Quale è il nome effettivo dell’autore di
“Successi del governo del conte d’Onatte tra il 1648 e il 1653”
e la cronaca storica che narra
gli eventi accaduti
nel Regno di Napoli
durante il suo governo.
Innanzitutto occorre chiarire bene quale sia il nome effettivo dell’autore: Innocenzo Fuidoro oppure Vincenzo D’Onofrio?
Innocenzo Fuidoro è da ritenersi lo pseudonimo (o nome d'arte) con il quale “Vincenzo D'Onofrio” ha firmato le sue opere, in particolare i suoi volumi di “Giornali” che narrano gli eventi napoletani.
Molte fonti storiche e letterarie definiscono infatti “Innocenzo Fuidoro” un anagramma di “Vincenzo D’Onofrio”, anche se un'analisi letterale dei caratteri dimostra che sia da ritenersi una corrispondenza molto stretta ma non perfetta.
L'affermazione che "Innocenzo Fuidoro" sia un anagramma perfetto di "Vincenzo D'Onofrio" è in realtà, oggi dopo circa quattro secoli di distanza, errata o imprecisa a causa della lettera "V", che manca in “Vincenzo Fuidoro” e la lettera "U" che manca in Vincenzo D’onofrio.
Perché viene comunque definito "anagramma"
Nonostante l'incongruenza, l'associazione è considerata un anagramma per diverse ragioni contestuali e storiche:
- Sostituzione e Variazione Grafica (U/V):
Nel latino e nell'italiano antico, le lettere "U" e "V" erano spesso intercambiabili o considerate la stessa grafia (ad esempio, Vnica per Unica).
Molti pseudonimi basati su anagrammi dell'epoca giocavano su queste minime variazioni grafiche.
Se si considera Fuidoro come una variazione grafica di Fviodoro o un'alterazione simile, l'anagramma torna quasi perfettamente (VINCENZO D'ONOFRIO ➞ INNOCENZO FVIODORO).
- Licenza Poetica/Crittografica:
Gli pseudonimi basati sull'anagramma non erano sempre perfetti, ma spesso contenevano un numero sufficiente di lettere uguali per rendere l'associazione ovvia a chi ne era a conoscenza.
Il fatto che tutte le altre lettere (I, N, C, E, Z, O, D, F, R) coincidano in numero e composizione, rende la corrispondenza troppo forte per essere casuale.
In conclusione, sebbene non sia un anagramma perfetto in senso moderno, "Innocenzo Fuidoro" è inequivocabilmente una variazione crittografica/anagrammatica intenzionale del nome "Vincenzo D'Onofrio", creata per mascherare l'identità dell'autore dei suoi Giornali.
- Il motivo per cui D'Onofrio usò lo pseudonimo è che i suoi scritti, i Giornali, erano molto critici e satirici nei confronti della società e del governo del Regno di Napoli.
Firmarli con il suo nome reale lo avrebbe esposto a gravi rischi politici e giudiziari.
Questa osservazione tocca un punto fondamentale della linguistica storica e delle pratiche crittografiche del XVII secolo!
Dunque non è un anagramma perfetto se si considerano le regole alfabetiche moderne.
Tuttavia, la ragione per cui la letteratura storica lo definisce comunque tale è legata all'uso e all'intercambiabilità delle lettere U e V (e talvolta I e J) nel periodo in cui Vincenzo D'Onofrio visse e scrisse (il Seicento).
Perché l'Anagramma è Considerato Valido
(U/V Interscambio)
La spiegazione si basa sulla variazione grafica del Latino e dell'Italiano antico:
- Assenza di 'U' Consonante:
In molte grafie dell'epoca, la lettera V era usata sia per il suono vocalico (la nostra moderna 'u') sia per il suono consonantico (la nostra moderna 'v'). La distinzione grafica tra 'u' e 'v' come lettere separate si è consolidata solo più tardi e in modo non uniforme.
- La Trasformazione:
Molti anagrammi e pseudonimi del Rinascimento e del Barocco sfruttavano questa flessibilità. Se si accetta la sostituzione grafica:- La V di Vincenzo viene scambiata con la U di Fuidoro.
- La sostituzione U ⟷ V era considerata accettabile e un espediente comune per gli anagrammi.
In sostanza, D'Onofrio ha applicato una licenza crittografica tipica del suo tempo, dove una variazione minima o una sostituzione grafica accettata permetteva di occultare l'identità mantenendo la struttura anagrammatica riconoscibile.
Ecco un'analisi comparata delle lettere:

Conferma e Contesto Storico
La fonte autorevole, l'Enciclopedia Treccani, pur riconoscendo la necessità di una variazione, conferma l'intenzionalità anagrammatica:
"Che il nome di Innocenzo Fuidoro, con il quale le sue opere sono firmate, sia chiaramente un anagramma del D[’Onofrio], è pacifico..."
In conclusione, l'intento di camuffamento è innegabile, ed è questo che lo definisce come anagramma, accettando la variazione V ⟷ U come una mossa codificata tipica dell'epoca.


