https://www.iubenda.com/api/privacy-policy/29130648/cookie-policy/no-markup
ex libris del nonno 1

DAL 1899 CON I LIBRI, tra i libri e per i libri


facebook
whatsapp
phone

Tel: +39 333 35 27 579   |   Mail: paolo.lubrano@gmail.com

ex libris del nonno 1

DAL 1899 CON I LIBRI, tra i libri e per i libri

DAL 1899 CON I LIBRI, tra i libri e per i libri

LUIGI, ALDO E PAOLO LUBRANO

MENU:


phone
facebook

phone
facebook

Tel: +39 333 35 27 579   |   Mail: paolo.lubrano@gmail.com

CONTATTI:

Tel: +39 333 35 27 579   |   Mail: paolo.lubrano@gmail.com

CONTATTI:

LUIGI, ALDO E PAOLO LUBRANO

LUIGI, ALDO E PAOLO LUBRANO

Tutte le immagini e i testi presenti nel sito riguardanti cataloghi e parte di essi, od opere prodotte e/o pubblicate da Luigi Lubrano, Aldo Lubrano, Lubrano e Ferrara
sono di proprietà di Paolo Lubrano unico erede in discendenza diretta dell'autore/editore.

ex libris del nonno 1

PRIVACY POLICY   |  COOKIE POLICY

www.paololubrano.com © All Right Reserved 2023 | Sito web realizzato da Falzio Experirence

LEGGI L'ARTICOLO

DOMENICO CONFUORTO “I GIORNALI DI NAPOLI. UNA ANTESIGNANA DEL QUIETISMO. Giulia di Marco, Serafina di Dio, O

05/01/2026 11:48:00

Paolo

Luigi Lubrano, Pubblicazioni, Paolo Lubrano, Blog Personale, Miei testi,

DOMENICO CONFUORTO “I GIORNALI DI NAPOLI. UNA ANTESIGNANA DEL QUIETISMO. Giulia di Marco, Serafina di Dio, Orsola Benincasa.

DOMENICO CONFUORTO “I GIORNALI DI NAPOLI.UNA ANTESIGNANA DEL QUIETISMO:Giulia di Marco e la "Setta della Carità Carnale".La rivalità con Orsola Beninc

DOMENICO CONFUORTO “I GIORNALI DI NAPOLI.

UNA ANTESIGNANA DEL QUIETISMO:

Giulia di Marco e la "Setta della Carità Carnale".

La rivalità con Orsola Benincasa e la

contrapposizione con Serafina di Dio.


La vicenda di Giulia di Marco (Sepino, 1574/75 – Roma, post 1652) è drammatica e molto dibattuta, e si colloca cronologicamente molto prima del Quietismo (il suo processo si concluse nel 1615).

È stata una figura centrale e controversa della Napoli del primo Seicento, protagonista di uno dei più clamorosi scandali religiosi dell'epoca, noto come il caso della "Carità Carnale".

A differenza di Serafina di Dio o Orsola Benincasa, la sua vicenda non si concluse con il riconoscimento delle virtù, ma con una condanna per eresia e vita scandalosa.


Dopo una giovinezza difficile, divenne terziaria francescana e si distinse per opere di carità, acquisendo fama di santità. ​ 

Tuttavia, la sua vita cambiò radicalmente quando, influenzata dal monaco Aniello Arciero, fondò il movimento della "Carità Carnale", che sosteneva che l'atto sessuale fosse un mezzo per avvicinarsi a Dio. ​ Questo portò a un grande scandalo e all'intervento del Sant'Uffizio. ​

 

Suor Giulia fu trasferita nel monastero delle Clarisse di Cerreto nel 1609 per smorzare la sua crescente popolarità. Durante il soggiorno di 14 mesi, cercò di diffondere la sua dottrina, ma incontrò resistenza da parte delle monache locali. 

Nonostante ciò, la sua fama continuò a crescere, attirando seguaci anche a Cerreto. ​ Successivamente fu trasferita a Nocera e poi a Napoli, dove fu accolta con entusiasmo. ​

 

Nel 1614, al culmine della sua notorietà, fu arrestata insieme ai suoi collaboratori, Arciero e De Vicaris, e processata dall'Inquisizione. ​ 

Accusata di eresia e di comportamenti immorali, fu condannata al carcere a vita. Morì dimenticata nel carcere di Castel Sant’Angelo, in una data non precisata. La sua figura rimane controversa, divisa tra chi la considerava una santa e chi la riteneva eretica. ​


Giulia Di Marco, fu dunque una figura controversa nella Napoli del Seicento, e, come s'è scritto, fondatrice della "Setta della Carità Carnale".

 

La setta, nata da un rapporto intimo tra Suor Giulia, Padre Aniello Arciero e l'avvocato Giuseppe De Vicariis, aveva l'obiettivo di raggiungere visioni divine attraverso il sesso. ​ 

La fama di Giulia crebbe rapidamente, attirando adepti di ogni ceto sociale, inclusi nobili e popolani. ​

 

La Chiesa napoletana, scandalizzata, cercò di reprimere il movimento. ​ Padre Aniello fu confinato in un convento, mentre Suor Giulia fu esiliata a Cerreto Sannita.

 

Tuttavia, grazie all'intervento di De Vicariis e al sostegno del Viceré di Napoli, Giulia tornò in città, guadagnandosi persino l'amicizia della moglie del Viceré. ​

 

La situazione degenerò in un conflitto tra la Chiesa e lo Stato, con i Teatini che cercavano di distruggere la setta e i Gesuiti che la difendevano per motivi politici. ​

 

Orsola Benincasa, inizialmente fonte d'ispirazione per Giulia, divenne una sua accanita oppositrice. ​

 

Alla fine, l'Inquisizione prevalse: Giulia fu abbandonata dai suoi sostenitori e, insieme a De Vicariis, trascorse gli ultimi giorni della sua vita nelle prigioni di Castel Sant'Angelo. ​ La vicenda si concluse con un insabbiamento per evitare tensioni politiche tra Roma e la corona di Spagna. ​


  • Contesto: 
    Originaria del Molise, Giulia giunse a Napoli come domestica. Dopo alcune traversie personali, scelse di vestire l'abito di terziaria francescana.
    In breve tempo, iniziò a manifestare fenomeni mistici (estasi, visioni, profezie) che le guadagnarono una straordinaria popolarità in tutti gli strati sociali, dai popolani fino alla nobiltà e alla corte del viceré spagnolo
    Acquisì rapidamente una grande fama di santità, attirando devoti da ogni ceto sociale.

 

  • L'Accusa di Eresia: 
    Il suo caso divenne famoso come la "Setta della Carità Carnale".
    Giulia, insieme al suo confessore Padre Aniello Arciero e all'avvocato Giuseppe De Vicariis, diede vita a una congregazione di seguaci che praticava una dottrina ambigua.
    Fu accusata di aver sviluppato una dottrina eretica secondo la quale l'unione fisica, o l'atto sessuale tra i membri della setta non fosse peccato, ma un atto di "carità", un atto purificatore e religioso che conduceva all'estasi e un mezzo per raggiungere l'unione mistica con Dio, un'interpretazione estrema dell'idea che l'anima non pecca anche se il corpo agisce, tipica delle eresie spiritualistiche.

Secondo le accuse dell'Inquisizione, inoltre:

 

  • La dottrina si basava sull'idea che il corpo, una volta "purificato" dallo spirito, potesse agire senza commettere colpa (una visione simile a certi aspetti del quietismo o dell'alumbradismo spagnolo).

 

  • Il gruppo contava adepti influenti, tra cui nobili e lo stesso viceré di Napoli, il conte di Lemos.

 

  • L'arresto: Il tribunale del Sant'Uffizio di Roma la processò e, nel 1615, Giulia di Marco fu costretta a una solenne abiura nella chiesa di Santa Maria sopra Minerva. Fu condannata al carcere a vita e morì prigioniera a Castel Sant'Angelo.

 

  • Il Processo: La crescita del potere di Giulia e la sua rivalità con altre figure religiose protette dalla Chiesa (come la futura venerabile Orsola Benincasa, che pare l'avesse ammonita) attirarono l'attenzione del Sant'Uffizio.
    Dopo un primo processo a Napoli finito con un'assoluzione parziale, nel 1614 fu arrestata e condotta a Roma sotto stretta sorveglianza.

 

  • L'abiura (1615): Il 12 luglio 1615, nella chiesa di Santa Maria sopra Minerva a Roma, Giulia Di Marco, Arciero e De Vicariis furono costretti a una pubblica e umiliante abiura, ammettendo di aver simulato la santità e praticato atti osceni.

 

  • Il carcere: Fu condannata al carcere a vita in Castel Sant'Angelo. Le notizie su di lei si diradano col tempo; sappiamo che era ancora viva e prigioniera nel 1652, ma la data esatta della sua morte resta ignota.

I rituali della "Setta della Carità Carnale", secondo i registri dell'Inquisizione, erano descritti come grotteschi e di natura sessuale. ​ 

Gli adepti partecipavano a cerimonie simili a riti dionisiaci, durante i quali si stendevano sul corpo nudo di Suor Giulia Di Marco e veneravano i suoi genitali. ​ 

Questi rituali spesso includevano atti sessuali che mescolavano elementi di fetish e perversione, talvolta accompagnati da ubriachezza. ​

Tuttavia, non è certo se tali descrizioni siano completamente veritiere o frutto di fantasie e calunnie delle fonti dell'Inquisizione. ​


Interpretazioni storiche

 

Nella storiografia moderna, la figura di Giulia Di Marco è stata riletta in diversi modi:

 

  • Simulatrice o vittima? Alcuni la vedono come un'astuta manipolatrice, altri come una donna che cercava una via di spiritualità femminile autonoma dal controllo rigido dei Padri Teatini e dell'Inquisizione.

 

  • Letteratura: La sua storia ha ispirato il romanzo postumo di Sebastiano Vassalli, Io, Partenope, che la ritrae come una donna libera in un mondo dominato da gerarchie maschili soffocanti.

 

  • Il Legame con il Quietismo: Sebbene non direttamente quietista, il suo caso illustra come l'eccessiva enfasi sull'esperienza interiore e la conseguente svalutazione delle opere (portata all'estremo nel suo caso come indifferenza morale) fossero già viste con estrema severità dalla Controriforma.

La rivalità tra Giulia Di Marco e Orsola Benincasa

Orsola Benincasa inizialmente fu un’ispirazione per Giulia Di Marco, che si rifaceva alla sua figura di mistica teatina e "santa viva". ​

 

Tuttavia, Orsola divenne poi una delle più accanite oppositrici di Giulia e della "Setta della Carità Carnale". ​ La considerava una minaccia alla sua posizione di santità e disapprovava profondamente i costumi considerati scandalosi della setta. ​

Orsola, fedele alle rigide regole del suo ordine monastico, si scontrò con Giulia, dando vita a un conflitto tra il rigore morale della Chiesa e lo spirito di ribellione incarnato da Giulia. ​ Questo scontro si trasformò in una lotta di potere tra la Chiesa e lo Stato, con i Teatini che cercavano di distruggere la setta e il Viceré di Napoli che proteggeva Giulia.

La rivalità tra Giulia Di Marco e Orsola Benincasa (fondatrice delle Suore Teatine) non fu solo uno scontro tra due donne, ma una vera e propria guerra per la "legittimità spirituale" in una Napoli seicentesca ossessionata dal sacro.

Ecco i dettagli su questo scontro e sulla reazione della città alla caduta di Giulia.

 

1.     Lo scontro con Orsola Benincasa: Profezia contro "Inganno"

Orsola Benincasa era l'antitesi di Giulia. Mentre Giulia era estroversa e coinvolta nei circoli di potere, Orsola viveva una spiritualità più austera, sotto il rigido controllo dell'ordine dei Teatini.

 

  • L'avvertimento di Orsola: Si racconta che Orsola, dotata di grande carisma e riconosciuta per la sua prudenza, avesse intuito la natura "carnale" della spiritualità di Giulia. La ammonì pubblicamente, definendo le sue visioni come inganni del demonio o simulazioni.
  • Il viaggio a Roma: Orsola fece un passo ulteriore: si recò a Roma da Papa Gregorio XV per metterlo in guardia contro i "falsi santi" che stavano proliferando a Napoli, riferendosi implicitamente (e talvolta esplicitamente) a Giulia.
  • Due modelli opposti: Lo scontro era anche politico-religioso. Orsola rappresentava la mistica sottomessa alla gerarchia ecclesiastica (i Teatini), mentre Giulia rappresentava una mistica "selvaggia", gestita da confessori privati (come Aniello Arciero) che agivano ai margini del controllo dei grandi ordini.

 

2. La reazione di Napoli: Dall'adorazione allo shock

Napoli all'epoca era una città dove il confine tra fede e superstizione era sottilissimo. La reazione alla vicenda di Giulia Di Marco passò attraverso diverse fasi:

 

  • Il Fanatismo Iniziale: Quando Giulia era all'apice, era considerata una sorta di "sostituta" di San Gennaro. La gente si accalcava per toccarle le vesti, bere l'acqua in cui si era lavata le mani (ritenuta miracolosa) e chiederle intercessioni. La nobiltà faceva a gara per ospitarla nei palazzi.
  • L'Incredulità durante l'arresto: Quando l'Inquisizione la portò via, molti napoletani inizialmente non ci credettero. Pensavano a una persecuzione degli invidiosi o dei tribunali romani contro la "santità napoletana".
  • Il Trauma della Pubblica Abiura: Il momento decisivo fu la pubblica ritrattazione a Roma nel 1615. Quando giunsero a Napoli le notizie che "suor Giulia" aveva ammesso non solo di aver mentito sulle visioni, ma di aver praticato atti sessuali spacciandoli per riti sacri, la città cadde in uno stato di shock e vergogna.
  • La Repressione della Memoria: La Chiesa approfittò dello scandalo per stringere le maglie del controllo su tutte le altre mistiche della città. Molte donne che vivevano forme di spiritualità indipendente furono sospettate e messe sotto sorveglianza. Il nome di Giulia Di Marco divenne sinonimo di ipocrisia e peccato.

 

3. Curiosità: Il ruolo del Viceré

Il caso fu così grave perché coinvolse i vertici del potere politico. Il Conte di Lemos, viceré di Napoli, era un fervente sostenitore di Giulia. Quando lei fu condannata, il prestigio della corona spagnola a Napoli subì un colpo durissimo: il rappresentante del Re era stato "sedotto" da una presunta eretica. Questo spiega perché il processo fu così rapido e la condanna così severa: bisognava ristabilire l'ordine morale e l'autorità della Chiesa sopra ogni cosa.


Come funzionava un processo 

dell'Inquisizione (XVII secolo)

 

Nel Seicento, il processo inquisitoriale non cercava solo la "verità dei fatti", ma soprattutto il pentimento dell'anima.

Per figure come Giulia Di Marco o Serafina di Dio, il tribunale seguiva tappe rigidissime:

 

  • La Denuncia e il Segreto: Tutto iniziava spesso con una denuncia anonima. L'imputato non conosceva i nomi dei suoi accusatori. Nel caso di Giulia Di Marco, furono i padri Teatini a raccogliere e inviare a Roma le testimonianze contro di lei.

 

  • L'Isolamento: Una volta arrestata, la persona veniva portata nelle carceri del Sant'Uffizio (a Napoli o Roma). L'isolamento era totale: niente libri, niente contatti con l'esterno, spesso neanche il conforto dei sacramenti.

 

  • L'Interrogatorio "Suggestivo": Gli inquisitori non facevano domande aperte, ma cercavano di indurre l'imputato a confessare errori dottrinali specifici (come il Quietismo). Se la mistica persisteva nel dire che le sue visioni venivano da Dio, veniva accusata di "superbia spirituale".

 

  • L'Abiura (Il momento del teatro): Era la fase finale. Se l'imputato confessava (spesso sotto pressione psicologica o minaccia di tortura), doveva ritrattare tutto pubblicamente. Per Giulia Di Marco fu un evento di massa: dovette leggere un lungo elenco di "peccati e menzogne" davanti a una folla enorme, per distruggere definitivamente il suo carisma agli occhi del popolo.

Serafina di Dio (Prudenza Pisa) e 

la Mistica Contemplativa


Prudenza Pisa - Napoli, 1621 – Capri, 1699 -, assunse il nome di Serafina di Dio dedicandosi al culto del Santissimo Salvatore, è stata una delle figure mistiche e religiose più rilevanti del Seicento italiano, profondamente legata all'isola di Capri e alla spiritualità carmelitana. Viene spesso definita come un esempio di "mistica contemplativa" per la sua capacità di unire una profonda vita interiore di preghiera a una straordinaria operosità pratica (la cosiddetta "armonia tra contemplazione e azione"). È stata fondatrice di monasteri Carmelitani, anch'essa perseguitata ma riabilitata dalla Chiesa.

 

Ecco i punti chiave della sua storia e del suo pensiero:

1. Cenni Biografici

  • Origini: Nacque a Napoli da genitori capresi. A soli due anni si trasferì a Capri, dove trascorse quasi tutta la vita.
  • Vocazione: Nonostante l'opposizione del padre, che voleva per lei un matrimonio vantaggioso, scelse la vita religiosa. Inizialmente visse come "bizzoca" (una sorta di terziaria laica) e successivamente vestì l'abito carmelitano.
  • Fondazioni: Fu una "grande costruttrice".
    Fondò ben sette monasteri in Campania, introducendo un nuovo ramo di carmelitane, tra cui quello del Santissimo Salvatore a Capri (su un terreno lasciatole dallo zio) e altri a Fisciano, Vico Equense, Massa Lubrense e Torre del Greco.

 

2. La Mistica Contemplativa

Serafina è considerata una maestra di orazione. Il suo misticismo non era solo estatico, ma profondamente radicato nella dottrina.

La sua spiritualità era incentrata sulla contemplazione, sulla orazione mentale e sull'amore per la Divina Presenza, temi che la avvicinano idealmente, in parte, alle posizioni poi portate all'estremo da Molinos.

 

  • Opere spirituali: Ha lasciato numerosi scritti, tra cui il Trattato sopra l'orazione di fede, il Trattato sulla santa orazione mentale, che  mostrano una forte interiorità, e migliaia di lettere.
    In questi testi esplora l'unione dell'anima con Dio attraverso il silenzio e la "divina presenza".
  • L'influenza di Santa Teresa d'Avila: La sua spiritualità si ispira fortemente alla riforma teresiana, enfatizzando la centralità dell'amore di Dio e la povertà evangelica.

 

3. I Processi e l'Inquisizione

La sua intensa vita mistica e il prestigio di cui godeva attirarono l'attenzione del Sant'Uffizio.

  • Le accuse: Nel 1689, in piena ondata repressiva contro il Quietismo, anche Serafina fu perseguitata dal Sant'Uffizio con l'accusa di "affettata santità" e di eresia. Fu accusata di "affettata santità" e sospettata di aderire a dottrine vicine al quietismo (una corrente mistica allora condannata perché ritenuta troppo passiva).
  • Fu incarcerata e costretta a un'abiura de levi (un'abiura meno grave, per errori teologici non intenzionali) e a severe restrizioni
  • La prova: Tra il 1689 e il 1691 subì una dura segregazione nella sua cella a Capri, privata della comunione e dei contatti esterni. Ne uscì riabilitata, sebbene con l'obbligo di alcune ritrattazioni formali, e morì in odore di santità nel 1699.

 

  • Eredità: Nonostante la condanna, la sua fama di santità popolare non venne meno. Morì in odore di santità e fu dichiarata Venerabile.
    Il suo caso dimostra come il confine tra l'ortodossia mistica e l'eresia fosse estremamente labile in quel periodo, soprattutto quando la spiritualità femminile diventava troppo influente e autonoma.

 

  • Capri: L'isola la venera come una delle sue figure storiche più importanti. Il monastero da lei fondato (spesso chiamato erroneamente "di Santa Teresa") rimane un simbolo della sua eredità.

 

Serafina di Dio (Prudenza Pisa) è stata dichiarata Venerabile nell'anno 1834 da papa Gregorio XVI.


Ecco alcuni dettagli cronologici rilevanti

sulla sua causa di canonizzazione:

 

  • 1742: La causa per la sua beatificazione fu introdotta ufficialmente sotto il pontificato di Benedetto XIV.
     
  • 13 luglio 1834: Papa Gregorio XVI ne riconobbe le virtù eroiche, conferendole formalmente il titolo di Venerabile.
     
  • Eventi successivi: Nonostante la grande fama di santità, il processo di beatificazione ha subito rallentamenti e interruzioni (incluso un differimento nel 1876 sotto Pio IX), e non è mai giunto alla conclusione definitiva della beatificazione formale, sebbene la mistica continui a godere di una profonda venerazione popolare, specialmente a Capri e in Campania.

Esiste anche una menzione storica relativa al 3 agosto 1886 (sotto papa Leone XIII), data in cui alcune fonti riportano un interesse della Santa Sede per la conferma del culto o passi successivi della causa, ma il decreto fondamentale di venerabilità rimane quello del 1834.

 

Serafina di Dio fu una manager straordinaria. Nonostante le restrizioni per le donne dell'epoca, riuscì a fondare ben 7 monasteri, creando una rete spirituale che abbracciava il Golfo di Napoli e Salerno:

1.   Santissimo Salvatore (Capri): È il suo capolavoro. Fondato nel 1661 trasformando la casa di uno zio. Qui Serafina impose la clausura e la regola carmelitana. Oggi l'edificio ospita il Comune di Capri e una parte è dedicata alla memoria della mistica.

 

2.   Massa Lubrense (Monastero della SS. Annunziata): Fondato nel 1673. Diventò un centro di spiritualità fondamentale per la penisola sorrentina.

 

3.   Vico Equense (Monastero della SS. Trinità): Ancora oggi esistente, è un punto di riferimento storico per la città.

 

4.   Fisciano (Monastero di San Giuseppe): Si trova nel salernitano. Serafina lo fondò superando enormi difficoltà economiche, spesso chiedendo elemosine e donazioni ai nobili napoletani.

 

5.   Torre del Greco e Scala: Altre fondazioni che dimostrano come la sua influenza si stesse espandendo in tutto il Viceregno.

Nota di colore: Serafina non si limitava a "ordinare" la costruzione; seguiva i cantieri, discuteva con gli architetti e si occupava personalmente del benessere delle sue monache, scrivendo loro continuamente lettere di incoraggiamento e istruzione.

 

In sintesi, entrambe le donne rappresentano, in modi molto diversi, il fervore spirituale di Napoli nel Seicento e l'occhio vigile dell'Inquisizione pronto a colpire ogni forma di misticismo che potesse richiamare l'eccessiva passività o l'indifferenza morale, elementi che sarebbero diventati il cuore del Quietismo vero e proprio pochi decenni dopo.


Perché Serafina "sopravvisse" 

all'Inquisizione e Giulia no

 

Mentre Giulia Di Marco fu "esposta" pubblicamente per servire da monito contro i falsi santi, Serafina fu protetta dal suo silenzio.

Durante il suo processo (1686-1691), lei non cercò la piazza o il popolo; accettò la punizione della cella e la privazione della comunione con un'umiltà che disarmò gli inquisitori.

 

La Chiesa capì che Serafina, con i suoi monasteri, era un pilastro dell'ordine, mentre Giulia, con le sue adunate nei palazzi nobiliari, era una minaccia all'ordine.



L’interpretazione degli storici circa la differenza tra

la "falsa" santità di Giulia 

e quella "venerabile" di Serafina.

 

Per gli storici moderni (come Giovanni Romeo o Vittoria Fiorelli), la distinzione tra la "falsa" santità di Giulia e quella "vera" di Serafina non è solo una questione di moralità, ma riflette il modo in cui la Chiesa del Seicento gestiva il potere e il consenso sociale.

Ecco i quattro pilastri che spiegano perché una è finita in carcere e l'altra è diventata Venerabile:

 

1. Obbedienza vs Autonomia (Il ruolo del Confessore)

La differenza fondamentale non risiedeva tanto nelle visioni, quanto nel controllo:

 

  • Serafina di Dio: Nonostante le frizioni con l'Inquisizione, Serafina accettò sempre l'autorità della Chiesa. Si sottopose a prove durissime (come la segregazione nella sua cella) senza mai ribellarsi. La sua spiritualità era incanalata nell'ordine carmelitano, una struttura solida e riconosciuta.
  • Giulia Di Marco: Giulia creò un circolo "privato". Sebbene avesse un confessore (Aniello Arciero), i due agivano in modo autonomo, quasi come una cella separata che non rispondeva alle gerarchie degli ordini religiosi ufficiali. Questa autonomia era vista da Roma come il pericolo maggiore: una santità che non passa per i canali ufficiali è una santità fuori controllo.

 

2. La "Carità Carnale" vs l'Ascesi

Il corpo era il campo di battaglia della mistica barocca:

 

  • Serafina: Praticava un misticismo basato sulla privazione, il silenzio e la preghiera mentale. Il suo corpo era uno strumento di ascesi, "punito" per elevare lo spirito. Questo rientrava perfettamente nei canoni della santità controriformistica.
  • Giulia: Introdusse il concetto pericoloso che il corpo potesse essere un veicolo di grazia attraverso il piacere o il contatto fisico ("carità carnale"). Per la Chiesa, questo non era solo un peccato morale, ma un'eresia teologica: l'idea che l'anima potesse restare pura mentre il corpo peccava era il cuore del Quietismo, il nemico giurato dell'Inquisizione del tempo.

 

3. L'impatto istituzionale: Costruire vs Distruggere

 

  • Serafina fu una "costruttrice": Fondò sette monasteri. Lasciò dietro di sé strutture fisiche, regole scritte e una comunità di suore che garantivano l'ordine e la continuità della fede. La sua santità produceva ordine sociale.
  • Giulia fu una "diva": La sua santità era basata sul carisma personale e sull'adorazione delle folle. Non costruì istituzioni, ma un seguito di fedeli che minacciava di destabilizzare l'autorità dei vescovi. Quando Giulia cade, non resta nulla se non lo scandalo.

 

4. Il rapporto con il Potere Politico

 

  • Giulia Di Marco commise l'errore di diventare troppo influente presso il Viceré spagnolo. La Chiesa di Roma non poteva permettere che il potere politico trovasse una legittimazione spirituale "alternativa" a quella del Papa. Colpire Giulia significava anche ricordare al Viceré chi deteneva il monopolio del sacro.
  • Serafina di Dio mantenne rapporti con l'aristocrazia, ma lo fece sempre per finanziare le sue opere religiose, rimanendo una figura interna al sistema ecclesiastico.

La visione storica oggi

 

Oggi gli storici tendono a vedere in Giulia Di Marco una donna che cercò (forse inconsapevolmente o forse con furbizia) di ritagliarsi uno spazio di libertà e potere in un mondo che non prevedeva ruoli di comando per le donne, se non sotto stretta sorveglianza maschile.

 

Serafina di Dio, al contrario, viene vista come una donna straordinariamente intelligente che seppe navigare dentro le regole del sistema, trasformando la sua mistica in una potenza istituzionale che le permise di lasciare un segno duraturo.


Per possibili approfondimenti su “Giulia de Marco e la carità carnale”:


Archivio Lubrano

Cataloghi

blog-detail

Antonio Filangieri di Candida: La Chiesa e il Monastero di San Giovanni a Carbonara
Luigi Lubrano, Pubblicazioni, Paolo Lubrano, Blog Personale, Miei testi,

Antonio Filangieri di Candida: La Chiesa e il Monastero di San Giovanni a Carbonara

Paolo

18/02/2026 09:19:00

Il volume "La Chiesa e il Monastero di San Giovanni a Carbonara" di Antonio Filangieri di Candida, curato da Riccardo Filangieri di Candida, è un'oper

Antonio e Riccardo Filangieri di Candida.
Luigi Lubrano, Pubblicazioni, Paolo Lubrano, Blog Personale, Miei testi,

Antonio e Riccardo Filangieri di Candida.

Paolo

17/02/2026 11:29:00

Antonio Filangieri di Candida fu uno stimato storico dell'arte ed erudito, Riccardo Filangieri di Candida fu una figura centrale della cultura archivistica ital

L’omaggio a Emmanuele Rocco e il breve cenno autobiografico dell'autore, Lorenzo Rocco
Luigi Lubrano, Pubblicazioni, Paolo Lubrano, Blog Personale, Miei testi,

L’omaggio a Emmanuele Rocco e il breve cenno autobiografico dell'autore, Lorenzo Rocco

Paolo

12/02/2026 12:52:00

Alla fine della sua trattazione pubblicata “a puntate” in più numeri del “Bollettino del Bibliofilo” l’autore racconta in primis del padre “Emmanuele Rocco".

Lorenzo Rocco. La stampa periodica napoletana delle rivoluzioni - 1799-1820-1848-1860
Luigi Lubrano, Pubblicazioni, Paolo Lubrano, Blog Personale, Miei testi,

Lorenzo Rocco. La stampa periodica napoletana delle rivoluzioni - 1799-1820-1848-1860

Paolo

10/02/2026 09:41:00

Il documento tratta della stampa periodica napoletana durante le rivoluzioni del 1799, 1820, 1848 e 1860. Si tratta di uno studio storico-bibliografico sulla st

Indice degli “Spunti” suggeriti dal “Bollettino del Bibliofilo” Un percorso di approfondimento tra estratti e nuovi contributi
Luigi Lubrano, Pubblicazioni, Paolo Lubrano, Blog Personale, Miei testi,

Indice degli “Spunti” suggeriti dal “Bollettino del Bibliofilo” Un percorso di approfondimento tra est

Paolo

07/02/2026 12:26:00

l’ “Indice degli Spunti dal Bollettino del Bibliofilo”: uno strumento pensato per raccogliere e organizzare questi contributi e approfondimenti, offrendo così a

Giacinto de' Sivo:
Luigi Lubrano, Pubblicazioni, Paolo Lubrano, Blog Personale, Miei testi,

Giacinto de' Sivo: "Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861".

Paolo

07/02/2026 12:08:00

La "Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861" di Giacinto de' Sivo è considerata l'opera più importante della storiografia legittimista e borbonica.

PIETRO COLLETTA
Luigi Lubrano, Pubblicazioni, Paolo Lubrano, Blog Personale, Miei testi,

PIETRO COLLETTA "Storia del Reame di Napoli dal 1734 sino al 1825"

Paolo

05/02/2026 11:51:00

La "Storia del Reame di Napoli dal 1734 sino al 1825" non è solo un libro di storia; è il resoconto appassionato, tormentato e talvolta feroce di un u

Nino Cortese: “AGGIUNTE AL SAGGIO DI BIBLIOGRAFIA COLLETTIANA”
Luigi Lubrano, Pubblicazioni, Paolo Lubrano, Blog Personale, Miei testi,

Nino Cortese: “AGGIUNTE AL SAGGIO DI BIBLIOGRAFIA COLLETTIANA”

Paolo

02/02/2026 12:30:00

Nel 1921 Luigi Lubrano pubblica, quale estratto dal “BOLLETTINO DEL BIBLIOFILO – ANNO III – NUMERI 1 – 4”, un opuscolo di Nino Cortese dal titolo AGGI

INDICE DEGLI ESTRATTI “Bollettino del bibliofilo” – Volume Primo e Volume Secondo
Luigi Lubrano, Pubblicazioni, Paolo Lubrano, Blog Personale, Miei testi,

INDICE DEGLI ESTRATTI “Bollettino del bibliofilo” – Volume Primo e Volume Secondo

Paolo

02/02/2026 11:41:00

Questa pagina presenta l’indice degli estratti selezionati dai due volumi del “Bollettino del bibliofilo”. Gli estratti qui raccolti affrontano sia temi di cara

Antonio Bellucci: “La cronaca delle infestazioni sataniche nella Casa dei Girolamini di Napoli”
Luigi Lubrano, Pubblicazioni, Paolo Lubrano, Blog Personale, Miei testi,

Antonio Bellucci: “La cronaca delle infestazioni sataniche nella Casa dei Girolamini di Napoli”

Paolo

31/01/2026 12:19:00

“Bollettino del Bibliofilo”: Lo scritto descrive una cronaca del XVIII secolo riguardante presunte infestazioni sataniche avvenute nella Casa dei Girolamini di

La “biblioteca Oratoriana dei Gerolomini” e lo scultore Giuseppe Sammartino – Sanmartino.
Luigi Lubrano, Pubblicazioni, Paolo Lubrano, Blog Personale, Miei testi,

La “biblioteca Oratoriana dei Gerolomini” e lo scultore Giuseppe Sammartino – Sanmartino.

Paolo

29/01/2026 10:45:00

Giuseppe Sanmartino (o Sammartino; Napoli, 1720 – Napoli, 12 dicembre 1793) è stato il più grande interprete della scultura del Settecento napoletano,

LA “BIBLIOTECA ORATORIANA DEI GIROLAMINI”
Luigi Lubrano, Pubblicazioni, Paolo Lubrano, Blog Personale, Miei testi,

LA “BIBLIOTECA ORATORIANA DEI GIROLAMINI”

Paolo

28/01/2026 09:58:00

La "Casa dei Girolamini" (o più correttamente il Complesso Monumentale dei Girolamini) non è solo un edificio, ma uno dei poli culturali più densi e a

Il Bollettino del bibliofilo – La bibliografia e i cataloghi librari - Volume Secondo
Luigi Lubrano, Pubblicazioni, Paolo Lubrano, Blog Personale, Miei testi,

Il Bollettino del bibliofilo – La bibliografia e i cataloghi librari - Volume Secondo

Paolo

27/01/2026 11:17:00

Il primo volume ci ha presentato la “Biblioteca Brancacciana”, questo secondo volume volume ci introduce alla “Biblioteca statale Oratoriana dei Girol

ALFONSO MIOLA I BENI DELLA CHIESA VESCOVILE DI TROPEA e di altre Chiese di quella Diocesi nel 1494
Luigi Lubrano, Pubblicazioni, Paolo Lubrano, Blog Personale, Miei testi,

ALFONSO MIOLA I BENI DELLA CHIESA VESCOVILE DI TROPEA e di altre Chiese di quella Diocesi nel 1494

Paolo

19/01/2026 09:59:00

È, quello seguente, un ulteriore articolo che viene pubblicato all’interno del secondo volume del  “Bollettino del Bibliofilo” - quadrimestre “settemb

Da “BOLLETTINO DEL BIBLIOFILO” – VOLUME PRIMO. LA BIBLIOTECA BRANCACCIANA
Luigi Lubrano, Pubblicazioni, Paolo Lubrano, Blog Personale, Miei testi,

Da “BOLLETTINO DEL BIBLIOFILO” – VOLUME PRIMO. LA BIBLIOTECA BRANCACCIANA

Paolo

17/01/2026 12:38:00

La Biblioteca Brancacciana fu fondata nel XVII secolo, precisamente nel 1673, grazie alla donazione della collezione personale di libri e manoscritti del cardin

DOMENICO CONFUORTO: “GIORNALI DI NAPOLI” INDICE DEGLI ARTICOLI DEGLI ARGOMENTI CHE SONO COLLEGATI.
Luigi Lubrano, Pubblicazioni, Paolo Lubrano, Blog Personale, Miei testi,

DOMENICO CONFUORTO: “GIORNALI DI NAPOLI” INDICE DEGLI ARTICOLI DEGLI ARGOMENTI CHE SONO COLLEGATI.

Paolo

15/01/2026 12:53:00

Perché predisporre un indice riferito a “Domenico Confuorto – Giornali di Napoli” in cui viene riportato un elenco di 22 articoli, parte dei quali non contengon

Pietro Giannone e
Luigi Lubrano, Pubblicazioni, Paolo Lubrano, Blog Personale, Miei testi,

Pietro Giannone e "La storia civile del regno di Napoli". La scomunica del cardinale Francesco Pignatelli. “

Paolo

15/01/2026 11:56:00

L'Istoria civile del Regno di Napoli (1723) di Pietro Giannone è un'opera monumentale che ha rivoluzionato il modo di scrivere la storia, passando dalla narrazi

DOMENICO CONFUORTO: “GIORNALI DI NAPOLI”. LA FIGURA DEL “CARDINALE NUNZIO” NELL’AMBITO DEL PROCESSO AGLI ATEISTI.
Luigi Lubrano, Pubblicazioni, Paolo Lubrano, Blog Personale, Miei testi,

DOMENICO CONFUORTO: “GIORNALI DI NAPOLI”. LA FIGURA DEL “CARDINALE NUNZIO” NELL’AMBITO DEL PROCESSO

Paolo

14/01/2026 10:29:00

La domanda: Chi è stato effettivamente il “Cardinale Nunzio” che emise e gestì le sentenze nei confronti di Giacinto De Cristofaro il 21 Dicembre del

DOMENICO CONFUORTO: “GIORNALI DI NAPOLI. LA DESCRIZIONE DELL'ABIURA DEI PRINCIPALI CONDANNATI
Luigi Lubrano, Pubblicazioni, Paolo Lubrano, Blog Personale, Miei testi,

DOMENICO CONFUORTO: “GIORNALI DI NAPOLI. LA DESCRIZIONE DELL'ABIURA DEI PRINCIPALI CONDANNATI

Paolo

14/01/2026 10:07:00

La Pubblica Abiura di Giacinto de Cristofaro L'abiura più famosa e drammatica fu quella dei principali imputati, in particolare Giacinto de Cristofaro

DOMENICO CONFUORTO: “GIORNALI DI NAPOLI”. Giambattista Vico, la “Scienza nuova” e le accuse che colpirono gli ateisti. Tommaso Cornelio e “Progymnasmata physica”.
Luigi Lubrano, Pubblicazioni, Paolo Lubrano, Blog Personale, Miei testi,

DOMENICO CONFUORTO: “GIORNALI DI NAPOLI”. Giambattista Vico, la “Scienza nuova” e le accuse che colpi

Paolo

13/01/2026 10:22:00

Giambattista Vico, non inserito nelle cronache narrate da Domenico Confuorto per gli anni dal 1679-1699, è di fatto collegato, ideologicamente, alle v

Narrativa

Pubblicazioni

Paolo Lubrano - Note, suggerimenti e testi vari.

https://www.iubenda.com/api/privacy-policy/29130648/cookie-policy/no-markup