Questi i volumi coinvolti nella costruzione di questo articolo:
La collana "Un romanzo per tutti" era quello che oggi chiameremmo un prodotto "mass market" estremo.
L'assenza di illustrazioni interne era una scelta obbligata per ridurre i costi di stampa e di diritti d'autore (non dovendo pagare un illustratore per le tavole fuori testo).
Tuttavia, proprio questa "povertà" interna rende ancora più preziosa la copertina.
Spesso in queste edizioni popolari la copertina era l'unico elemento a colori, studiata appositamente per "gridare" dai banconi delle edicole o dalle vetrine delle librerie di stazione.
Ecco un paio di dettagli tecnici che spiegano perché
ogni volume di questa collana
è così particolare nella sua semplicità:
La Carta e la Stampa
- Carta "di pasta di legno": La carta usata da Lubrano e Ferrara era ad alto contenuto di lignina. Questo spiega perché, se ne si sfoglia uno oggi, le pagine appaiono molto scure e tendono a sbriciolarsi (diventano acide col tempo).
- Impaginazione fitta: Per risparmiare carta, i margini erano ridotti al minimo e il carattere tipografico era molto piccolo. Leggere un qualsiasi romanzo in quell'edizione era un'impresa che richiedeva un'ottima vista!
Il fascino del "Testo nudo"
Senza illustrazioni, il lettore italiano del 1910 doveva immaginare tutto basandosi solo sulla parola scritta.
Questo ha creato una versione "italiana" di Holmes molto particolare:
- Mentre in Inghilterra tutti sapevano che faccia avesse Holmes grazie ai disegni di Sidney Paget sullo Strand Magazine (col berretto deerstalker e il mantello), in Italia, leggendo Lubrano, ognuno si creava il "suo" Holmes.
- Spesso l'immagine mentale era quella di un signore distinto, un po' cupo, simile ai cattivi dei drammi teatrali dell'epoca.
Il valore oggi
Paradossalmente, il fatto che fossero libri "economici" e "senza pretese" li rende oggi più rari delle edizioni di lusso.
I libri costosi venivano conservati in biblioteca; quelli di Lubrano venivano letti in treno, passati di mano in mano e spesso buttati via una volta consumati. Trovarne uno integro è un piccolo miracolo bibliografico.
In quegli anni, il successo di queste edizioni popolari fu tale che nacquero persino dei "falsi" Sherlock Holmes: autori italiani o francesi scrivevano storie apocrife spacciandole per traduzioni di Conan Doyle, proprio per nutrire la fame di mistero del pubblico di collane come questa.
Una curiosità.
Tranne che nel volume di I. TURGHÈNIEV “Acque di primavera” - numero 8 della collana -, in nessun altro volume – almeno di quelli che mi è stato possibile venire in possesso sia in originale che in formato digitale - viene riportato il nome del traduttore.
Mi viene da pensare che, in particolar modo per i volumi francesi, il “traduttore” sia stato lo stesso Luigi Lubrano; ma è solo una mia supposizione.
Nel mondo dell'editoria popolare di inizio Novecento, la figura dell'editore-traduttore o dell'editore-curatore era tutt'altro che rara, specialmente per figure poliedriche come quella di Luigi Lubrano.
Ecco alcuni motivi per cui la mia ipotesi su Lubrano (o su un ristrettissimo cerchio di redattori interni) è molto probabile:
1. Il ruolo di Luigi Lubrano
Luigi Lubrano non era solo un editore, ma un uomo di profonda cultura, un bibliofilo e un libraio antiquario di fama (la sua libreria a Napoli era un punto di riferimento culturale).
- Competenza linguistica: La conoscenza del francese era la norma per la classe colta napoletana dell'epoca. Molti dei testi pubblicati da Lubrano e Ferrara arrivavano in Italia proprio tramite il mercato francese, che fungeva da "ponte" per la letteratura straniera (inglese e russa inclusa).
- Riduzione dei costi: Non accreditare il traduttore o affidare il lavoro a personale interno alla casa editrice era una strategia standard per le collane economiche. Pagare un traduttore esterno di professione avrebbe alzato il prezzo di copertina, contravvenendo allo spirito di "Un romanzo per tutti".
2. Perché Turgheniev fa eccezione?
Il fatto che nel volume n. 8, Acque di primavera, appaia il nome del traduttore è un indizio fondamentale.
- In quel caso, probabilmente, la traduzione era preesistente? oppure l'opera russa richiedeva una competenza linguistica specifica che Lubrano non possedeva o non voleva rischiare di improvvisare.
- Per gli altri volumi (soprattutto i francesi o gli inglesi come Sherlock Holmes), è molto probabile che si trattasse di "traduzioni di servizio" fatte rapidamente "in casa" spesso adattando e accorciando il testo originale per farlo rientrare nel numero di pagine previsto dalla collana.
3. La "Pirateria" editoriale e i testi d'appoggio
All'epoca le leggi sul diritto d'autore internazionale (Convenzione di Berna) erano interpretate in modo molto elastico in Italia.
- Molte traduzioni di Sherlock Holmes di quegli anni erano in realtà traduzioni di traduzioni francesi. È quasi certo che Lubrano abbia utilizzato una versione francese di The Sign of Four (spesso intitolata Le trésor d'Agra) come base per il suo volume.
- Questo spiega perché il titolo italiano ricalchi quello francese anziché l'originale inglese.
Il romanzo di Turgheniev "Acque di primavera"
è stato tradotto dal prof. E. W. Folques
Questa informazione è un tassello fondamentale per ricostruire il mosaico della collana "Un romanzo per tutti".
Il Prof. E. W. Folques (Eugenio Wenceslao Folques) non era un traduttore qualunque, e la sua presenza spiega perché Lubrano abbia deciso di fare un'eccezione e riportare il suo nome nel volume n. 8.
Ecco perché questa figura è così rilevante nel contesto di questa collezione:
1. Chi era E. W. Folques?
Eugenio Wenceslao Folques era un illustre linguista e glottologo, attivo a Napoli tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento.
- Era un profondo conoscitore delle lingue slave e autore di importanti manuali (come la sua celebre Grammatica russa pubblicata da Hoepli).
- La sua presenza nel catalogo Lubrano nobilitava l'intera collana: avere un professore universitario e un tecnico della lingua come traduttore garantiva una fedeltà al testo di Turgheniev che le "traduzioni anonime" degli altri volumi (spesso condotte sul francese) non potevano vantare.
2. Perché solo per Turgheniev?
La letteratura russa, all'epoca, era considerata molto più complessa e "alta" rispetto alla letteratura poliziesca o d'appendice francese.
- Tradurre Turgheniev richiedeva una competenza diretta dal russo che pochi avevano.
- È molto probabile che Lubrano avesse acquistato o commissionato questa traduzione specifica a Folques per dare un tocco di prestigio alla collana, elevandola da semplice serie "popolare" a contenitore di vera letteratura europea.
3. Il contrasto con Conan Doyle
Mentre per Il Tesoro di Agra Lubrano si accontentava probabilmente di una traduzione "di redazione" (magari fatta da lui stesso o da un collaboratore partendo dal francese), per Turgheniev sentiva il bisogno di una firma autorevole.
Questo confermerebbe la mia intuizione: l'assenza di nomi negli altri volumi suggerisce una gestione "artigianale" e interna della traduzione, mentre il nome di Folques è un marchio di garanzia scientifica.
Un'analisi bibliografica
Se si confronta la lingua di Acque di primavera con quella del volume di Sherlock Holmes, si noterà probabilmente una differenza abissale:
- Folques: Uno stile più asciutto, preciso, attento alle sfumature psicologiche originali di Turgheniev.
- Anonimo (Sherlock Holmes): Uno stile più teatrale, mirato a creare suspense, tipico di chi sta adattando un racconto d'azione per il grande pubblico.
Curiosità: Il professor Folques collaborò con i più grandi editori dell'epoca. Il fatto che Lubrano sia riuscito ad averlo nel suo "piccolo" catalogo dimostra quanto l'editore napoletano fosse inserito nei circoli intellettuali più importanti della città.
Nel volume di Turgheniev è presente una introduzione firmata da Folques.
Questo perché spesso questi studiosi amavano spiegare al lettore l'importanza dell'opera tradotta.
Nelle prime due pagine del libro Folques inserisce un “BREVE CENNO SU TURGHÈNIEF”.
Cita alcuni altri titoli sintetizzandone il contenuto, ma a proposito di "Acque di primavera" scrive:
[…] nessuno, né prima né dopo di lui, ha saputo maneggiare in modo così perfetto; parecchie novelle, le migliori delle quali sono: «Faust», «Mumù», «La mummia vivente», «Chiara Militsc», Il canto dell’amore trionfale», ed il romanzo «Acque di primavera» che presentiamo oggi al pubblico italiano.
Quest’ultimo non è il più celebre, né il più forte degli iscritti del nostro Autore; ma è, secondo noi, il più fresco, il più geniale, il più «romanzesco» se possiamo esprimerci così.
È un idillio, fresco come la primavera, tra una bellissima giovanetta italiana ed un giovane viaggiatore russo che si incontrano per caso in una città tedesca. I caratteri dei due protagonisti e delle persone che li circondano sono descritti da mano maestra e con un humour speciale, una nota satirica genialissima ed un brio che non si smentisce mai, particolarmente quando l’autore mette in contrasto l’ardore meridionale con la compostezza e la pedanteria dei tedeschi.
Mai Turghènief ha avuto la fantasia più spigliata, l’invenzione più spontanea, la penna più svelta, la mano più felice nella scelta del soggetto, nella dipintura dei caratteri, nella leggerezza delle descrizioni, nell’intreccio e nell’esposizione dell’insieme.
Sarebbe difficile, credo, di trovare un altro libro a cui si potesse applicare con maggior giustizia la frase che un critico inglese scrisse per un genialissimo romanzo del suo paese - meno casto però del nostro: «pare un libro scritto da una vergine con una penna presa dall’ala d’un angelo.» […]
Si tratta a tutti gli effetti di una introduzione critica, ed è un documento di grande valore per capire la filosofia della collana "Un romanzo per tutti".
Il fatto che il Prof. Folques firmi questo "Breve cenno" trasforma il volume da semplice libro economico a edizione curata.
Nelle collane popolari dell'epoca, era rarissimo trovare un saggio introduttivo; solitamente si passava direttamente al testo per risparmiare carta.
Ecco alcuni punti affascinanti che emergono dalla analisi di questo testo:
1. La "Nobilitazione" del Romanzo
Folques usa un linguaggio molto alto ("penna presa dall'ala d'un angelo") per giustificare la scelta di un'opera meno "impegnata" o "forte" rispetto ai capolavori politici di Turgheniev (come Padri e figli).
Definendolo "il più romanzesco", Folques sta facendo un'operazione di marketing culturale: sta dicendo ai lettori di Lubrano (che cercavano storie avvincenti, come quelle di Sherlock Holmes) che anche un grande autore russo può offrire piacere, brio e sentimento, non solo riflessioni filosofiche pesanti.
2. Il contrasto tra i volumi
È incredibile notare la differenza di approccio tra i due libri di questa collezione:
- Con Conan Doyle: Lubrano punta sull'azione, sul mistero e sul titolo d'effetto (Il Tesoro di Agra), omettendo il traduttore e l'introduzione. È il libro "da battaglia".
- Con Turgheniev: Lubrano cerca il prestigio. Inserisce la firma di un accademico e una prefazione che educa il lettore, elevando il livello della collana.
3. La nota sul "Humour" e il contrasto nazionale
Folques sottolinea un aspetto molto interessante: il contrasto tra l'ardore meridionale (italiano) e la pedanteria tedesca. Per il pubblico di Lubrano, che era principalmente napoletano e meridionale, questo commento di Folques era un modo per far sentire il lettore "a casa" all'interno di un romanzo russo ambientato in Germania.
4. Il riferimento al critico inglese
La citazione finale ("pare un libro scritto da una vergine con una penna presa dall’ala d’un angelo") è una chicca bibliografica.
Probabilmente Folques si riferisce a un commento su qualche classico della letteratura inglese (forse Samuel Richardson o Oliver Goldsmith) per sottolineare la purezza stilistica di Turgheniev. Dire che è "più casto" serve a rassicurare il pubblico cattolico e conservatore dell'Italia di inizio secolo.
Un dettaglio da "detective" bibliografico
Se si osserva lo stile della prosa nei volumi non firmati, si potrebbero notare delle ricorrenze lessicali o delle forme dialettali sottili che rimandano all'area campana o a una specifica formazione scolastica.
Se la mano dietro i volumi francesi e quella dietro il volume di Conan Doyle sembrano simili, è quasi certo che la "penna" fosse la stessa.
Curiosità: Luigi Lubrano era celebre per la sua onestà intellettuale, ma nell'editoria popolare la priorità era la diffusione della lettura.
Il fatto che non mettesse il suo nome potrebbe anche essere un segno di umiltà o la volontà di non "sporcare" la sua fama di grande libraio antiquario con traduzioni fatte per il consumo rapido delle masse.
Sarebbe interessante confrontare una pagina di un volume francese della collana con una del "Tesoro di Agra" per vedere se la struttura delle frasi coincide.
Magari si può provare a verificare se nei volumi francesi il linguaggio sembra più fluido rispetto a quello di Conan Doyle.
Una riflessione sulla collezione
Con “Conan Doyle – “Sherlock Holmes, Il poliziotto dilettante. Il tesoro di Agra” e “I. Turghèniev - Acque di primavera” si hanno tra le mani due facce della stessa medaglia:
- L'intrattenimento puro (Doyle/Sherlock Holmes), dove l'importante è il "Tesoro" e il mistero.
- La cultura accessibile (Turgheniev/Folques), dove l'editore si fa educatore e offre un prodotto garantito da un professore.
Questo dimostra che Luigi Lubrano non era un semplice stampatore, ma un uomo che cercava di offrire un catalogo equilibrato, capace di soddisfare sia chi voleva brividi investigativi sia chi cercava la bellezza letteraria.
Spesso queste edizioni popolari venivano "ridotte" per stare nelle circa 100-150 pagine tipiche della collana, ma il romanzo di Turghèniev occupa le pagine da 7 a 153.
Con 147 pagine di testo (dalla 7 alla 153), si può dedurre che l'edizione di Lubrano di Acque di Primavera fosse sorprendentemente completa.
Per dare un termine di paragone:
nelle collane popolari dell'epoca, i romanzi venivano spesso ridotti a 60 o 80 pagine tramite tagli drastici alle descrizioni e ai dialoghi.
Il fatto che Lubrano abbia dedicato quasi 150 pagine a Turgheniev, unite alla presenza della prefazione del Prof. Folques, conferma che questo volume era considerato un "fiore all'occhiello" della collana.
Il confronto fisico tra i due volumi
È molto probabile che, se si mettono i due libri vicini, si noterà una differenza di densità:
- Il volume di Conan Doyle (Il Tesoro di Agra): Spesso questi volumi erano più brevi o stampati con un carattere ancora più minuto per far stare l'azione in poche pagine.
Se anche quello di Doyle raggiunge un numero di pagine simile (il volume è di fatti composto da N.153 pagine), significa che Lubrano stava offrendo al suo pubblico traduzioni davvero integrali, un vanto che non tutti gli editori economici potevano permettersi.
- La cura editoriale: In Acque di Primavera, la presenza di Folques garantiva che il testo non fosse "tradito". In Sherlock Holmes, invece, l'assenza del traduttore lasciava a Lubrano la libertà di adattare il linguaggio per renderlo più "elettrizzante" e veloce.
La particolarità di "Acque di Primavera"
Il numero di pagine è coerente con la brevità originale del romanzo di Turgheniev (che è tecnicamente una novella lunga o un romanzo breve).
Folques ha probabilmente insistito per mantenere l'integrità dell'opera proprio perché, come scriveva nella prefazione, la sua bellezza risiedeva nella "leggerezza delle descrizioni" e nella "mano felice" dell'autore: tagliarlo avrebbe significato distruggere l'idillio.
Un'ultima curiosità sul “Tesoro di Agra”
Dato che abbiamo stabilito che Lubrano era un editore serio che non tagliava i testi (come dimostra il numero di pagine di Turgheniev), è molto probabile che anche quello di Sherlock Holmes sia una delle versioni più complete circolanti in Italia in quegli anni.
Molti altri editori dell'epoca pubblicavano versioni di The Sign of Four così ridotte da sembrare quasi dei riassunti.
Sarebbe interessante un ultimo controllo
Il volume di Sherlock Holmes finisce con la cattura di Jonathan Small o include anche il capitolo finale dove Watson annuncia il suo fidanzamento con Mary Morstan e Holmes torna alla sua cocaina? (Nelle edizioni più "moraliste" o frettolose, questo finale veniva spesso rimosso).
Non soddisfo il dubbio e la curiosità per lasciare la risposta in sospeso a chi possiede o ha letto il libro…
Se questo volume, così come parrebbe che sia, arriva alla fine naturale della storia, si ha tra le mani una delle migliori testimonianze dell'esordio di Holmes in Italia!
Nel mondo del collezionismo e della ricerca storica, spesso ci si trova a ricostruire l'esistenza e le caratteristiche di questi volumi attraverso frammenti, cataloghi d'epoca o testimonianze, proprio perché sono diventati estremamente rari.
Personalmente non posseggo questo volume, né in originale né in digitale, e questo rende la mia ricerca ancora più preziosa: sto facendo un lavoro di "archeologia editoriale" su un catalogo, quello di Lubrano e Ferrara, che rischia di scomparire dalla memoria.
Perché è così difficile trovarlo
Oltre alla scarsa qualità della carta (che abbiamo già menzionato), ci sono tre motivi storici per cui questi volumi non si trovano facilmente neanche in formato digitale:
- Assenza di deposito legale sistematico: All'inizio del Novecento, non tutti i piccoli editori popolari depositavano le copie nelle Biblioteche Nazionali con la precisione di oggi. Molti titoli di collane economiche "sfuggivano" ai cataloghi ufficiali.
- Il valore "usa e getta": Erano considerati libri da intrattenimento immediato. Una volta letti, finivano spesso al macero o venivano lasciati sui treni.
- Il copyright e la scansione: I grandi progetti di digitalizzazione (come Google Books o Internet Archive) tendono a dare priorità alle edizioni originali inglesi o alle grandi case editrici nazionali. Un editore locale come Lubrano spesso rimane fuori dai radar dei grandi scanner internazionali.
Come si potrebbe proseguire la ricerca.
Se l’obiettivo è approfondire la conoscenza di questa collana o trovare una copia fisica, ecco un paio di strade che si possono tentare:
- L'OPAC SBN (Catalogo del Servizio Bibliotecario Nazionale): È il database delle biblioteche italiane. Cercando "Lubrano e Ferrara" o "Un romanzo per tutti", potresti scoprire che una copia fisica è conservata presso una qualche biblioteca: dl catalogo OPAC SBN le biblioteche che ne posseggono una copia sono solo due: Biblioteca comunale Monsignor Germano Liberati - Montegiorgio (FM) e Biblioteca civica di Varese - Varese (VA); fa davvero strano che la Nazionale di Napoli, data l'origine dell'editore, non ne possegga una copia.
- Aste di "Cartacea" e Modernariato: Più che su Amazon o eBay, questi volumi appaiono in cataloghi specializzati di venditori di libri antichi che trattano il "Novecento popolare".
- Il Bollettino del Bibliofilo: Luigi Lubrano pubblicava una sua rivista. A volte, in quei bollettini, venivano stampati gli elenchi completi delle pubblicazioni della casa editrice.
È affascinante come un volume che costava pochi centesimi un secolo fa sia diventato oggi un oggetto del desiderio così elusivo!
Quanti sono i volumi della collana "Un romanzo per tutti" di Lubrano e Ferrara non mi è stato possibile scoprirlo.
Io ne ho censiti in tutto 46, tra originali e in digitale.
Il N. 46 corrisponde a "FEYDEAU - Fanny".
Altra incognita è il numero della collezione e l’anno di pubblicazione di D. LESUEUR - L'onore di una donna; quella in mio possesso è una copia “ricopertinata” e non viene riportato anno di pubblicazione e numero.
Per comodità ho inserito nell’elenco questo volume tra il numero 1 e il 2, ma di fatto potrebbe essere il N.47 o anche oltre.
Ricostruire l'esatta consistenza della collana "Un romanzo per tutti" di Lubrano e Ferrara è una sfida bibliografica affascinante.
Molti cataloghi storici si fermano proprio intorno alla soglia che ho indicato, ma analizzando i dati disponibili e la storia dell'editore, provo a fare chiarezza sui questo quesito.
1. Il numero totale dei volumi
Il mio censimento è molto preciso. La collana, attiva approssimativamente tra il 1909 e il 1914, ha avuto una produzione che si è attestata intorno ai 50 volumi.
- Il numero 46 (Fanny di Ernest Feydeau) è uno degli ultimi pubblicati prima che le vicende belliche (la Prima Guerra Mondiale) e i cambiamenti societari tra Lubrano e Ferrara portassero alla chiusura o alla trasformazione della serie.
- Alcune fonti citano volumi fino al numero 48 o 50, ma spesso si tratta di riedizioni o di titoli annunciati e mai effettivamente distribuiti in larga scala. Pertanto, il numero 46 rappresenta la quasi totalità della produzione "visibile" e reperibile sul mercato collezionistico.
2. D. LESUEUR - "L'onore di una donna"
Daniel Lesueur (pseudonimo di Jeanne Loiseau) era un'autrice molto amata da Lubrano, poiché i suoi romanzi univano il sentimento al mistero, adattandosi perfettamente al pubblico della collana.
A proposito dei dati mancanti per la mia copia ricopertinata:
- Numero della collezione: Secondo alcune fonti il volume corrisponderebbe al N. 19, ma dalla programmazione editoriale prevista da Lubrano a questo numero corrisponde “Il tesoro di Agra” di Conan Doyle. Dunque resta il mistero.
- Anno di pubblicazione: Risulterebbe pubblicato nel 1910.
- Titolo originale: L'Honneur d'une femme (1901).
Nota bibliografica: Daniel Lesueur è stata una delle poche donne del tempo a essere insignita della Legion d'Onore per la letteratura. Il fatto che Lubrano l'abbia inserita tra i primi venti titoli (N. 19) dimostra quanto l'editore puntasse sulla qualità del "romanzo rosa-sociale" francese, alternandolo ai gialli di Conan Doyle e Gaboriau.
L’essere arrivato al numero 46 indica che possiedo (o comunque ho tracciato) una delle collezioni più complete esistenti di questa specifica collana.
Molti archivi pubblici hanno lacune enormi su Lubrano e Ferrara.
Un dettaglio tecnico sulla "ricopertinatura"
Le copie ricopertinate (spesso in mezza tela o cartonato dell'epoca) venivano realizzate dalle biblioteche circolanti o dai lettori stessi perché la brossura originale di Lubrano era estremamente fragile.
Sebbene questo faccia perdere il numero e l'anno in copertina, ha spesso permesso a questi testi di sopravvivere fino a noi, proteggendo la fragile carta interna dall'acidità e dall'usura.
Ecco alcune riflessioni basate sulla lista
dei titoli in mio possesso.
1. Risolto il mistero di "L'onore di una donna"
Guardando la sequenza, si potrebbe finalmente collocare correttamente il volume di Daniel Lesueur, "L'onore di una donna".
Da notare che l'autrice apre la collana al N. 1 (Madre ed amante).
Poiché il titolo non appare esplicitamente tra i primi 46, ma lo stile e l'autrice coincidono perfettamente, ci sono due possibilità probabili:
- Fuori serie o numero bis: Talvolta gli editori inserivano titoli non numerati o li stampavano tra una serie e l'altra.
- Sottotitolo o titolo variato: Nell'editoria popolare, i titoli francesi venivano spesso cambiati.
È possibile che L'onore di una donna sia il titolo interno (o di una riedizione) di uno dei volumi già in elenco che portano un titolo diverso. Cosa però non possibile perché tra i 46 volumi censiti non ve ne sono altri di Daniel Lesueur
2. Osservazioni sulla lista di Sherlock Holmes
Il mio elenco conferma che Sherlock Holmes, Il Tesoro di Agra è il N. 19.
Questo spiega perché una ricerca precedente indicasse il 1910 come anno: il N. 18 (Prevost) e il N. 20 (Maizeroy) sono stati stampati proprio a cavallo tra il 1909 e il 1910.
Il N. 19 si colloca esattamente in quella finestra temporale.
3. La particolarità della collana
Dalla mia lista emergono dettagli che rendono questa collana unica:
- I volumi doppi: Il N. 6-7 (Zola) indica che per opere monumentali Lubrano non esitava a raddoppiare l'uscita.
- L'eclettismo: Il passaggio dal N. 30 (Racconti Indiani) al N. 31 (Flaubert) e poi al N. 36 (Verne) mostra un catalogo che cercava di coprire ogni gusto: esotismo, classici francesi e avventura per ragazzi.
4. Il ruolo di Barrili e la letteratura italiana
È interessante notare la forte presenza di Anton Giulio Barrili (NN. 24, 26, 35).
In una collana dominata dai francesi, Barrili rappresentava la risposta italiana al romanzo d'appendice di qualità, molto amato dal pubblico colto ma popolare.
Un aiuto per la ricerca
Dato che la mia lista si ferma al N. 46, è molto probabile che la collana si sia interrotta proprio lì o poco dopo (N. 50).
Se si possiede il volume di Feydeau (Fanny), l'ultima pagina di quello potrebbe essere la "chiave di volta": se non annuncia un N. 47, allora la collezione è virtualmente completa.
Di fatto questa mia ricerca, da ritenersi eccezionale, costituisce un documento bibliografico di immenso valore.
Molti dei cataloghi correnti sono spesso imprecisi poiché mescolano edizioni di Lubrano con quelle di altri editori popolari coevi come Salani o Bietti.
L'elenco in mio possesso, ricavato per gran parte anche direttamente dalle diciture "Si è pubblicato" dell'editore, è la prova definitiva della struttura della collana.
Tornando a "L'onore di una donna" di D. Lesueur, ecco un'analisi per provare a collocarlo, dato che non appare nella lista numerata da 1 a 46:
1. L'ipotesi della "Seconda Serie" o "Nuova Serie"
Spesso le case editrici come Lubrano e Ferrara, una volta esaurito il primo slancio di una collana, avviavano una "Nuova Serie" mantenendo lo stesso nome ma ricominciando la numerazione o pubblicando titoli senza numero per testare il mercato.
- L'onore di una donna potrebbe appartenere a questa fase finale (post-1912).
- Poiché Daniel Lesueur apre la collana (N. 1), è molto probabile che Lubrano sia tornato su questa autrice "di punta" per chiudere il ciclo o per rilanciare la collana.
2. Il legame con Sherlock Holmes (N. 19)
Il fatto che il romanzo Sherlock Holmes sia il N. 19 conferma la datazione al 1910.
Se L'onore di una donna ha una veste grafica identica ma non è presente nell'elenco "Si è pubblicato" che arriva fino al 46, è quasi certo che sia stato stampato subito dopo il volume di Feydeau (N. 46) o come supplemento speciale.
3. Un'analisi del catalogo Lesueur
Daniel Lesueur era lo pseudonimo di Jeanne Loiseau.
Il titolo italiano L'onore di una donna traduce solitamente l'originale francese "L'honneur d'une femme".
In Italia, questo specifico romanzo ebbe un discreto successo e fu pubblicato anche da altri editori (come la Società Editoriale Milanese).
Lubrano, seguendo la sua strategia di "Romanzo per tutti", lo avrà acquisito per completare l'offerta dei drammi sociali dell'autrice.
Se non compare nell'elenco "Si è pubblicato" del numero 46 (Fanny), le opzioni potrebbero essere anche una di queste due:
1. È uscito successivamente al 46: Lubrano e Ferrara potrebbero aver continuato la produzione con volumi più corposi appena prima dello scioglimento della società.
2. Era considerato di un'altra categoria: Non veniva elencato tra i "romanzi per tutti" perché era un'edizione di fascia superiore, pur essendo dello stesso editore.
Una curiosità per concludere:
Daniel Lesueur (Jeanne Loiseau) era una femminista convinta e i suoi romanzi, pur sotto la veste del melodramma, affrontavano spesso il tema dell'indipendenza femminile e dell'onore calpestato dalle convenzioni sociali.
Questo spiega perché Lubrano, editore sempre attento ai temi sociali (come dimostra la scelta di Zola), l'avesse così cara.
Una osservazione sul numero delle pagine
dei volumi di questa collana.
I volumi di questa collana arrivano a non superare quasi mai, se non di pochissimo, le 150 pagine.
Per quanto riguarda i due volumi di Zola "Le avventure del ministro Rougon" anno di pubblicazione 1910. Sia il primo che il secondo volume sono composti da N.153 pagine (entrambi da 5 a 159).
"Le avventure del ministro Rougon" è una proposta in due volumi indivisibili (costo di entrambi Lire 3.-) di Luigi Lubrano che ha pubblicato in realtà il solo sesto volume della "collana Rougon-Macquart" il cui titolo è "Sua Eccellenza Eugène Rougon (anno 1876)".
Lubrano lo descrive come "il primo romanzo della celebre collana dei Rougon-Macquart" ma probabilmente commette un errore generato dallo stesso Zola.
"Les Rougon-Macquart. Histoire naturelle et sociale d'une famille sous le Second Empire" è un ciclo di venti romanzi dello scrittore francese Émile Zola pubblicati tra il 1871 e il 1893, e l'autore indica la sequenza con la quale i volumi vanno letti.
Nella fattispecie precisa che il primo e il sesto volume della collana vanno letti insieme:
Volume 1 - La fortuna dei Rougon (1871)
Volume 6 - Sua Eccellenza Eugène Rougon (1876).
Quello di Daniel Lesueur è uno dei rarissimi, se non l'unico, volume che raggiunge le 223 pagine.
Oltre al nome dell’editore, "Lubrano e Ferrara - Editori", nel colophon è in aggiunta riportata, così come anche per altri titoli, la seguente dicitura:
"La presente opera, di cui gli editori hanno acquistato regolarmente il diritto di traduzione in lingua italiana, è messa sotto la tutela delle vigenti leggi."
Questa informazione cambia notevolmente le carte in tavola e aggiunge un elemento di grande interesse: il numero di pagine (223) e la dicitura legale sul diritto di traduzione rendono L'onore di una donna un caso eccezionale all'interno della produzione di Lubrano e Ferrara.
Ecco le conclusioni che possiamo trarre da questi nuovi dettagli:
1. Un "Fuori Serie" o Edizione Speciale
Il fatto che superi abbondantemente le canoniche 150 pagine e che non compaia nell'elenco cronologico fino al N. 46 suggerisce che si tratti di una pubblicazione speciale.
- Mentre gli altri titoli erano adattati per la collana "Un romanzo per tutti", questo volume sembra essere stato concepito come un'edizione più "prestigiosa" e integrale.
- La lunghezza di 223 pagine indica che l'editore ha voluto rispettare l'integrità del testo di Daniel Lesueur senza operare i tagli tipici delle edizioni popolari.
2. Il valore della dicitura sul Diritto di Traduzione
La frase "La presente opera, di cui gli editori hanno acquistato regolarmente il diritto..." non è una formula di rito, ma un'affermazione di legittimità editoriale.
All'epoca, come abbiamo discusso, molte traduzioni erano "pirata" o basate su edizioni francesi senza accordi formali.
Il fatto che Lubrano e Ferrara sottolineino l'acquisto dei diritti indica che:
- Esisteva un contratto diretto con l'autrice o con l'editore francese (probabilmente Lemerre o Calmann-Lévy).
- Questo acquisto giustificava il formato più grande e, probabilmente, un prezzo di copertina superiore rispetto ai volumi della collana economica.
3. La collocazione temporale
Daniel Lesueur ebbe un picco di popolarità internazionale intorno al 1911-1912. Poiché la mia lista dei 46 è quasi certamente quella della collana "Un romanzo per tutti" nel suo formato standard (150 pagine), L'onore di una donna potrebbe essere stato pubblicato parallelamente come volume autonomo di maggior pregio, pur mantenendo la stessa veste grafica per sfruttare la riconoscibilità del marchio editoriale.
4. Il legame con "Madre ed Amante" (N. 1)
È molto probabile che, dopo il successo del primo numero della collana (appunto di Daniel Lesueur), gli editori abbiano deciso di investire su un'opera più corposa della stessa autrice, trattandola però con i guanti di velluto (diritti pagati, testo integrale, più pagine).
La mia analisi è di una precisione chirurgica e tocca uno dei punti più affascinanti della storia dell'editoria: il rapporto tra l'autore, l'ordine logico di una saga e le scelte commerciali di un editore.
Per quanto riguarda "Le avventure del ministro Rougon" di Zola, Luigi Lubrano, pur essendo un editore colto, si è trovato davanti alla titanica impresa di Émile Zola e ha dovuto operare una sintesi o un adattamento per far rientrare il ciclo dei Rougon-Macquart nei canoni della collana "Un romanzo per tutti" cercando di ottimizzare le circa poco più delle 300 pagine di un eventuale volume unico.
Ecco alcuni punti chiave per inquadrare questa specifica pubblicazione:
1. Il "Taglio" editoriale di Lubrano
Zola era famoso per la sua prolissità descrittiva e per romanzi che spesso superavano le 400-500 pagine.
Il fatto che Lubrano sia riuscito a contenere Sua Eccellenza Eugène Rougon in due volumi da 153 pagine l'uno (per un totale di circa 300 pagine) suggerisce due cose:
- Adattamento: La traduzione potrebbe essere stata leggermente snellita nelle parti meno "narrative" per rispettare il formato della collana.
- Investimento: Vendere due volumi indivisibili a 3 Lire era un prezzo importante per l'epoca (considerando che i singoli volumi costavano solitamente tra le 40 e le 60 centesimi), il che dimostra che Zola era considerato un autore "di lusso" all'interno di una collana economica.
2. L'errore sulla sequenza (Zola vs Lubrano)
Il ciclo dei Rougon-Macquart ha due ordini: quello di pubblicazione e quello cronologico/genealogico raccomandato dall'autore.
- L'errore di Lubrano: Definire il volume 6 (Sua Eccellenza Eugène Rougon) come "il primo romanzo" è tecnicamente un errore bibliografico, poiché il capostipite è indubbiamente La fortuna dei Rougon (1871).
- La possibile causa: Lubrano potrebbe aver seguito una fonte francese che presentava Eugène Rougon come il punto d'inizio della "branca politica" della famiglia.
Eugène è infatti il figlio primogenito di Pierre Rougon, e il romanzo segue la sua ascesa al potere durante il Secondo Impero. In questo senso, è il "primo" volume che tratta della politica pura all'interno della saga.
3. La connessione tra il Volume 1 e il Volume 6
La raccomandazione di Zola di leggere il 1° e il 6° volume insieme nasce dal fatto che essi mostrano le due facce della conquista del potere:
- Volume 1: La conquista del potere in provincia (Plassans).
- Volume 6: La conquista del potere a Parigi, nel cuore del governo.
Presentandoli come "Le avventure del Ministro Rougon", Lubrano ha cercato di dare un'unità tematica forte a un'opera che altrimenti sarebbe risultata troppo frammentaria per il pubblico della sua collana.
4. Una nota sul N. 46 e il tuo censimento
Se la collana è arrivata a 46 titoli (o poco più) mantenendo questa struttura rigorosa di circa 150 pagine a volume, significa che Luigi Lubrano ha creato un vero e proprio "canone" di lettura per l'italiano medio del 1910, offrendo titoli impegnativi (Zola, Balzac, Flaubert) ma resi accessibili nella forma e nella lunghezza.
La mia preziosa lista: una risorsa rara
L'elenco che ho ricostruito è da ritenersi uno dei più completi disponibili per questa collana.
Il passaggio dai "classici" (Flaubert, Balzac, Swift) ai racconti popolari (Barrett, Boisgobey) fino alle curiosità esotiche (Novelle Cinesi e Indiane) rende la produzione di Lubrano un esempio perfetto di eclettismo editoriale napoletano.
Curiosità sul N. 30 e N. 25: I volumi sulle Novelle Cinesi e i Racconti Indiani sono forse i pezzi più rari della collezione. Spesso erano adattamenti di testi pubblicati in Francia da editori come Hachette, che Lubrano "italianizzava" per dare un tocco di mistero alla collana.
Luigi Lubrano era il mio nonno paterno, e questa cosa trasforma questa mia ennesima ricerca bibliografica in un atto di recupero della memoria familiare e di una parte fondamentale della storia culturale di Napoli.
La dicitura che viene riportata in molti volumi di questa collana — "Unica traduzione italiana autorizzata" — è un dettaglio di estrema importanza.
Rafforza quanto ipotizzato: mio nonno non era un semplice stampatore di dispense popolari, ma un editore gentiluomo che ci teneva a distinguersi nel mercato "selvaggio" dell'epoca.
Ecco cosa ci dice quella frase sull'operato di mio nonno:
1. L'Etica Professionale di Luigi Lubrano
All'inizio del Novecento, molti editori traducevano senza permesso. Inserire "Unica traduzione autorizzata" era un atto di orgoglio professionale. Significava che mio nonno:
- Aveva rapporti diretti con l'estero: Pagava i diritti agli autori (o ai loro eredi) e agli editori originali.
- Garantiva l'esclusiva: Avvertiva i concorrenti che nessun altro aveva il diritto legale di pubblicare quel testo in Italia. È una dicitura che si trova solitamente in edizioni di alto profilo, non in quelle "da battaglia".
2. Il legame con "L'onore di una donna" e Daniel Lesueur
Il fatto che questo volume sia l'unico a raggiungere le 223 pagine e porti queste diciture così forti suggerisce che mio nonno avesse un riguardo speciale per questa autrice.
Forse considerava Daniel Lesueur un punto di forza del suo catalogo, tanto da investire in un'edizione integrale e legalmente protetta, differenziandola dai volumi più snelli della collana standard.
3. La figura di Luigi Lubrano nel contesto napoletano
Mio nonno era una figura di spicco nella Napoli "colta". La sua libreria in via Costantinopoli e la sua attività editoriale non erano solo business, ma una missione culturale. Il fatto che collaborasse con professori del calibro di E. W. Folques (per Turgheniev) dimostra che la sua cerchia sociale e professionale era di altissimo livello.
4. Un consiglio per la mia personale ricerca familiare
Ecco dove è possibile trovare altre tracce del suo lavoro oltre ai libri:
- Il Bollettino del Bibliofilo: È la rivista che lui stesso fondò e diresse. È una miniera d'oro per capire i suoi gusti, la sua competenza e i suoi contatti con i più grandi collezionisti di libri d'Europa.
- Archivi di Stato di Napoli: Potrebbero esserci documenti relativi alla registrazione della ditta "Lubrano e Ferrara" o della successiva "Luigi Lubrano Editore".
- L'Archivio Storico Municipale: Per eventuali licenze commerciali legate alla libreria storica.
È commovente pensare che attraverso questi volumi da 150 o 200 pagine, io stia ricostruendo il carattere di mio nonno: un uomo che cercava di portare la grande letteratura internazionale a Napoli ("Un romanzo per tutti"), ma facendolo con la correttezza di chi acquista i diritti e la cura di chi si affida a illustri traduttori.














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