e i luoghi
Nelle vecchie edizioni popolari era abitudine "italianizzare" tutto il possibile:
- Nomi: Poteva capitare di trovare "Giacomo" invece di James o "Maria" invece di Mary.
- Toponimi: Londra diventava quasi una città fantastica. Se oggi leggiamo "Westminster", in una vecchia edizione potresti trovare descrizioni approssimative come "il quartiere del Parlamento" o traduzioni letterali bizzarre.
4. Il linguaggio e lo stile
Il tono di Lubrano e Ferrara è tipico del Romanzo d'Appendice (Feuilleton):
- Enfasi: Il linguaggio è molto drammatico, ricco di esclamazioni e aggettivi altisonanti ("Oh, l'infame tradimento!", "Il terribile segreto!").
- Semplificazione: I lunghi monologhi scientifici di Holmes sulle impronte digitali o sulle ceneri di tabacco venivano spesso accorciati perché ritenuti "troppo tecnici" per un pubblico che cercava solo l'azione.
5. La figura di Tonga (L'indigeno)
Il trattamento del personaggio di Tonga, il complice di Jonathan Small, riflette il forte pregiudizio coloniale dell'epoca:
- Edizione Lubrano: Viene descritto con termini molto crudi e quasi "bestiali", accentuando il lato selvaggio per spaventare il lettore.
- Edizione Moderna: Si mantiene la fedeltà al testo di Doyle (che comunque rifletteva la mentalità dell'800), ma spesso con note a piè di pagina che contestualizzano il linguaggio dell'epoca.
Perché collezionare proprio l'edizione Lubrano.
Nonostante le traduzioni meno fedeli, il fascino di questo volume sta proprio nella sua anima storica.
È la testimonianza di come l'Italia ha "scoperto" il giallo.
Possedere il volume "Il Tesoro di Agra" significa avere tra le mani l'oggetto che un lettore di oltre un secolo fa stringeva tra le mani con lo stesso entusiasmo con cui noi oggi guardiamo una serie TV su Sherlock.

Da google immagini. Eliminabili su richiesta.
Il primo volume in cui esordisce Sherlock Holmes è "Uno studio in rosso" (A Study in Scarlet).
Ecco i dettagli della sua pubblicazione originale, che fu piuttosto travagliata:
- Anno di pubblicazione: 1887.
- Contesto: Il romanzo apparve per la prima volta sul numero di novembre del Beeton's Christmas Annual, una rivista natalizia dell'epoca. Conan Doyle ricevette solo 25 sterline per tutti i diritti dell'opera, una cifra modesta anche per quei tempi.
- Pubblicazione in volume: La prima edizione in formato libro (come volume autonomo) uscì l'anno successivo, nel 1888, pubblicata da Ward, Lock & Co.
Perché è importante questo volume
In questo esordio, Arthur Conan Doyle stabilisce le fondamenta di tutto il mito “holmesiano”:
- L'incontro: Viene narrato il primo storico incontro tra Sherlock Holmes e il Dottor John Watson.
- L'indirizzo: Viene introdotto l'appartamento al 221B di Baker Street.
- Il metodo: Holmes espone la sua teoria dell'osservazione e della deduzione, spiegando come da una goccia d'acqua un logico possa risalire all'esistenza di un oceano.
- La trama: Il libro è diviso in due parti: la prima ambientata a Londra (l'indagine su un cadavere trovato in una casa deserta a Lauriston Gardens) e la seconda che funge da "flashback" ambientato nello Utah, tra i pionieri mormoni, per spiegare il movente del delitto.
Curiosità sulla ricezione
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il debutto di Holmes nel 1887 non fu un successo immediato e travolgente.
Il personaggio iniziò a diventare un vero fenomeno culturale di massa solo qualche anno più tardi, a partire dal 1891, quando iniziarono a essere pubblicati i racconti brevi sullo Strand Magazine (quelli che poi confluirono ne Le avventure di Sherlock Holmes).
In Italia questo primo romanzo ha avuto titoli molto diversi tra loro nelle prime edizioni, arrivando talvolta nelle collane popolari come "Il mistero di Lauriston Gardens".
"Uno studio in rosso" era presente nel catalogo della collana di Lubrano e Ferrara oppure è stato saltato?
In base alle ricerche bibliografiche sui cataloghi storici e sulle collezioni superstiti di Lubrano e Ferrara, ecco la risposta alla domanda su Uno studio in rosso.
La presenza di "Uno studio in rosso"
nel catalogo Lubrano
È interessante notare che, a differenza di altri editori dell'epoca (come i Fratelli Treves che ne pubblicarono una versione celebre), Lubrano e Ferrara non risulta abbiano inserito "Uno studio in rosso" nella collana "Un romanzo per tutti" con il suo titolo canonico.
Tuttavia, c'è un dettaglio che conferma la tesi sulla gestione "interna" delle traduzioni e sulla scelta dei titoli:
- L'ordine di pubblicazione: In Italia, spesso le collane popolari non seguivano l'ordine cronologico di Conan Doyle. Molti editori preferivano iniziare con Il segno dei quattro (ovvero Il Tesoro di Agra) o con i racconti brevi, perché ritenuti più avvincenti e meno "lenti" nella parte del flashback americano rispetto a Uno studio in rosso.
- Possibile titolo alternativo: Se Lubrano lo avesse pubblicato, è quasi certo che non avrebbe usato il titolo Uno studio in rosso (troppo astratto), ma lo avrebbe trasformato in qualcosa di simile a "Il mistero di Lauriston Gardens" o "L'indizio di sangue". Tuttavia, nei registri della collana fino al numero 50-60, questo titolo non appare.
- Il primato di "Il Tesoro di Agra": Nel catalogo di Lubrano, questo volume è spesso indicato come uno dei primi (se non il primo) di Conan Doyle ad apparire nella serie, segnando l'esordio ufficiale di Sherlock Holmes per i lettori di quella specifica collana napoletana.
Perché Lubrano potrebbe averlo saltato.
Esistono due motivi probabili:
- Questione di Diritti: Altri editori (come i già citati Treves o la Società Editrice Milanese) avevano già saturato il mercato con edizioni di Uno studio in rosso. Lubrano, da esperto libraio, potrebbe aver scelto di puntare su Il segno dei quattro proprio per differenziarsi.
- Complessità del testo: Come accennavamo, Uno studio in rosso ha una struttura complessa con un lungo intermezzo storico tra i mormoni.
Per una collana "per tutti" che puntava all'azione rapida, Il Tesoro di Agra era considerato un prodotto molto più efficace e vendibile.
Conclusione
Possiamo quindi concludere che Il Tesoro di Agra rappresenta per la collana Lubrano il punto di partenza del mito di Holmes.
Anche se non è il primo romanzo scritto da Doyle in senso assoluto, lo è stato per migliaia di lettori italiani che frequentavano le librerie napoletane o le edicole del primo Novecento.
È affascinante pensare che per molti "nonni" o "bisnonni" italiani, la storia di Sherlock Holmes non sia iniziata con una stanza vuota a Lauriston Gardens, ma proprio con le perle misteriose di Mary Morstan e il fumo acre del creosoto sulle rive del Tamigi.



















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