Nel 1921 Luigi Lubrano pubblica, quale estratto dal “BOLLETTINO DEL BIBLIOFILO – ANNO III – NUMERI 1 – 4”, un opuscolo di Nino Cortese dal titolo
“AGGIUNTE AL SAGGIO DI BIBLIOGRAFIA COLLETTIANA”

Nel 1916-17 lessi in due tornate dell'Accademia Pontaniana un Saggio di Bibliografia Collettiana, che dipoi vide la luce in quegli Atti, ed in estratto presso il Laterza di Bari. Vi esaminavo le opere di Pietro Colletta, e ciò che ne era stato scritto dai contemporanei e dagli studiosi delle vicende Napoletane. I molti e svariati giudizi che della Storia del
Reame di Napoli dal 1734 al 1825 si diedero all'atto della loro pubblicazione, e dopo; e le tante polemiche che ne derivarono fornirono al mio lavoro ampia e ricca materia. E poiché la valutazione dell'importanza e della veridicità, come ricostruzione di fatti storici, dell'opera più importante del nostro autore è argomento che ancor oggi si discute con interesse e direi ardore, la mia ricerca puramente analitica ed obbiettiva non è dispiaciuta. Sono tratto così a pubblicare un supplemento al detto lavoro, comprendendo varie notizie che mi sfuggirono nelle precedenti indagini, o che solo dopo furono rese di pubblica ragione.
Chiedo venia nello stesso tempo se trascurerò ancora particolari e indicazioni utili; ma le bibliografie sono incomplete per definizione.
Seguo le divisioni in capitoli o paragrafi del Saggio.
BIOGRAFIE E SUSSIDI BIOGRAFICI
Ho potuto raccogliere documenti di notevole interesse sulla vita del Colletta, e in tanta copia che quasi ogni sua vicenda è ormai ben chiara e nitida. Ma tali ricerche sfrutterò in altro lavoro che preparo: una vera e propria biografia del grande storico.
Per ora citeremo quindi solo varie pubblicazioni che non ricordai nel Saggio, e che contengono particolari sulla vita del nostro.
Fra i mss. che a lungo parlano della vita del Colletta cfr. STASSANO ANTONIO, Memorie storiche del Regno di Napoli dal 1708 al 1820, presso la SOCIETÀ NAPOLETANA DI STORIA PATRIA. Lo Stassano era di Campagna (Principato Citra); come ufficiale delle milizie provinciali ebbe per comandante di divisione il Colletta, quando questi fu inviato da Ferdinando a Salerno. Acuto e fine osservatore, egli narra vari episodi della vita del suo Generale; ed inoltre dà chiara idea delle vicende napoletane dal 1798 al 1820, specialmente della Carboneria e del brigantaggio. Sulla sua Cronaca cfr. M. SCHIPA, Una cronaca inedita del Risorgimento, in Rendiconti della R. Accad. dei Lincei, XXVIII, 12, 1919; e N. CORTESE, Il principe di Metternik a Napoli nel 1819, in Napoli Nobilissima, n1. s., I, 8, 1920.
FORTUNA E CRITICA DELLE OPERE
1) Storia del Reame di Napoli
Questa parte ha il maggior numero di aggiunte. Via via che si pubblicano carteggi e documenti dell'epoca del Colletta, si ha modo di leggere nuovi giudizi sulla sua Storia, e sulle sue opere in genere. Gli archivi privati, che solo ora vengono alla luce, conservano tesori di carte, donde si può ricavare la vita intima di quei tempi, e scorgere il rapporto tra politica e letteratura. E la Storia del Colletta, che fu appunto impresa politica e letteraria, da tutti letta, provocò polemiche e discussioni svoltesi oltre che per il mezzo della stampa, ancora per quello della corrispondenza epistolare.
Quanto all'influenza antiborbonica che essa ebbe si legga G. FERRAREILI, già ufficiale dell'esercito napoletano, e testimone degli ultimi anni della dominazione Borbonica, il quale nelle sue Memorie militari del Mezzogiorno d'Italia, Bari, G. Laterza, 1911, p. 83, afferma che la Storia del Colletta fu «opera non solo celebre ma efficace, essendo stata una delle cause più potenti della redenzione d'Italia». — Un colto possidente basilicatese, non certo unitario, Pasquale Fortunato di Rionero, padre del senatore Giustino, indicando essa, di cui possedeva più edizioni, e che più volte aveva letta, soleva dire che quel libro aveva perduto i Borboni. Sono queste interessantissime testimonianze di due uomini che militarono in campi interamente diversi, — il Ferrarelli diede prima del '6o le sue dimissioni perché d'idee liberali —, ma che pur coincidono nel loro contenuto.
L'opuscolo di Nino Cortese, dedicato alle aggiunte al Saggio di Bibliografia Collettiana, rappresenta un prezioso contributo alla comprensione della figura di Pietro Colletta e del contesto storico in cui operò.
Attraverso un'analisi approfondita delle sue opere, delle critiche ricevute e delle polemiche che ne scaturirono, Cortese offre uno sguardo dettagliato sulla complessità del pensiero collettiano e sul suo impatto nella storiografia del Regno di Napoli.
L'opuscolo non solo arricchisce la bibliografia collettiana con nuove fonti e documenti, ma evidenzia anche il ruolo centrale di Colletta nel dibattito politico e culturale del Risorgimento.
Questo lavoro, con il suo rigore e la sua ricchezza documentaria, si pone come un punto di riferimento per studiosi e appassionati della storia napoletana e italiana, contribuendo a preservare la memoria di un'epoca di grandi trasformazioni e conflitti.
Il documento è, per l’appunto un'aggiunta al "Saggio di Bibliografia Collettiana" che analizza le opere di Pietro Colletta e le reazioni critiche ad esse, in particolare riguardo alla sua "Storia del Reame di Napoli".
Si tratta di un supplemento al precedente lavoro dell'autore sulla bibliografia delle opere di Pietro Colletta, storico e militare napoletano.
Cortese analizza le opere di Colletta, in particolare la "Storia del Reame di Napoli dal 1734 al 1825", e le polemiche che ne derivarono.
L'opuscolo include nuove informazioni e documenti emersi successivamente, suddivisi in capitoli e paragrafi.
Tra i temi trattati:
1. Opere di Colletta: Analisi della "Storia del Reame di Napoli", delle sue ristampe e traduzioni, e degli scritti minori, come "Pochi fatti su Gioacchino Murat".
2. Biografia: Documenti sulla vita di Colletta, inclusi episodi significativi come la sua partecipazione alla conquista di Capri e il ruolo di Intendente della Calabria Ulteriore.
3. Critiche e polemiche: Discussioni sull'imparzialità e l'accuratezza delle opere di Colletta, con giudizi di contemporanei e critici successivi.
4. Fortuna delle opere: Influenza della "Storia del Reame di Napoli" nella politica e nella letteratura, considerata un'opera di grande impatto contro la monarchia borbonica.
5. Epigrafi: Raccolta di iscrizioni commemorative dedicate a Colletta.
L'opuscolo è un contributo alla bibliografia storica napoletana e offre una visione dettagliata delle opere e della figura di Pietro Colletta, evidenziando il suo ruolo nella storiografia e nelle vicende politiche del Regno di Napoli.
L'opera di Pietro Colletta, in particolare la "Storia del Reame di Napoli dal 1734 al 1825", ha ricevuto diverse critiche, sia dai contemporanei che dai posteri.
Ecco un riassunto delle principali critiche:
1. Imparzialità e veridicità:
Molti critici hanno accusato Colletta di mancanza di imparzialità e di distorsione dei fatti storici. Ad esempio, Francesco Pignatelli lo accusò di aver inventato eventi e di aver scritto una storia più simile a un romanzo che a un resoconto storico.
2. Accuse personali:
Colletta fu accusato di tradimento nei confronti di Gioacchino Murat, in particolare di averlo attirato in Calabria per favorire la sua cattura da parte dei Borboni. Sebbene questa accusa sia stata successivamente smentita, ha alimentato polemiche e sospetti.
3. Stile e approccio:
Alcuni critici, come Alfredo Oriani, hanno sottolineato che Colletta non riuscì a cogliere le cause profonde dei movimenti storici, limitandosi a un'analisi politica e militare senza una visione più ampia. Oriani lo descrive come "nemico della Carboneria e uomo del potere anzitutto".
4. Influenza politica:
La "Storia del Reame di Napoli" è stata considerata un'opera di forte impatto antiborbonico, tanto che alcuni l'hanno definita una delle cause della caduta dei Borboni.
Tuttavia, questa stessa caratteristica ha portato a critiche da parte di chi sosteneva il regime borbonico.
5. Giudizi contemporanei:
Critici come Francesco Ricciardi e il principe Pignatelli hanno espresso dubbi sulla veridicità e sull'imparzialità dell'opera, accusando Colletta di aver manipolato i fatti per giustificare il proprio operato.
6. Giudizi successivi:
Studiosi come Benedetto Croce hanno riconosciuto il valore letterario dell'opera, ma hanno anche evidenziato le sue limitazioni storiche e politiche.
Quella di Colletta è in pratica un’opera che è stata apprezzata per il suo stile e la sua incisività, ma criticata per la presunta parzialità, le distorsioni storiche e le accuse personali che hanno alimentato polemiche.
Notizie aggiunte rispetto alla bibliografia originale:
Nino Cortese ha integrato il suo "Saggio di Bibliografia Collettiana" con nuove informazioni e documenti che erano sfuggiti nelle precedenti indagini o che sono stati resi pubblici solo successivamente.
Tra le aggiunte principali:
· Nuove recensioni e giudizi sull'opera di Pietro Colletta da parte di critici e contemporanei.
· Dettagli biografici sulla vita di Colletta, inclusi episodi significativi come la sua partecipazione alla conquista di Capri e il ruolo di Intendente della Calabria Ulteriore.
· Documenti inediti trovati in archivi privati e pubblici, che chiariscono alcune vicende della vita e delle opere di Colletta.
· Informazioni sulle ristampe e traduzioni delle opere di Colletta, in particolare della "Storia del Reame di Napoli".
· Nuove epigrafi e iscrizioni commemorative dedicate a Colletta.
Il documento cita numerose opere di Pietro Colletta
e di altri autori che hanno scritto su di lui
o sulle vicende storiche del Regno di Napoli.
Tra le principali:
· "Storia del Reame di Napoli dal 1734 al 1825" (opera principale di Colletta).
· "Pochi fatti su Gioacchino Murat" (scritta per difendersi dalle accuse di tradimento).
· "Riconoscenza e memoria militare sulla frontiera di terra del Regno di Napoli" (1815).
· "Alcuni pensieri sulla economia agraria della Toscana".
· "Risposta all'apologia del..." (scritta durante la rivoluzione del 1820).
· "Aneddoti più notabili della mia vita" (autobiografia incompleta).
· "Memorie storiche del Regno di Napoli dal 1798 al 1820" di Antonio Stassano.
· "Memorie storiche della vita del cardinale Ruffo" di D. Sacchinelli.
· "Memorie intorno alla sua vita e ai recenti casi d'Italia" di Guglielmo Pepe.
· "Memorie storiche del Regno di Napoli" di Francesco Pignatelli.
· "Memorie storiche del Regno di Napoli dal 1798 al 1820" di Antonio Stassano.
· "Memorie autografe di un ribelle" di Francesco Ricciardi.
La bibliografia di Colletta è suddivisa
in diverse sezioni:
· Opere principali:
Include la "Storia del Reame di Napoli dal 1734 al 1825", la sua opera più importante e controversa.
· Scritti minori:
Come "Pochi fatti su Gioacchino Murat", "Riconoscenza e memoria militare sulla frontiera di terra del Regno di Napoli" e "Alcuni pensieri sulla economia agraria della Toscana".
· Scritti postumi:
Tra cui la "Risposta all'apologia del..." e la memoria sulla campagna del 1815.
· Opere incompiute:
Come gli "Annali del Regno di Francesco I", la "Vita di Ferdinando I Borbone" e la sua autobiografia incompleta, "Aneddoti più notabili della mia vita".
· Carteggio:
Lettere indirizzate a vari personaggi dell'epoca, tra cui Cicognara, Poerio e Leopardi.
Il supplemento segue la divisione in capitoli o paragrafi del saggio originale.
I capitoli principali includono:
· I. Gli scritti:
Analisi delle opere principali e minori di Colletta, incluse le ristampe e traduzioni.
· II. Biografie e sussidi biografici:
Documenti e testimonianze sulla vita di Colletta, con particolare attenzione alle sue vicende personali e politiche.
· III. Fortuna e critica delle opere:
Giudizi e recensioni sull'opera di Colletta, sia da parte di contemporanei che di critici successivi.
Questi capitoli approfondiscono la figura di Colletta, il contesto storico in cui operò e l'impatto delle sue opere sulla storiografia e sulla politica del Regno di Napoli.
Tra i contemporanei che hanno scritto
su Pietro Colletta, il documento cita:
· Francesco Pignatelli:
Criticò aspramente Colletta, accusandolo di tradimento nei confronti di Murat e di condotta poco leale.
· Guglielmo Pepe:
Scrisse contro Colletta nelle sue "Memorie intorno alla sua vita e ai recenti casi d'Italia", accusandolo di tradimento e di aver manipolato la storia.
· Francesco Ricciardi:
Espresse dubbi sulla veridicità e imparzialità della "Storia del Reame di Napoli".
· Carlo Troya:
Criticò la "Storia del Reame di Napoli" per la sua parzialità e mancanza di imparzialità.
· Antonio Stassano:
Nelle sue "Memorie storiche del Regno di Napoli dal 1798 al 1820", descrisse vari episodi della vita di Colletta, spesso in modo critico.
· Niccolò Tommaseo:
Espresse un giudizio negativo sulla "Storia del Reame di Napoli", definendola inferiore ad altre opere storiche.
Le opinioni contrastanti espresse su
Colletta dai contemporanei:
· Critiche personali:
Colletta è stato accusato di tradimento, di essere un "apostata di ogni religione" e di aver manipolato la storia per giustificare il proprio operato.
· Accuse di immoralità:
La sua vita privata e la sua rapida ascesa politica sotto i regimi di Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat hanno alimentato sospetti e accuse.
· Apprezzamenti:
Nonostante le critiche, alcuni contemporanei hanno riconosciuto il suo talento letterario e la sua capacità di analisi politica.
In sintesi, Colletta è stato una figura controversa, ammirata per il suo stile e il suo contributo alla storiografia, ma criticata per la sua presunta parzialità e per le accuse personali che hanno accompagnato la sua carriera.
I contemporanei hanno discusso e criticato diverse opere di Pietro Colletta, tra cui:
· "Storia del Reame di Napoli dal 1734 al 1825": La sua opera principale, che ha suscitato ampie polemiche per la sua parzialità e il contenuto antiborbonico.
· "Pochi fatti su Gioacchino Murat": Scritta per difendersi dalle accuse di tradimento nei confronti di Murat, è stata criticata da Francesco Pignatelli e altri contemporanei.
· "Riconoscenza e memoria militare sulla frontiera di terra del Regno di Napoli": Discussa per il suo contenuto relativo alla campagna del 1815.
· "Risposta all'apologia del...": Importante per comprendere l'atteggiamento di Colletta durante la rivoluzione del 1820.
· "Aneddoti più notabili della mia vita": La sua autobiografia incompleta, che ha fornito dettagli sulla sua vita personale e politica.
In sintesi, le opere di Colletta sono state al centro di dibattiti e critiche, sia per il loro contenuto storico che per il loro impatto politico.
Il documento cita numerosi autori
che hanno influenzato o criticato Colletta.
Tra i critici più noti dell'opera di Colletta, il documento cita:
· Benedetto Croce: Storico e filosofo che ha analizzato l'opera di Colletta. Pur riconoscendo il valore letterario dell'opera, ha evidenziato le sue limitazioni storiche e politiche.
· Alfredo Oriani: Ha confrontato Colletta con Botta, evidenziandone limiti e meriti. Ha criticato Colletta per non aver colto le cause profonde dei movimenti storici e per il suo approccio limitato.
· Cesare Cantù: Storico che ha espresso giudizi critici su Colletta. Ha espresso un giudizio negativo sulla "Storia del Reame di Napoli", pur riconoscendone il talento.
· Alessandro d'Ancona: Ha sottolineato la mancanza di imparzialità e di esattezza nella "Storia del Reame di Napoli".
· Bertrando Spaventa: Ha difeso Colletta, ponendolo accanto a grandi pensatori come Beccaria e Montesquieu.
· Gabriele Pepe:
Critico delle opere di Colletta e autore di "Considerazioni storiche e politiche della Rivoluzione Napoletana del 1820".
· Francesco Pignatelli:
Critico di Colletta, autore di "Poche osservazioni sopra l'opuscolo del gen. Col letta".
· Gino Capponi:
Amico di Colletta, che gli dedicò epigrafi e lo sostenne durante il suo esilio.
· Guerrazzi:
Probabile autore di un'epigrafe dedicata a Colletta.
· Niccolò Tommaseo:
Critico di Colletta, lo definì "di servile memoria".
· Francesco Ricciardi:
Critico delle opere di Colletta.
· Francesco Palermo:
Autore di un importante studio su Colletta.
· Vincenzo Gioberti: Ha elogiato il talento letterario di Colletta.
· Carlo Botta:
Storico italiano, spesso paragonato a Colletta.
· Antonio Stassano:
Autore di memorie storiche che includono episodi della vita di Colletta.
In sintesi, la bibliografia di Colletta è strutturata in opere principali, scritti minori, postumi, incompiuti e carteggi.
Gli eventi storici trattati nelle sue opere sono legati principalmente alla storia del Regno di Napoli e alle vicende politiche e militari del periodo. La sua opera ha suscitato ampie critiche e dibattiti, con numerosi autori che hanno espresso opinioni contrastanti sulla sua figura e sul suo lavoro.
Le opinioni di Gabriele Pepe su Colletta.
Gabriele Pepe ha espresso opinioni critiche su Pietro Colletta, accusandolo di manipolare la storia e di tradimento.
In particolare:
· Pepe ha fornito molte indicazioni a Colletta, come il ritratto morale di Zurlo, che Colletta avrebbe ripreso nelle sue opere.
· Nelle sue "Considerazioni storiche e politiche della Rivoluzione Napoletana del 1820", Pepe ha criticato Colletta per il suo atteggiamento durante la rivoluzione del 1820 e per il modo in cui ha trattato alcuni eventi storici.
· Pepe ha anche accusato Colletta di aver tradito Gioacchino Murat, contribuendo alla sua rovina, e di aver manipolato la narrazione storica per giustificare il proprio operato.
Gabriele Pepe ha avuto un ruolo significativo nella ricezione delle opere di Pietro Colletta, influenzandone la percezione tra i contemporanei.
· Critiche dirette: Pepe ha accusato Colletta di manipolare la storia e di tradire Gioacchino Murat, contribuendo a diffondere un'immagine controversa dello storico.
· Considerazioni storiche: Nelle sue "Considerazioni storiche e politiche della Rivoluzione Napoletana del 1820", Pepe ha messo in discussione la veridicità e l'imparzialità delle narrazioni di Colletta, evidenziando presunti errori e omissioni.
· Influenza su altri critici: Le opinioni di Pepe hanno alimentato il dibattito tra i contemporanei, portando altri autori, come Francesco Pignatelli e Francesco Ricciardi, a esprimere giudizi negativi su Colletta.
La ricezione della “Storia del Reame di Napoli”.
La "Storia del Reame di Napoli" è stata accolta con grande interesse e ha suscitato ampie polemiche.
È stata letta da molti e ha avuto un forte impatto politico e culturale:
· Influenza politica: L'opera è stata considerata una delle cause della caduta dei Borboni, grazie al suo contenuto antiborbonico.
· Critiche: È stata accusata di parzialità e di essere un'opera più politica che storica. Alcuni l'hanno definita un'opera di vendetta contro il regime borbonico.
· Apprezzamenti: Nonostante le critiche, è stata lodata per il suo stile severo e incisivo, paragonato a quello di Tacito.
Le opere di Colletta più controverse.
Le opere di Colletta che hanno suscitato le maggiori controversie sono:
· "Storia del Reame di Napoli dal 1734 al 1825": La sua opera principale è stata criticata per la presunta parzialità, per il contenuto antiborbonico e per il suo carattere politico più che storico. È stata accusata di essere un'opera di vendetta contro il regime borbonico.
· "Pochi fatti su Gioacchino Murat": Questa opera, scritta per difendersi dalle accuse di tradimento, è stata al centro di polemiche. Francesco Pignatelli ha pubblicato una risposta critica, accusando Colletta di condotta poco leale e di manipolazione dei fatti.
· "Risposta all'apologia del...": Discussa per il suo contenuto polemico, che riflette il coinvolgimento di Colletta nella rivoluzione del 1820 e il suo atteggiamento verso i contemporanei.
· "Aneddoti più notabili della mia vita": La sua autobiografia incompleta ha sollevato dubbi sulla sincerità di Colletta nel raccontare la sua vita e le sue azioni.
Le opere di Colletta, in particolare la "Storia del Reame di Napoli" e i "Pochi fatti su Gioacchino Murat", sono state le più controverse, attirando critiche per la loro parzialità e per il modo in cui Colletta ha trattato eventi e personaggi storici.
Gabriele Pepe ha avuto un ruolo centrale nel sollevare queste critiche e influenzare la percezione di Colletta tra i suoi contemporanei.
IN SINTESI
Gabriele Pepe ha avuto un ruolo cruciale nel plasmare la ricezione delle opere di Pietro Colletta, criticandone la veridicità e accusandolo di manipolare la storia per fini personali e politici. Le sue opinioni hanno alimentato un acceso dibattito tra i contemporanei, contribuendo a rendere Colletta una figura controversa.
Tra le opere di Colletta, "Storia del Reame di Napoli dal 1734 al 1825" e "Pochi fatti su Gioacchino Murat" sono state le più discusse, soprattutto per le accuse di parzialità e per il loro impatto politico.
Queste opere, insieme alla sua autobiografia incompleta, hanno suscitato critiche per il modo in cui Colletta ha trattato eventi e personaggi storici, consolidando la sua immagine di storico divisivo e politicamente impegnato.
Gli eventi storici menzionati nel documento:
· Rivoluzione Napoletana del 1820-1821:
Un evento centrale nelle opere di Colletta, che ha suscitato ampie polemiche e dibattiti.
· Terremoto di Napoli del 1805:
Descritto nella "Storia del Reame di Napoli" con riferimenti al "Ragguaglio storico-fisico sui terremoto di Napoli del 1805" di Gabriele Pepe.
· Conquista di Capri (1808):
Evento militare a cui Colletta partecipò, menzionato nel documento.
· Campagna del 1815:
Colletta scrisse una memoria su questa campagna, che fu pubblicata postuma.
· Repubblica Napoletana del 1799:
Colletta fu coinvolto in questo periodo storico, che influenzò la sua carriera e le sue opere.
· Regno di Francesco I (1825-1830):
Colletta progettò di scrivere gli "Annali del Regno di Francesco I", ma non completò l'opera.
· Regno di Ferdinando I di Borbone (1759-1825):
Colletta aveva pianificato di scrivere una biografia su Ferdinando I, ma l'opera rimase incompiuta.
Gli eventi specifici che riguardano
la rivoluzione napoletana
Gli eventi specifici della Rivoluzione Napoletana del 1820-1821 menzionati nel documento includono:
1. Coinvolgimento di Pietro Colletta:
- Colletta fu uno dei principali protagonisti della rivoluzione, ricoprendo il ruolo di Ministro della Guerra durante il periodo costituzionale.
- Fu accusato di tradire la fiducia del re Ferdinando I di Borbone, promuovendo e proteggendo la Carboneria e favorendo la rivolta.
2. Ruolo della Carboneria:
- La Carboneria, un movimento segreto rivoluzionario, ebbe un ruolo centrale nella preparazione e nell'esecuzione della rivolta. Colletta fu accusato di essere un membro influente e di aver sostenuto attivamente il movimento.
3. Pubblicazione di opere durante la rivoluzione:
- Durante la rivoluzione, fu pubblicata la "Storia della rivoluzione di Napoli" di Biagio Gamboa, che servì al governo borbonico come elenco degli implicati nella rivolta e dei membri della Carboneria.
- Gabriele Pepe, in esilio, pubblicò una "Relazione delle circostanze relative agli avvenimenti politici e militari in Napoli nel 1820 e nel 1821", in diverse lingue, per difendersi dalle accuse ricevute.
4. Accuse e polemiche:
- Colletta fu accusato di aver tradito il movimento rivoluzionario e di aver agito per interessi personali. Fu esiliato nel luglio 1821, con l'accusa di essere un "pericolosissimo soggetto" e un "antico settario".
- La sua opera "Storia del Reame di Napoli" fu criticata per la rappresentazione della rivoluzione e per il presunto uso di documenti manipolati.
5. Duello tra Pepe e Carrascosa:
- In seguito alla rivoluzione, Guglielmo Pepe e il generale Carrascosa si scontrarono in un duello, dopo che Carrascosa aveva pubblicato le sue "Mémoires historiques, politiques et militaires sur la révolution de Naples" (1823), criticando Pepe e il movimento rivoluzionario.
6. Repressione e conseguenze:
- Dopo il fallimento della rivoluzione, il governo borbonico avviò una dura repressione contro i partecipanti, con processi e condanne. La "Storia della rivoluzione di Napoli" di Gamboa fu utilizzata come base per identificare i ribelli e i carbonari.
Questi eventi evidenziano il ruolo centrale della Rivoluzione Napoletana nelle opere di Colletta e nelle polemiche che ne seguirono, rendendola un tema cruciale per comprendere la sua figura e il contesto storico in cui operò.
I Principali protagonisti della
Rivoluzione Napoletana del 1820:
- Pietro Colletta:
Generale e Ministro della Guerra durante il periodo costituzionale. Fu un attivo sostenitore della Carboneria e della rivoluzione, ma successivamente accusato di tradimento e di aver agito per interessi personali. - Guglielmo Pepe:
Generale e figura di spicco della rivoluzione, rappresentante del partito carbonaro-rivoluzionario. Fu accusato di aver commesso errori durante la rivolta e rispose alle critiche con le sue memorie. - Biagio Gamboa:
Autore della "Storia della rivoluzione di Napoli", che servì al governo borbonico per identificare i ribelli e i carbonari. - Carrascosa:
Generale che pubblicò le sue "Mémoires historiques, politiques et militaires sur la révolution de Naples", criticando Pepe e il movimento rivoluzionario. - Vito Nunziante:
Generale borbonico, noto per la sua opposizione alla rivoluzione e per il suo ruolo nella repressione dei ribelli. - Gabriele Pepe:
Esiliato e autore di opere che difendevano il movimento rivoluzionario e rispondevano alle accuse contro di lui. - Ferdinando I di Borbone:
Re di Napoli, che inizialmente concesse la costituzione ma successivamente la revocò, reprimendo duramente la rivoluzione.
La reazione di Pietro Colletta alla Rivoluzione del 1820
· Ruolo attivo nella rivoluzione:
- Colletta fu un sostenitore della Carboneria e uno dei principali motori della rivolta. Durante il periodo costituzionale, fu nominato Ministro della Guerra, una posizione di grande responsabilità.
- Si impegnò per consolidare il movimento rivoluzionario e per organizzare l'esercito costituzionale.
· Accuse di tradimento:
- Nonostante il suo ruolo attivo, Colletta fu accusato di tradire la rivoluzione e di agire per interessi personali. Fu considerato un "antico massone e carbonaro" e un "pericolosissimo soggetto" dal governo borbonico.
- Fu esiliato nel luglio 1821, con l'accusa di essere uno dei principali responsabili della rivolta.
· Risposta alla rivoluzione:
- Colletta cercò di giustificarsi attraverso le sue opere, in particolare la "Storia del Reame di Napoli", dove analizzò gli eventi della rivoluzione in modo critico e severo.
- La sua opera fu considerata un'importante testimonianza storica, ma anche un'opera politica e letteraria che suscitò polemiche e discussioni.
In sintesi, Colletta ebbe un ruolo di primo piano nella Rivoluzione Napoletana del 1820, ma la sua reazione successiva fu controversa.
Da un lato, cercò di giustificare le sue azioni attraverso la scrittura, dall'altro fu accusato di tradimento e di aver manipolato la verità storica per difendere la propria reputazione.
Le conseguenze della Rivoluzione Napoletana del 1820 furono significative e si svilupparono su diversi livelli:
1. Repressione e Restaurazione Borbonica:
- Dopo il fallimento della rivoluzione, il re Ferdinando I di Borbone revocò la costituzione concessa nel luglio 1820 e ripristinò il regime assolutista.
- Il governo borbonico avviò una dura repressione contro i partecipanti alla rivolta, con processi, condanne, esili e incarcerazioni. Molti furono accusati di tradimento e di appartenenza alla Carboneria.
2. Esilio e persecuzioni:
- Numerosi protagonisti della rivoluzione, tra cui Pietro Colletta e Guglielmo Pepe, furono esiliati. Colletta fu inviato a Brünn, mentre Pepe si rifugiò in Francia e Svizzera.
- Gli esuli pubblicarono memorie e opere per difendersi dalle accuse e per raccontare la loro versione degli eventi.
3. Divisioni politiche:
- La rivoluzione evidenziò profonde divisioni tra i sostenitori del regime borbonico e i rivoluzionari. I protagonisti della rivolta furono spesso accusati di errori strategici e di tradimento, alimentando polemiche e controversie.
- Le opere di Colletta e Pepe riflettono queste tensioni, con interpretazioni divergenti degli eventi.
4. Impatto culturale e storico:
- La rivoluzione e la sua repressione divennero un tema centrale nella storiografia italiana. La "Storia del Reame di Napoli" di Colletta e le Memorie di Pepe sono esempi di come gli eventi furono analizzati e discussi.
- La rivoluzione fu vista come un momento cruciale nella lotta per l'indipendenza e l'unità italiana, anche se non riuscì a raggiungere i suoi obiettivi.
5. Influenza sulla politica italiana:
- La rivoluzione del 1820 fu un precursore dei moti rivoluzionari che seguirono in Italia nel XIX secolo, contribuendo alla diffusione delle idee liberali e nazionaliste.
- Sebbene fallita, la rivolta mise in evidenza il malcontento verso il regime borbonico e la crescente aspirazione a un governo costituzionale.
In sintesi, la Rivoluzione Napoletana del 1820 portò a una restaurazione autoritaria, una forte repressione e un'ondata di esili, ma lasciò un segno indelebile nella storia del Risorgimento italiano, alimentando il desiderio di libertà e unità nazionale.
L’influenza della Rivoluzione del 1820
sulla storia di Napoli:
La Rivoluzione Napoletana del 1820 ebbe un impatto significativo sulla storia di Napoli e del Regno delle Due Sicilie:
- Diffusione delle idee liberali: La rivoluzione contribuì alla diffusione delle idee costituzionali e liberali, che avrebbero influenzato i successivi moti del Risorgimento italiano.
- Consolidamento del potere borbonico: La repressione della rivolta rafforzò il regime assolutista dei Borbone, ma evidenziò anche il crescente malcontento popolare e la fragilità del loro dominio.
- Divisioni politiche e sociali: La rivoluzione mise in luce le tensioni tra le classi sociali e le diverse fazioni politiche, creando un clima di instabilità che avrebbe caratterizzato il regno nei decenni successivi.
- Memoria storica: La rivoluzione divenne un simbolo della lotta per la libertà e l'indipendenza, influenzando la narrativa storica e politica del Mezzogiorno d'Italia.
I principali oppositori della Rivoluzione del 1820:
- Ferdinando I di Borbone:
Il re inizialmente concesse la costituzione, ma successivamente la revocò e represse duramente la rivolta con l'aiuto delle forze austriache. - Vito Nunziante:
Generale borbonico, noto per la sua fedeltà al re e per il ruolo nella repressione dei ribelli. - Principe di Canosa:
Figura chiave nella repressione, accusò i rivoluzionari di tradimento e fu un fervente sostenitore del regime assolutista. - Francesco Pignatelli Strongoli:
Generale borbonico che si oppose alla rivoluzione e criticò aspramente Pietro Colletta per la sua condotta durante la rivolta.
Le opere scritte in risposta alla Rivoluzione del 1820
Dopo la rivoluzione, furono pubblicate numerose opere che analizzavano, criticavano o giustificavano gli eventi. Tra le principali:
- "Storia del Reame di Napoli" di Pietro Colletta:
Un'opera fondamentale che analizza la rivoluzione e le sue conseguenze, con un approccio critico verso il regime borbonico e i protagonisti della rivolta. - "Memorie intorno alla sua vita e sui recenti casi d'Italia" di Guglielmo Pepe:
Scritta in esilio, questa opera difende il movimento rivoluzionario e risponde alle accuse contro di lui e altri protagonisti. - "Mémoires historiques, politiques et militaires sur la révolution de Naples" di Carrascosa:
Un'opera che critica il movimento rivoluzionario e il ruolo di Pepe. - "Risposta all'ex gen. Carrascosa" di Vito Nunziante:
Un'opera che risponde alle accuse di Carrascosa e difende il regime borbonico. - "Poche osservazioni sopra l'opuscolo del gen. Colletta" di Francesco Pignatelli Strongoli:
Una risposta all'opera di Colletta, in cui il Pignatelli si difende dalle accuse di condotta poco leale durante la campagna del 1815. - "Considerazioni storiche e politiche sulla rivoluzione napoletana del 1820" di Gabriele Pepe:
Un'opera manoscritta che analizza la rivoluzione e critica il regime borbonico. - "Relazione delle circostanze relative agli avvenimenti politici e militari in Napoli nel 1820 e nel 1821" di Guglielmo Pepe:
Pubblicata in diverse lingue, questa opera cerca di giustificare le azioni del generale durante la rivoluzione.
Queste opere riflettono le tensioni politiche e ideologiche dell'epoca, contribuendo a costruire la memoria storica della rivoluzione e a influenzare il dibattito sul Risorgimento italiano.
La Rivoluzione Napoletana del 1820 rappresenta uno degli episodi più significativi nella storia del Risorgimento italiano, segnando un momento cruciale nella lotta per la libertà e la costituzione.
Sebbene il movimento sia stato represso con durezza dal regime borbonico, le sue idee di giustizia, uguaglianza e autonomia hanno continuato a ispirare generazioni di patrioti.
Le opere scritte in risposta alla rivoluzione, come quelle di Pietro Colletta, Guglielmo Pepe e altri protagonisti dell'epoca, hanno contribuito a mantenere viva la memoria di quegli eventi, alimentando il dibattito politico e storico sul futuro dell'Italia.
La rivoluzione del 1820, pur non avendo raggiunto i suoi obiettivi immediati, ha lasciato un'eredità indelebile, diventando un simbolo della resistenza contro l'oppressione e un passo importante verso l'unificazione italiana.

2) Pochi fatti su G. Mural.
Il Colletta, come è noto, li scrisse per scagionarsi dalle gravi accuse mossegli: di aver cioè tradito Murat facendolo sbarcare in Calabria, d'intesa col governo Borbonico, per perderlo. La leggenda, ché tale ormai è provato esser l'accusa sul conto del nostro storico, nacque subito dopo la tragedia; ed ogni colpa si riversò sul Colletta, perché, già in pessima fama presso i contemporanei per la sua intima vita non scevra, sembra, da peccati, e per la rapidissima carriera percorsa sotto Giuseppe Bonaparte Gioacchino Murat e dovuta, si disse, alla sua dedizione completa alla Polizia del Saliceti, lo si vide piegar subito verso i Borboni al loro ritorno in Napoli, fin da quando, firmatario del trattato di Casalanza, aveva pensato solo agli interessi suoi e del proprio ceto, e non al re francese. E infatti la regina Carolina, mentre attendeva sul vascello inglese il permesso di partire, si lamentava col Pepe della condotta del Colletta che non aveva «tenuto conto degli ordini del re, poiché Gioacchino bramava si fosse stipulata a Casalaza qualche condizione a pro' della sua famiglia, e ciò non era stato fatto": PEPE, Memorie, I, 472.
Aggiungere l'accusa di aver tradito il Murat altre molte che gli si facevano fu facile cosa: come fu facilissimo coinvolgervi Giustino Fortunato, salito ancor egli ad alte cariche, quando si ebbe bisogno di argomenti per combattere il suo operato di Presidente del Consiglio dei Ministri reazionario, sorto dopo la rivoluzione del 48-' 49 [Giacomo Tofano a' suoi elettori, Napoli, 10 novembre 1861, p. 96], e quando pel gusto, innato nel Mezzogiorno, della calunnia si volle concedere molto ad essa, [Ulloa, Intorno alla storia… annotamenti cit., p. 22, 314] – sugli ultimi giorni della vita del Murat e sulla tragedia del Pizzo si è fatta luce completa dopo gli studi già citati del Masson, del Mazziotti e del Fortunato, specialmente. Basterà ricordare le parole scritte dal Pepe nelle sue memorie, I, 404 «La miseranda fine di Gioacchino mi tenne immerso per lungo tempo in profonda afflizione, e fu dolorosamente rimpianta in tutto il regno. I Pizzitani anche ora, viaggiando nelle province del regno, nascondono il nome della loro terra natale quando il possono. Ma, come se in quel fatto non fossero state abbastanza vilissimi azioni vere, altre se ne raccontavano di mera invenzione. Dicevasi che alcuni generali murattini per ingraziarsi col governo avevano scritto a Gioacchino a fin di attirarlo nel regno. Fra essi nominavansi coloro che si mostravano più premurosi di piacere al principe e che corteggiavano il ministro Medici. Il general Colletta, a cagione di tristi antecedenti, era primo fra i sospettati, tanto che, cinque anni dopo, in tempo della costituzione, stampò, a fin di giustificarsi un opuscolo sulla infelice fine di Murat.»
A questo proposito già citati nel Saggio, p.76, le parole con le quali il giornale la Minerva Napoletana, compilato da C. Troya, G. Ferrigni e R. Liberatore, vol. II, pp.128-29, accolse l’opuscolo del Colletta: pochi fatti su G. Murat: «ecco un opuscolo del gen. Colletta ricevuto e letto con avidità. L’oggetto che ha preso in mira l’autore è sommamente patriottico. Egli intende a discolpare i generali e il governo di Napoli calunniati di aver tratto quell’uomo in una bassa insidia per farlo ritornare nel regno ove avrebbe ritrovato la tomba. Il pubblico si attendeva di veder collegato questo periodo dell’Historia di tal caduto monarca alla disgraziata campagna del 1815.
Quella è ancora un enigma per la nazione, per l’Italia, e forse anche per l’esercito. Ma si attendeva una maggior copia di documenti uffiziali, il che non sarebbe stato all’autore difficile il procacciarsi essendo egli costituito in grado assai eminente, e tale da poter giustificare le sue asserzioni. L’opera è scritta con molta vivacità di stile. Il generale Pignatelli, imputato in essa di poco leale condotta, ha dato vigorosa risposta, con la quale si attaccano di proposito la persona e i fatti del gen. Colletta»
Il Pignatelli, vedendosi accusato dal colletta di essersi mal condotto nella campagna del 1815, aveva infatti risposto con alcune pagine intitolate: Poche osservazioni sopra l’opuscolo del gen. Colletta, Napoli, 1820. Letta la recensione cit. nella Minerva, così scrisse allora.
A’ Signori Compilatori del giornale intitolato La Minerva Napoletana.






















