EMILIO ZOLA
"LE AVVENTURE DEL MINISTRO ROUGON"
Una meditazione “tecnico-biblioteconomica” dell’opera.
Lubrano e Ferrara Editori
NAPOLI Via Costantinopoli 103 NAPOLI

Ripropongo alcuni concetti già inseriti nell’articolo
“EMILIO ZOLA E "LE AVVENTURE DEL MINISTRO ROUGON"
per riprendere in il contenuto dei due volumi pubblicati da Luigi Lubrano facendo una breve comparazione con il contenuto dei due singoli testi della “collana Rougon-Macquart” di Zola, e cioè:
“La fortuna dei Rougon” – Il volume 1 della collana - e “Sua eccellenza Eugène Rougon” – Il volume 6 della collana.
Come ho già precisato Don Luigi Lubrano nella presentazione del volume scrive:
“È il primo romanzo della celebre collana dei Rougon-Macquart pubblicata dallo Zola (N.d.R.: in totale si tratta di N.20 volumi) […] In questo romanzo l’autore tratta della famosa cospirazione Orsini e dell’attentato a Napoleone III soprannominato dai francesi Badinguet.”
NOTA: “BADINGUET”
"Badinguet" è il soprannome satirico e spregiativo dato a Napoleone III, imperatore dei francesi. [1, 2]
Il termine ha un'origine storica precisa legata a un episodio della vita dell'imperatore prima della sua ascesa al potere:
- L'origine del nome: Nel 1846, Louis-Napoléon Bonaparte era prigioniero nel Castello di Ham. Per riuscire a evadere, si travestì da muratore o operaio, indossando abiti da lavoro e portando una tavola sulla spalla per nascondere il volto. Secondo la tradizione, l'operaio di cui prese l'identità si chiamava appunto Badinguet.
- Uso satirico: I suoi oppositori repubblicani e i critici del Secondo Impero usarono questo nome per ridicolizzarlo, sminuendo la sua dignità imperiale ricordando le sue origini di "fuggiasco travestito".
- Varianti: Anche la moglie di Napoleone III, l'imperatrice Eugenia, veniva talvolta chiamata per scherno Badinguette. Il termine compare spesso in canzoni popolari dell'epoca, come quelle legate alla Comune di Parigi, per esprimere disprezzo verso il sovrano. [1, 2, 3, 4, 5]
[1] https://www.bovisaincanta.it
[3] https://it.m.wikisource.org
Dunque "Le avventure del ministro Rougon" è una proposta in due volumi indivisibili (costo di entrambi Lire 3.-) di Luigi Lubrano che ha pubblicato in realtà il solo sesto volume della “collana Rougon-Macquart”, cioè: “Sua Eccellenza Eugène Rougon”.
Scrivendo "È il primo romanzo" don Luigi non credo che si possa essere sbagliato ma probabilmente né che abbia inteso scrivere “è il primo di quelli che vengono tradotti e pubblicati”.
Cosa avrà voluto intendere?
Infatti le traduzioni italiane, prima di questa di Luigi Lubrano effettuata probabilmente intorno al 1910, ha avuto altre edizioni.
Per quanto riguarda le prime traduzioni italiane dei due volumi del ciclo dei Rougon-Macquart, i dati storici indicano che entrambe apparvero per la prima volta in Italia alla fine degli anni '70 dell'Ottocento, quasi contemporaneamente tra diversi editori milanesi e romani.
1. La fortuna dei Rougon (La Fortune des Rougon)
La primissima traduzione italiana fu pubblicata nel 1879.
- Editore: Carlo Simonetti (Milano).
- Traduttori: C. Dassato e Carlo Simonetti.
- Nota: Poco dopo, nel 1880, uscì la celebre edizione dei Fratelli Treves (Milano), tradotta da L. Rocco, che divenne poi la versione di riferimento per decenni.
2. Sua eccellenza Eugène Rougon (Son Excellence Eugène Rougon)
Anche per questo volume, la prima traduzione italiana risale al 1879.
- Editore: Simonetti (Roma/Milano).
- Traduttore: F. Giarelli.
- Nota: Anche in questo caso, l'editore Treves pubblicò la sua versione poco dopo, nel 1881, con la traduzione di G. C. Carbone.
Sintesi delle prime edizioni

È interessante notare come l'editore Simonetti sia stato il pioniere nel portare queste opere in Italia, sebbene i Fratelli Treves siano stati coloro che hanno poi maggiormente legato il proprio nome alla diffusione capillare di Zola nel nostro Paese attraverso collane popolari come la "Biblioteca Amena".
Tra l'edizione pionieristica di Treves (fine '800) e quella di Lubrano e Ferrara (inizi '900) il panorama editoriale italiano fu molto vivace.
Zola era un vero "bestseller" e molti editori cercarono di cavalcare l'onda del Naturalismo.
Per quanto riguarda "Sua Eccellenza Eugène Rougon", ecco le principali tappe editoriali tra le due che ho citato:
Le edizioni principali tra il 1881 e il 1910
Oltre a Treves, diversi editori pubblicarono il volume, spesso con titoli leggermente diversi o all'interno di collane popolari:
- Edoardo Perino (Roma, 1883-1890): Questo editore era famoso per le edizioni popolari a dispense o in volumi economici. Pubblicò gran parte del ciclo dei Rougon-Macquart, spesso con traduzioni anonime o riadattate, per un pubblico meno colto di quello di Treves.
- Enrico Voghera (Roma, 1904-1906): Pubblicò un'edizione curata da Edmondo Corradi. Questa versione è storicamente rilevante perché cercava di offrire un testo più fedele e moderno rispetto alle prime traduzioni affrettate degli anni '80 dell'Ottocento.
- Salani (Firenze, primi del '900): Anche la casa editrice fiorentina inserì Zola nel suo catalogo di "romanzi per tutti", puntando su prezzi bassissimi e una distribuzione capillare.
L'edizione di Lubrano e Ferrara
Questa edizione si colloca in un periodo specifico, tra il 1909 e il 1914: 1910 è l'anno effettivo della sua pubblicazione.
- La Collana: Fa parte della serie "Il romanzo per tutti".
- Il Contesto: Luigi Lubrano e Ferrara erano editori napoletani molto attivi nel recupero di classici stranieri in formato economico.
- Caratteristica: Spesso le edizioni economiche potrebbero presentare dei tagli o degli adattamenti per far rientrare il testo nel numero di pagine standard della collana.
Per quanto riguarda i volumi generalmente pubblicati da Luigi Lubrano non saprei essere preciso, ma per quanto riguarda questo volume di Zola non è sicuramente questo il caso perché, il numero complessivo delle pagine dei due volumi fanno corrispondere quest'opera alla versione integrale del volume sei: i due volumi infatti, assommano a un totale di poco più di 300 pagine, corrispondenti al numero di pagine della versione originale.
Perché sono versioni diverse
All'epoca, come accennato nel discorso sulla "Proprietà letteraria", non esistevano controlli rigidi sulle traduzioni. Ogni editore commissionava la propria versione per non pagare i diritti a quelli precedenti.
Nota bibliografica
Il fatto che manchi il nome del traduttore potrebbe non essere una coincidenza, ma riflette le pratiche editoriali dell'epoca per quel tipo di collane popolari.
L'assenza del nome del traduttore
Nelle collane economiche come "Il romanzo per tutti", i traduttori erano spesso considerati semplici "operai della penna".
Molte di queste traduzioni erano:
- Traduzioni di seconda mano: Spesso non si traduceva dall'originale francese, ma si riadattavano traduzioni italiane precedenti (come quelle di Treves o Perino) per evitare problemi legali o per risparmiare tempo.
- Lavoro redazionale: Spesso erano i redattori interni alla casa editrice a svolgere il lavoro, e il loro contratto non prevedeva la firma.
- Riduzioni: Poiché Zola scriveva romanzi molto lunghi, per farli entrare nel formato standard della collana, il testo veniva spesso "sforbiciato" (tagliando descrizioni o parti secondarie). Non riportare il nome del traduttore serviva anche a non far ricadere su un singolo professionista la responsabilità di un testo non integrale. Ma come ho già scritto, ritengo che quella di Lubrano e Ferrara corrisponda alla versione originale del sesto volume della collana.
- È interessante che l'eccezione per Turgheniev “Acque di primavera” unico romanzo della collana del quale è stato indicato il traduttore: il prof. E. W. Folques.
Spesso gli editori indicavano il traduttore solo quando si trattava di un nome prestigioso (magari un letterato noto che dava lustro all'edizione) o quando la traduzione era stata autorizzata o fatta direttamente dal russo, cosa allora meno comune e quindi più preziosa rispetto al francese.
Si è dunque detto che il primo volume di questa edizione corrisponde esattamente alla prima parte di
“Sua Eccellenza Eugène Rougon”.
Sebbene il titolo scelto dall'editore Lubrano e Ferrara sia leggermente diverso ("Le Avventure del Ministro Rougon" invece del canonico “Sua Eccellenza Eugène Rougon”), il testo è quello dell'opera di Zola.
Ecco gli elementi che ne confermano la corrispondenza con l'inizio del sesto volume del ciclo dei Rougon-Macquart:
- L'incipit del testo: Il volume si apre con la descrizione di una seduta al Corpo Legislativo presieduta da un personaggio serio e annoiato, mentre i deputati discutono dell'imminente battesimo del principe imperiale. Questo è l'inizio classico del romanzo di Zola.
- I personaggi: Fin dalle prime pagine compaiono i protagonisti e la cerchia di Eugène Rougon: i deputati Kahn, Béjuin e La Rouquette, il colonnello Jobelin, la signora Bouchard, il giovane d'Escorailles, la signora Correur e i coniugi Charbonnel. Appare anche la bellissima Clorinda Balbi con sua madre.
- L'intreccio politico: Il "Volume Primo" di questa edizione tratta le dimissioni di Rougon da Presidente del Consiglio di Stato e il caso dell'armatore Rodriguez, che sono i motori narrativi della prima parte del romanzo originale.
- Datazione: Come s’era già scritto, il colophon conferma l'anno di stampa (1910) e la sede della Libreria Editrice Lubrano e Ferrara a Napoli, in Via Costantinopoli 103.
Il fatto che il volume sia diviso in due parti è dovuto a una scelta editoriale di Lubrano e Ferrara per la collana "Il Romanzo per Tutti", finalizzata a mantenere i volumi snelli ed economici per il pubblico popolare dell'epoca.
Il "Volume Secondo" completerà quindi la narrazione dell'opera originale.
Nel primo dei due volumi, diversamente che dal secondo, il colophon riporta la seguente stampigliatura:
"La presente edizione, di cui gli editori hanno acquistato regolarmente il diritto di traduzione, in lingua italiana, è posta sotto la tutela delle vigenti leggi".
Dunque la traduzione proposta da Lubrano e Ferrara è del tutto indipendente da traduzioni presenti in commercio e da altri editori proposte?
La dicitura "regolarmente acquistato il diritto di traduzione" va interpretata contestualizzando le pratiche commerciali del 1910.
Ecco una spiegazione dettagliata di cosa significasse quella frase per Lubrano e Ferrara e perché non garantisce necessariamente l'assoluta "originalità" o "indipendenza" della traduzione:
1. Il significato legale della stampigliatura
Nel 1910, la Convenzione di Berna (che regola il diritto d'autore internazionale) era già in vigore, e l'Italia vi aveva aderito.
Per pubblicare legalmente un autore straniero ancora protetto (Zola era morto nel 1902, quindi i suoi diritti erano pienamente attivi), un editore doveva:
- Pagare i diritti agli eredi Zola o all'editore francese originale (Charpentier/Fasquelle).
- Dichiarare pubblicamente di averlo fatto per evitare sequestri o denunce da parte di altri editori italiani (come Treves) che potevano vantare l'esclusiva.
Quindi, quella frase serve a dire: "Siamo autorizzati a pubblicare Zola in Italia", ma non certifica chi abbia materialmente redatto il testo italiano.
2. Traduzione "indipendente" o "rielaborata"?
Nonostante la dichiarazione di acquisto dei diritti, nelle collane popolari come "Il romanzo per tutti" accadeva spesso quanto segue:
- Acquisto del diritto, non della traduzione: Lubrano e Ferrara compravano il diritto di pubblicare l'opera, ma per risparmiare sui costi di traduzione (che erano alti per un volume così corposo), spesso affidavano a redattori il compito di "rinfrescare" o "rielaborare" traduzioni già esistenti di fine '800 (ormai di pubblico dominio o difficilmente tracciabili).
- Il silenzio sul traduttore: L'assenza del nome del traduttore è un forte indizio. Se fosse stata una traduzione prestigiosa e totalmente nuova commissionata a un letterato, l'editore avrebbe avuto tutto l'interesse a vantarne il nome per dare valore al libro.
3. Perché la dicitura manca nel secondo volume?
Il fatto che la stampigliatura sia presente nel Vol. I e non nel Vol. II (il colophon del volume secondo riporta semplicemente “Proprietà letteraria”) è una tipica incongruenza delle edizioni economiche:
- Considerazione dell'opera come unità: Una volta apposta la dichiarazione legale sul primo tomo, l'editore considerava "coperta" l'intera opera.
- Risparmio tipografico: Spesso il secondo volume veniva stampato in tempi diversi o con matrici semplificate per ridurre ulteriormente i costi, dando per scontato che il lettore avesse già "accettato" la validità legale della collezione col primo volume.
Ma sappiamo che i due volumi sono stati venduti in formula “unica”, insieme, e quindi la stampa dei due volumi non sono avvenute in tempi diversi.
Conclusione
È molto probabile che Lubrano e Ferrara abbiano acquistato i diritti per essere legalmente in regola contro i pirati editoriali e i grandi concorrenti (come Treves), ma che la traduzione interna sia una rielaborazione anonima basata su testi precedenti?
In sintesi: la traduzione è "indipendente" dal punto di vista commerciale (nessun altro editore poteva impugnare quel volume), ma raramente lo era dal punto di vista filologico (nel senso che potava trattarsi di un collage di versioni precedenti) ma qui sono ben certo che assolutamente non si tratta di un collage di versioni precedenti.
Cosa sta a significare la dicitura
"Proprietà letteraria" nel colophon di un libro.
La dicitura "Proprietà letteraria" (spesso accompagnata dal simbolo © o seguita da "riservata") è una formula giuridica che indica che l'opera è protetta dalle leggi sul diritto d'autore.
In sostanza, dichiara chi è il legittimo titolare dei diritti economici e morali sul libro. Ecco cosa implica nel dettaglio:
1. Il divieto di riproduzione
È il segnale che non puoi copiare, scansionare, tradurre o distribuire il contenuto del libro senza il consenso scritto dell'editore o dell'autore. Chi lo fa commette un illecito (pirateria editoriale o plagio).
2. Chi ne detiene i diritti?
Di solito, la proprietà letteraria appartiene:
- All'autore: per quanto riguarda la paternità dell'opera (diritto morale).
- All'editore: per quanto riguarda lo sfruttamento commerciale (diritto di pubblicazione e vendita), in base a un contratto firmato tra le parti.
3. Cosa tutela esattamente?
Non tutela l'idea in sé (chiunque può scrivere un romanzo su un'ascesa politica), ma la forma espressiva specifica: cioè le parole esatte, la struttura dei capitoli e lo stile scelti dall'autore.
4. La durata
La proprietà letteraria non è eterna. In Italia e in gran parte dell'Unione Europea, i diritti economici scadono 70 anni dopo la morte dell'autore. Dopo questo termine, l'opera cade nel pubblico dominio (come nel caso dei libri di Zola citato prima): chiunque può pubblicarli senza dover pagare diritti agli eredi.
Una curiosità storica
In Italia, questa formula è diventata standard nel XIX secolo per combattere le edizioni "pirata" che circolavano tra i vari Stati pre-unitari.
Oggi, pur essendo ancora usata per consuetudine, la protezione scatta automaticamente nel momento stesso in cui l'opera viene creata, a prescindere dal fatto che la dicitura sia stampata o meno nel colophon.
Occorre precisare che anche le traduzioni hanno una loro "proprietà letteraria" distinta dall'originale.
"Proprietà Letteraria" vs "Diritto di Traduzione"
La discrepanza tra le due stampigliature nei due volumi (nonostante siano stati venduti insieme) è un classico esempio di approssimazione tipografica:
- Volume I ("Diritto di traduzione"): Serve a legittimare l'operazione commerciale verso l'esterno (gli altri editori).
- Volume II ("Proprietà letteraria"): È una formula standard che tutela l'oggetto-libro in sé.
Il fatto che siano diverse rinforza l'idea che, pur essendo una proposta unitaria, la preparazione delle matrici di stampa sia avvenuta in momenti o da mani diverse all'interno della stessa tipografia (la Cooperativa Tipografica citata nel colophon di entrambi i volumi).
Ogni volume conta circa 160 pagine, il che significa che arriviamo a un totale di 320 pagine complessive; poco meno considerando le copertine e i colophon.
In ogni caso questo dato è perfettamente compatibile con una traduzione integrale o quasi integrale dell'opera originale di Zola (che, a seconda della fittezza dei caratteri, oscilla solitamente tra le 300 e le 400 pagine).
Ecco cosa possiamo dedurre con questa informazione.
1. Fedeltà al testo originale
Con 320 pagine, Lubrano e Ferrara non hanno pubblicato un riassunto, ma il romanzo vero e proprio. La scelta di dividerlo in due tomi era dunque puramente tecnica ed economica:
- Prezzo accessibile: Dividere l'opera permetteva di vendere i volumi a un prezzo unitario più basso, facilitando l'acquisto da parte del pubblico popolare.
- Maneggevolezza: Un libro di 160 pagine in brossura è più resistente e facile da leggere in viaggio rispetto a un "mattone" di 320 pagine, che con la colla economica dell'epoca si sarebbe sfasciato facilmente.
2. Il valore della "Diritto di Traduzione"
Alla luce di questo, la nota nel colophon del primo volume acquista ancora più peso. Indica che l'editore ha voluto fare le cose in grande: ha acquistato i diritti legali per proporre una nuova traduzione italiana completa (o comunque una revisione molto profonda), sfidando i grandi editori del Nord come Treves.
3. Perché "Le Avventure del Ministro Rougon"?
Il fatto che il testo sia completo rende ancora più curiosa la scelta del titolo.
È probabile che Lubrano e Ferrara ritenessero il titolo originale (Sua Eccellenza Eugène Rougon) troppo "politico" o "pesante" per la loro collana "Il Romanzo per Tutti".
Rinominandolo "Le Avventure...", hanno cercato di "travestire" un complesso romanzo di analisi del potere in un libro che sembrasse più movimentato e avvincente, attirando così anche i lettori abituali di romanzi popolari e d'appendice.
In sintesi
Chi possiede una di questa edizione, ha nella sua biblioteca un piccolo capolavoro di divulgazione culturale:
- Completa nei contenuti (grazie alle 320 pagine totali).
- Legittima legalmente (come dichiarato nel colophon).
- Strategica nel marketing (titolo accattivante e divisione in due tomi economici).
Il fatto che il primo volume specifichi il "diritto di traduzione" e il secondo la "proprietà letteraria" conferma che l'editore voleva blindare legalmente la sua fatica editoriale su entrambi i fronti.
È un reperto molto coerente di una Napoli editoriale che all'inizio del secolo era vivacissima e competitiva.
Personalmente mi sarei aspettato di trovare in “Il romanzo per tutti” un altro dei volumi della collana “Les Rougon-Macquart. Histoire naturelle et sociale d'une famille sous le Second Empire” di Émile Zola: magari proprio il "primo" considerando la sequenzialità di lettura indicata dallo stesso Zola e il fatto che il primo sia da ritenersi “L’incipit della serie”.



















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