- Giacinto de Cristofaro:
Giurista e letterato, la cui deposizione e caso sono particolarmente studiati. - Basilio Giannelli:
Accademico e studioso. - Felice Pisani e Carlo Rosito:
Anch'essi intellettuali coinvolti. - Giovanni De Magistris:
officiale del Banco della Santissima Annunziata.
Giacinto (de) Cristofaro – avvocato –
(1641 circa – dopo il 1725 risultando vivo ancora in quell’anno)
Primo volume pagina 359
“A 12 detto [Agosto 1691], domenica, [...].
Sono state carcerate de fatto nelle carcere di San Domenico dal tribunale del Santo Officio alcune persone civili, fra' quali il dottor Giacinto di Cristofano, figlio del dottor Bernardo; e molt’ altre son scampate via, quali seguivano la setta degli epicurei o ateisti, volendo che l’anima morisse col corpo.
[...].
A 18 detto, [Agosto 1691], sabato, [...].
Si va cercando tuttavia secretamente dal tribunale del Santo Officio di prendere carcerate più persone, che seguono l'infame setta epicurea, e si dice che monsignor inquisitore sia andato dal signor viceré per ottener licenza di far prendere carcerati alcuni regi ministri impiastrati della medema setta. Ed è sorta voce che questi siano il consigliero e fiscale della Regia Camera Francesco d' Andrea, il presidente don Cesare di Natale ed il consigliero don Francesco Marciano. Ma il signor viceré non gliel' ha voluta concedere, dicendo di non poter carcerare ministri senza l’orrdine di Sua Maestà, e che perciò ne scrivesse alla corte.”
Basilio Giannelli
scrittore (1662-1716).
Avvocato, storico, poeta e membro dell'Accademia d'Arcadia.
La sua biografia è ben documentata.
Secondo volume pagina 1
“A 24 detto, giovedì, [Gennaio1692, ] [...]
Le cose seguite qui per causa dell' Inquisizione, che si pretende togliersi via il tribunale d'essa, ma che sia essecutore della giustizia per chi delinque I' ordinario del luogo, si dice che siano state malamente sentite in Spagna, dove li deputati per tal effetto mandorno il Sernicola per supplicare il re nostro signore della sua protezzione in secondare le loro pretenzioni.
Per lo che si dice che vi sia stata consulta nel Consiglio d’Italia di carcerare lo detto inviato subito che sarà giunto alla corte.
Com'anche si tiene aviso da ivi che siano stati carcerati, ad istanza del nunzio apostolico che risiede in corte, due napolitani mandatili in nota da Roma per ateisti: uno di casa Iandelli1, buon poeta, che ivi si condusse col regente Gennaro d'Andrea, e un tal Giacinto ***2, che fu secretario qui del fu conte di Conversano, morto I'anno passato di peste.
E si dice di più che Sua Maestà vuol sapere se queste pretenzioni sono di tutto il comune de’ cittadini overo di pochi malcontenti in non volere cotal tribunale in Napoli. Per lo che li deputati, irresoluti nelle loro operazioni, benché s' uniscono più volte, non risolvono però qual partto deveno prendere, mentre conoscono chiaramente che gli affari prendono mala piega. [...]
1 Sic, per Giannelli (Basilio).
2 Sic, per Giambattista Manuzi.”
Felice Pisani -
non è presente nell’indice, il che sta a significare che non risulta essere mai stato citato nel corso delle cronache riguardanti il processo del “Santo officio”.
Non ci è dato saperne il motivo. Il suo nome non è presente durante le cronache del processo. Sicuramente deve essere stato un imputato di profilo minore.
Le fonti storiografiche (come quelle citate da Osbat) non riportano le date di nascita e di morte.
Viene menzionato il suo ruolo come intellettuale coinvolto nel processo.
Carlo Rosito –
«Speziale» “ateista” un altro dei condannati che subì pubblicamente l'onta del processo.
Le fonti storiografiche (come quelle citate da Osbat: “L'Inquisizione a Napoli: il processo agli ateisti, 1688-1697”) non riportano le date di nascita e di morte.
Giovanni De Magistris -
nell’indice risulta descritto quale Ufficiale del Banco dell’Annunziata, “ateista”.
Imputato minore nel "Processo agli Ateisti" di Napoli del 1693.
Riportato insieme a Carlo Rosito nelle stesse pagine.
Le fonti storiografiche (come quelle citate da Osbat - opera citata) non riportano le date di nascita e di morte.
Nicola Galtiero -
avvocato e “ateista”, indicato tra gli arrestati e riportato anch’egli nel secondo volume ma solo alla pagina 40
Il dottor Matteo Vitale -
“ateista”, medico. Anch’egli indicato tra gli arrestati e anche lui riportato nella pagina 40 del secondo volume.
Quest’ultimo è citato anche a pagina 324 del primo volume, ma per altro motivo.
Secondo volume pagina 40.
A 15 detto [novembre 1692 ], sabato, sono stati presi carcerati per ordine del signor cardinale arcivescovo, com' ordinario del Santo Officio, alcuni di quelli che nel tempo di monsignor inquisitore erano stati inquisiti per ateisti e ch' ebbero allora fortuna di fugire, e poi, nell' espulzione del detto inquisitore e per le controversie che vertivano con la Città per detta causa, aveano preso animo e s'erano assicurati di ritornare nella città.
E, fra gli altri, furono il dottor Nicola Galtiero; il dottor Matteo Vitale, figlio del girugico ; Giovanni de Magistris, officiale del Banco della Santissima Annunziata ; Carlo Rosito, speziale di medecina sotto la chiesa delle Figliuole di San Gennaro alli Trabbaccari della strada Montoliveto; ed altri.
Quali fecero gran strepito per non farsi carcerare, ma alla fine fu loro di bisogno inghiottire l' amaro boccone. Per lo che, benché fusse tolto via il ministro delegato, che teneva le carcere in San Domenico, è rimasto il ministerio nell'ordinario del luogo, che, in sostanza, è la medesima cosa.
Né questi signori deputati hanno ragione alcuna di lagnarsi : benché dicono che, benché si sia proceduto in detta carcerazione dall' ordinario, con tutto ciò non s' è caminato via ordinaria, ma de fatto, conforme il modo e ma- niera che procedeva l'olim inquisitore. [...]
Carlo Rosito –
«Speziale “ateista”
Giovanni De Magistris -
Ufficiale del Banco dell’Annunziata, “ateista”.
Secondo volume pagina 48
A detto giorno [15 febbraio 1693 - domenica] la matina, abiurorno nella chiesa catredale publicamente, sopra un tavolato fatto a posta, in presenza d' infinito popolo dell'uno e l’altro sesso, che era ivi concorso a sentir la predica, e del signor cardinal Cantelmo arcivescovo, due di quelli carcerati nel Santo Officio dell''Arcivescovato per ateisti, uno chiamato Carlo Rosito, speziale di medicina, e l' altro chiamato Giovanni de Magistris, officiale del Banco della Santissima Annunziata, a' quali si lesse il processo de' loro errori dal mastrodatti del detto tribunale del Santo Oficio.
Ed occorse che, invece del predicatore ordinario, che dovea far la predica del paradiso del corrente vangelo, predicò nel medesimo suo trono, ove stava assiso, per lo spazio di mezz' ora, il signor cardinale arcivescovo con grand' energia, di maniera che intenerì gli ascoltanti, prendendo per tema del suo discorso quelle parole: “Dixit impius in corde suo: Non est Deus „.
La pena aggionta alli rei fu diece anni di carcere, che sempre poi si suol mitigare, il digiuno in pane e acqua ogni venerdì, e recitare la terza parte del Rosario ogni giorno, e comunicarsi quattro volte l' anno. [...]
Secondo volume pagine 51 -54
[27 febbraio 1693] […]
Tuttavia ogni giorno si tiene deputazione in San Lorenzo per il negozio del Santo Oficio, non sapendo i deputati essi stessi quel che vogliono, impercioché, imperversati contra i ministri di questo tribunale, anzi contra il medesimo signor cardinal arcivescovo per l'abbiura fatta fare publicamente a quelli due inquisiti scritti di sopra, hanno fatta istanza a questo signor viceré che si dia lo sfratto da questa città e Regno al padre Emilio Cavaliero de Pii operari, fiscale del Santo Officio, e all'avvocato de' poveri Castaldo.
Ed anco, essendosi nell'assemblea de' signori deputati proposto dall' avvocato Pietro di Fusco, uno di essi, con voto da lui fatto, appoggiato sopra alcuni capi in esso voto contenuti, che si desse per sospetto il detto Signor cardinal arcivescovo, e che si dichiarasse notoriamente diffidente ed odioso a questa città, non fu però detto voto seguitato da tutti. Ed avendone io avuto copia di esso, l' ho voluto qui inserire per curiosità di chi legge. Ed è lo seguente :
VOTO DEL DOTTOR PIETRO DI FUSCO
IN MATERIA DEL SANTO OFFICIO.
Sono molto note le maniere ed arteficÎ c' hanno usato gli ecclesiastici per disturbare la publica quiete di questa città e Regno con tentare di porvi l‘Inquisizione del Santo Oficio sotto nome di ministro o delegato del supremo tribunale di Roma, qual nome è stato sempre odioso alla città e Regno tutto, ed ha partorito molti disturbi e scandali.
E primo. Tentorno far apprendere a Sua Maestà, che Dio guardi, che la città e Regno voleva il detto ministro o giudice delegato, e che la ripugnanza veniva da alcuni pochi: onde fu necessario, per convincere quest’asserzione, di mandare in forma autentica le conclusioni di tutte le piazze di questa fedelissima Città, fatte concordemente senza dissenzo di veruno, ed un memoriale sottoscritto da infinito numero di persone, che supplicavano Sua Maestà per l' osservanza delle reali lettere del re Filippo II e del re Filippo IV acciò nelle cause della materia del Santo Officio procedessero gli ordinari de' luoghi con la via ordinaria.
Secondo. Procurorno far carcerare dal tribunale dell' Inquisizione di Spagna due napoletani, che si trattenevano nella corte di Madrid, quali poi furono liberati.
Terzo. Quelli che dalle carcere di San Domenico furono trasferiti nelle carcere dell’Arcivescovato per molto tempo patirono manifesta oppressione, non potendo essere assoluti né condendati per non aver giudice, mentre l'eminentissimo signor cardinale arcivescovo diceva non poterli conoscere, perché li veniva proibito da Roma: dal che ne seguiva che, cossì travagliati da lungo carcere, venivano costretti ricorrere a monsignor nunzio, che diceva essere delegato di dette cause.
Quarto. Il signor cardinal arcivescovo, sin dal principio che venne a reggere questa chiesa, mostò evidentemente li suoi dettami di voler fare in tutti li modi che si ponesse il ministro o delegato del Santo Officio nella città e Regno, ed a quest'effetto ne parlò vivamente coll' eccellentissimo signor viceré e parlò anco con l’eletto del fedelissimo Popolo, e fe' parlare da molti religiosi a diversi deputati, con far esaggerare che in questa città v'erano sètte d'eretici e d'ateisti. Al che trovò resistenza, mentre fu stimato da ognuno che questi erano pretesti ed arteficÎ per conseguire quello che per altri fini intendeva.
Quinto. Non avendo il detto signor cardinal arcivescovo potuto con tali maniere conseguire l'intento, e dopo tante richieste ed ambasciate fattele dal signor viceré per ordine di Sua Maestà che spedisse le cause di detti carcerati, ultimamente, domenica, 15 di febraro 1693, ha voluto ostentare l'abbiurazione di Carlo Rosito, speziale di medicina, e di Giovanni de Magistris, scrivano di Banco, con far precedere invito di dame e cavalieri nella chiesa catedrale, dove avea egli da fare una concione, per la quale fe' fare l'invito anco dalli predicatori ch' avevano maggior concorso, senza scuoprire punto che s'avea da fare detta abbiurazione.
E con effetto, la matina di detto giorno, con publica sollendità e gran concorso degl'invitati, fe' abbiurare li detti Carlo e Giovanni di molte eresie formali, et signanter d'avere negata l' esistenza di Dio e della santissima Trinità, la virginità dell' Immaculata nostra Signora, l' Incarnazione del Verbo e la Redenzione del genere umano ed il miracolo della liquefazzione del sangue del nostro glorioso protettore san Gennaro, e molt' altre.
Che se tali delitti fussero stati veramente commessi e constati dalla confessione delli sudetti denunzianti, come si disse in detta abbiurazzione, non si potevano quelli ammettere alla venia con darli solo la penitenza salutare del carcere per diece anni, ma si dovevano dare alla corte seculare, acciò fussero abbruggiati per le costituzioni di Paolo IV e Clemente VIII, conforme è notoria la prattica del tribunale ordinario della corte arcivescovile che non si dà venia alli delinquenti di dette prime eresie, che nella città nostra e Regno sono state e sono in tanto orrore che mai se le può permettere il perdono, ma dar si deveno alla corte seculare acciò siino abbruggiati.
Onde si stima certamente risultare una delle due cose: o che detto signor cardinale arcivescovo abbia con effetto proceduto con potestà datali da Roma, perché altrimente non poteva con la potestà ordinaria dare la detta venia; o pure esser vero quel che si dice communemente, che questo sia stato un artificio di far apparire che in Napoli vi siano settari ed eresiarchi, acciò si divulgasse per tutta Europa e nella corte del re nostro signore, per potere, con tali modi indiscreti, intorbidare la mente di Sua Maestà.
E, oltre l'inverisimilitudine, anco per la qualità delle persone di detti Giovanne e Carlo, notorio fatuo ed ambidue idioti e incapaci, s'aggiunge la veemente fama e opinione del volgo tutto, le querele de' loro parenti e li memoriali dati alla Deputazione colle attestazioni autentiche, che detti Giovanne e Carlo siano stati ingannati dal padre Emilio Cavaliero, fiscale di detto tribunale, e da don Pietro Antonio Castaldo, avvocato de' poveri, e dal padre Iamei consultore, acciò detti carcerati rinunziassero le difese e confessassero tutto quello che avesse voluto detto fiscale, che cossì sarebbero stati scarcerati.
Ed a questo fine il detto signor cardinale arcivescovo non volle dare a detto Carlo l'avvocato o procuratore che chiedeva, ma volse in ogni modo che si facesse difendere dal detto avvocato de' poveri, che l'ingannò e l'indusse a confessare a suo modo con falze promesse; e, avendo rinunziato alle dette difese e confessato quanto volevano, subito si fece il decreto che “abiurent de formali et carcer per decennium”. E, senza si dasse luogo all' appellazione o ricorso, immediatamente, la stessa matina che li fu intimato il decreto, furono portati alla catedrale chiesa in presenza del popolo a fare detta abbiurazione, per aver motivo detto signor cardinale acciò dal suo trono facesse una publica concione, pigliando principalmente per oggetto la negazione del miracolo del nostro glorioso martire e protettore san Gennaro per commovere la plebe. E si teme che questi artefici non siano passati e passino più avanti con fare relazione a Roma o a Sua Maestà che in questa città vi siano sètte d' eretici: il che non è vero.
Per le quali cose scorgendosi chiaramente che il detto eminentissimo signor cardinal arcivescovo non av’altro fine che di procurare con vari modi di fare porre in questa città e Regno il ministro o delegato del tribunale dell' Inquisizione del Santo Officio di Roma; e, per aver a questo fine il detto signor cardinal arcivescovo proceduto o fatto procedere in dette cause non solo contra la forma degli ordini reali, ma contra la legge divina e umana e naturale; e con evidente pericolo di turbare la pubblica quiete.
Si propone a dechiararlo notoriamente odioso a questa città ed a questo fine supplicare li superiori dopportuno rimedio e dare del tutto spezialissimo mandato alli deputati per li pregiudizi che risultano dal Santo Officio, anco per proponere tutto quello che li sacri cannoni dispongono verso li propri prelati e pastori che sono fatti odiosi ed intolerabili, ed a fare tutto quello che richiede la propria e natural difesa.
Questo voto del dottor Pietro di Fusco contra del signor cardinale arcivescovo, portato da esso baldanzosamente in piena deputazione e difeso dal medesimo con grand' ardore e veemenza, benché, come s' è detto di sopra, fusse stato seguitato da molti de deputati, con tutto ciò non tutti ci assentirono, e questi furono li più assennati. Per lo che, avendo sospeso quest’ atto cossì pernicioso, si concluse di far solamente istanza al signor viceré per lo sfratto del Cavaliero e del Castaldo: onde ne supplicorno il signor viceré col seguente memoriale:
Eccellentissimo Signore,
Li deputati di questa fedelissima Città, supplicando, rappresentano a Vostra Eccellenza come nel tribunale del Santo Officio della corte arcivescovile di questa città assiste per fiscale ordinario il padre Emilio Cavaliero, quale, non avendo per oggetto la gloria di Dio né il bene dell' anima, ma solo fini temporali ed ambiziosi nelle cause de' carcerati in detto tribunale, contro quelli seduce testimoni, non fa stendere l'intiere deposizioni di quelli, ma li fa pigliare diminute, facendo scrivere solo quello che a favore del fisco può resul. tare, e lasciare quello che è favorevole al reo : anzi, con manifesto delitto di falzità, con reverenza, spesso ha fatto scrivere quello che mai hanno deposto li testimoni. E per tal effetto, vuol egli assistere all'esame ed interrogazioni de' testimoni; anzi egli solo riceve le deposizioni, inganna con falze promesse li carcerati, poveri, semplici ed idioti, cossì estorquendo da quelli le confessioni per poterli fare abbiurare a suo modo. Conforme è successo nella causa di Carlo Rosito e Giovanne de Magistris, quali, essendo stati ingannati dal detto fiscale acciò confessassero delitti enormissimi, ché subito sariano stati scarcerati, con fare l'abbiurazione nella camera del vicario : poi la notte del sabato fe' fare il decreto che “abiurent de formali, et carcer per decennium”; e, senza darli luogo d'appellazione o ricorso, la medesima matina della domenica, che li fu intimato il decreto, furono portati nella chiesa catedrale in presenza di tutto il popolo a fare l'abbiurazione. Del che essendo venute querele ed esclamazioni delli parenti, con dare memoriale alla Deputazione e produrre attestazioni, oltre il fatto notorio e publico, il detto fiscale ha procurato e procura far disdire li parenti con rechiedere da quelli fedi che mai abbiano dati memoriali alla Deputazione, con minaccie di scomunica e d'altro. Ma, perché queste operazioni del fiscale repugnano non solo alla via ordinaria, con la quale si deve procedere in dette cause, ma anco alla legge naturale e divina, ed il medesimo fiscale, che sinora s' è abusato di tanta cieca toleranza, al presente s'è reso intolerabile in cose di tanto momento, che toccano l' onore e l' estimazione di tutti, mentre anco s' è appreso che egli spera per soli dettami di far apparire che in questa città vi siano eretici — perciò venga il ministro dell'Inquisizione del tribunale del Santo Officio di Roma; — onde, per il detto fine, ed anche per il modo irregolare di procedere come sopra, facilmente si può caggionare gran disturbo e scandalo in questa città : supplicano perciò Vostra Eccellenza, per conservare la publica quiete con la forza della potestà economica e difesa naturale, provedere d'opportuno rimedio acciò per ora si rimova il detto fscale, fatto già odioso ed intolerabile a tutta questa città : ché lo riceverando ut Deus etc.
Il signor viceré, ricevuto il memoriale, diede intenzione a'signori deputati di voler farlo ; ma si disse di volerne il parere del Collaterale, al quale n' averebbe parlato ; e cossì cortesemente gli licenziò.
È uscita una voce, la quale s' è fatta publica, che li seggi nobili, ognuno a gara dell' altro, voglino aggregare alla loro nobiltà il dottor Pietro di Fusco per affa- ticarsi indifessamente nel negozio del Santo Officio a favore della Città, e che più degli altri il seggio di Capoana se ne mostra voglioso e pronto a voler aggre- garlo nello loro grembo. Onde, se ciò è vero, sarà cosa molto segnalata. Ma io ne dubito, e non potendo esser altro cotai offerte che parole di complimento: però, in cambio di cotal onore, tengo per certo che al detto di Fusco non l'avvenerrå qualche vituperio e sinistro incontro da’ parenti del signor cardinale, per mostrarsi cossì sfacciatamente ardente contra di quello.




















